Asti Secco. Comincia dal paese di Cesare Pavese la “deprosecchizzazione” del Piemonte. Dove, però, si continua a imbottigliare bollicine venete, ma puntando anche sull’Asti docg non dolce

inserito il 10 ottobre 2017

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È scoppiata sul web e nei locali del territorio del moscato quella che già qualcuno chiama la “deprosecchizzazione” del Piemonte, cioè il progetto di “conversione” dei consumatori di spumanti dal brindare con lo spumante del Nord Est più venduto, il Prosecco doc, a scegliere come alternativa l’Asti Secco, versione non dolce dell’Asti docg a base di uva moscato che oggi rappresenta la vera novità enologica italiana.
Come accade sempre più spesso sono stati i social a fare la cassa di risonanza alla campagna di promozione delle nuove bollicine secche piemontesi che molte aziende hanno già in listino. E i toni sono stati subito di confronto diretto con i colleghi spumantisti veneti e friulani anche se, ad onor del vero, alcune aziende piemontesi da anni concorrono al business del Prosecco doc attraverso la deroga che consente loro di imbottigliarlo fuori dalla zona di produzione.
E così su Facebook e su Instagram sono comparsi i post pro Asti Secco. I primi, che risalgono all’estate appena passata quando l’iter burocratico ne ha consentito la produzione, sono stati di pura promozione, magari riferiti a eventi aziendali. Altri, più recenti, si sono fatti più espliciti e alcuni, come testimoniano le immagini che pubblichiamo, sono di “deprosecchizzazione” netta. Scenario della campagna Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, a due passi dall’astigiana Canelli dove più di un secolo fa, nelle Cantine Gancia, nacque il primo spumante italiano, guarda caso a base moscato. Santo Stefano è patria natale di Cesare Pavese, si trova al centro della Vallebelbo che alcuni chiamano la sparkly valley, la valle delle bollicine italiane ed è sede di Case spumantiere che stanno facendo dell’Asti Secco la loro bandiera.
«È vero c’è un vento nuovo e si è tornati a respirare l’orgoglio della spumantistica piemontese da cui è nata la moderna enologia italiana» commentano molti produttori che si danno da fare per far conoscere l’Asti Secco nel suo territorio con serate a tema, aperitivi e degustazioni.
Quanto ai toni a cui accennavamo prima le sfumature sono diverse: dalle più soft, «Non ne vogliano gli amici veneti, ma è tempo di schierarsi: bevete l’Asti secco »; alle più esplicite e drastiche: «Io bevo solo Asti Secco»; o addirittura battagliare: «Prosecco no! Asti Secco sì!». E su Instragram, la piattaforma di condivisione di foto, spopolano hashtag come #iobevoastisecco e #vivaastisecco.
Sia come sia è evidente come le maison piemontesi che hanno sposato la causa dell’Asti Secco stiano mettendo in pratica una strategia di posizionamento mediatico e commerciale del nuovo prodotto che, a quanto pare, già incontra il gusto del pubblico.
Che cosa accadrà ora? Difficile fare previsioni. Certo l’Asti Secco che, giova ricordarlo è si fregia della docg, venderà di sicuro. Quanto, non è semplice indicarlo ora.
Importante che sia venduto non ai prezzi delle patate, come per certi versi è capitato (e non avrebbe dovuto) all’Asti docg. È comunque certo che la corazzata Prosecco doc, insieme a quello docg, con le sue centinaia di milioni di bottiglie (in parte anche imbottigliate in Piemonte) sopporterà più che bene un competitor in più, italiano, che potrebbe, in un mondo perfetto, diventare persino un alleato in campo internazionale nel segno delle bollicine italiane.
Ma questa, stante la poca inclinazione degli italiani a fare squadra (in ambito calcistico la Nazionale di Ventura docet), sembra un’affermazione di fantapolitica commerciale mentre in altre realtà è la prassi.
Infine il Consozio di Tutela, starebbe organizzando presentazioni istituzionali dell’Asti Secco docg a Roma, Milano e anche a Canelli per collegare le nuove bollicine con la storia dello spumante italiano che è nato nel 1865 nella stessa città da dove 15 anni fa partì la candidatura che nel 2014 portò i Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte a diventare Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Lo stesso progetto che ora stanno perseguendo anche nell’area del Prosecco.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

2 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. filippo 13 ottobre 2017 at 08:57 -

    Io lo spero e spero che se lo augurino tutti. L’occasione c’è, l’impegno dei produttori pure, ora si deve solo non rovinare tutto (quelli del moscato sono maestri in questo) e non dimenticarsi dell’Asti dolce docg che è stato e continua ad essere un gran vino, nonostante gli sputtanamenti degli ultimi anni. Ha solo bisogno di essere riscoperto, rispettato, proposto e venduto. Tutto qui (non è poco).

  2. Piercarlo 13 ottobre 2017 at 08:38 -

    vuoi vedere che anche il contadino inizierà a bere anche lui Asti Secco!!?!?

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