Analisi. Il 52° Vinitaly del Piemonte, tra dimenticanze (Unesco? Web?) e buone prospettive, comunque va. Anche se non corre ancora

inserito il 21 aprile 2018

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Vinitaly mon amour. Questa volta ci tiriamo fuori dal gioco “cosa ha funzionato e cosa no” al 52° Vinitaly di Verona che ha chiuso i battenti il 18 aprile scorso. Troppo facile parlare di traffico, parcheggi pieni, viabilità affaticata, varchi affollati, lettori laser non funzionanti.
A mente fredda, a tre giorni dalla fine della kermesse scaligera, ci siamo limitati ad analizzare alcuni aspetti relativi al Padiglione 10, quello del Piemonte.

Il nuovo logo del padiglione Piemonte 

Nuovo marchio per la Regione Piemonte al Vinitaly. Bello, colorato, graficamente corretto, realizzato con la collaborazione di Artissima (come si legge nel sito: “La più importante fiera d’arte contemporanea in Italia”) e a firma di un grafico con alle spalle un curriculum di tutto rispetto, ma, a nostro avviso, poco visibile, poco leggibile e anche un tantino scontatello con segni che sembrano clipart presi da Windows ‘99. Poi vogliamo parlare del fatto che il creativo sia stato chiamato a spiegarne le caratteristiche? La grafica ha valore e potenza per quello che trasmette guardandola, semplicemente, se bisogna spiegarla allora c’è qualcosa che non va.
Parola d’ordine: riflettere.

Unesco?

Ancora una volta il Piemonte, unica regione italiana che ha un sito Unesco dedicato ai paesaggi vitivinicoli da dove arrivano la totalità delle aziende che espongono al Vinitaly (e non solo), non ha sfruttato questo appeal. Non una scritta, un riferimento, un allestimento, un cartellone o, magari, uno stand dedicato, meglio, gestito dall’associazione che si occupa del sito Unesco. Nonostante si faccia un gran parlare dei collegamenti necessari tra produzioni vinicole e turismo, tra colture e culture sembra che Regione e Associazione siano distanti anni luce.
Parola d’ordine: parlarsi.

Stand e web

Alcuni stand tanto bellissimi e innovativi quanto altri vecchi e desueti. Le aziende fanno fuoco con quello che hanno è vero, ma, come ha scritto qualcuno, quando si presentano al mondo mettano da parte nani e ballerine, castelli, fortezze e fossati ed entrino del Terzo Millennio. E noi non abbiamo visto riferimenti multimediali o social, corner dedicati ai blogger o agli influencers o agli instagrammers o, più semplicemente, agli operatori media, web o tradizionali. Alla fine sarebbe bastato persino un angolo per la ricarica di smartphone e tablet. Piccole cose che fanno la differenza.
Parola d’ordine: modernità.

Istituzioni come isole 

Ottimo lo spazio di Piemonte Land che, come hanno assicurato i vertici, non sminuisce la personalità dei Consorzio che aderiscono. Tutto vero, però un po’ più di spazio da un Consorzio e l’altro non avrebbe guastato e sarebbe bene accetto anche un po’ di creatività in più. Per esempio lo spazio della Regione Piemonte: asettico, funzionale, ma poco accogliente, poco pop molto (troppo) Fuffas (Crozza docet). Il Piemonte non è solo vigne e vini, ma anche letteratura, musica, arte, perché non pensare a eventi che colleghino queste caratteristiche? Di artisti e testimonial da reclutare ce ne sarebbero stati tanti e avrebbero spopolato al Vinitaly attirando pubblico e persino gli annoiati giornalisti. Peccato.
Parola d’ordine: osare.

Conferenze o vetrine?

A Vinitaly molte servono a nulla, specialmente se si parla di fuffa (saluti, celebrazioni, autoreferenze, politica). Relatori noiosi, pubblico finto e di circostanza, servono solo da passerella a politici in cerca di mani da stringere e sottobosco vario a caccia di prebende. Basta, per favore, basta. Sì, invece, a incontri (che per fortuna ci sono stati) su nuovi mercati, temi enologici, bio, nuove tendenze, marketing, nuovi prodotti o riscoperti, insomma argomenti strettamente legati al vino e perciò interessanti. Il resto no, proprio no.
Parola d’ordine: concretezza.

Analisi finale

Il Piemonte è una grande regione vinicola con potenzialità enormi che non sempre riesce a sfruttare al meglio. Come al solito. Ma si sta evolvendo. E questo, per fortuna, non è solito. Certo ci sono remore, resistenze, errori, politiche sbagliate e miopi, dimenticanze, liti e ripicche, ma nel complesso il Piemonte del vino, come ci ha detto un produttore, non è fermo. È già qualcosa. Altre regioni italiane, però, stanno correndo e affrettare il passo non basta.
Parola d’ordine: corri Piemonte, corri! (cit. da Forrest Gump)

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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