Asti Secco. Degustazioni e un forum per le bollicine docg non dolci a base moscato che saranno sul mercato già ad agosto. E dopo le polemiche c’è chi auspica un patto (possibile?) col Prosecco nel segno del made in Italy

inserito il 28 giugno 2017

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Oltre a parlarne ora si brinda anche con l’Asti Secco, la versione non dolce dell’Asti docg, anche lui docg.
Archiviata la querelle con i prosecchisti che, sembra, non abbiano avanzato obiezioni alla variazione del disciplinare che consente di spumatizzare non dolce l’uva destinata all’Asti creandone una versione secca o dry, ecco che alcune maison piemontesi, accantonata la prudenza, si sono lanciate in azioni di promozione del nuovo prodotto.
Un assaggio si era avuto a fine 2016 con alcune maison (Santero, Sant’Orsola e Capetta) che avevano fatto degustare prototipi di Asti Secco in occasioni soprattutto private.
Dopo che l’iter ministeriale ha fatto il suo corso, le case spumantiere hanno preso coraggio e così già al Vinitaly e all’ultimo Vinexpo di Bordeaux molti marchi hanno presentato il nuovo prodotto. Al salone francese c’è stato anche chi, come la Tosti di Canelli, ha addirittura griffato un’intera area espositiva con logo ed etichetta nell’Asti Secco, segno inequivocabile che le aziende piemontesi puntano molto sulla versione non dolce dell’Asti docg.
L’obiettivo non è solo quello di diversificare l’economia di un comparto che da troppo tempo si basa sostanzialmente su due prodotti: Asti docg e Moscato d’Asti docg “tappo raso”, l’idea è anche quella di fare recuperare terreno all’Asti docg dolce che ha perso una ventina di milioni di bottiglie in quattro anni, magari aumentando il reddito dei viticoltori del moscato, che negli ultimi decenni, nonostante la consolidata remunerazione delle uve, hanno dovuto rinunciare a una fetta di guadagno tra i 2 e i 3 mila euro ad ettaro. Improponibile con i costi del vigneto in ascesa.
Sul fronte burocratico il direttore del Consorzio di Tutela dell’Asti, Giorgio Bosticco, da Roma conferma: «Stiamo chiarendo le ultime formalità dell’iter formale. In queste settimane presenteremo al Ministero la richiesta di autorizzare, in attesa del pronunciamento di Bruxelles, la cosiddetta etichettatura transitoria. Dal primo agosto Valoritalia potrà procedere alla valutazione dei campioni di vino per controllarne la conformità al disciplinare. Proprio in questi giorni abbiamo avviato corsi di preparazione per i tecnici che dovranno valutare i campioni. Teoricamente già dai primi di agosto l’Asti Secco potrebbe essere sugli scaffali». C’è da aggiungere che, secondo il nuovo disciplinare, l’Asti Secco 2017 potrà essere vinificato utilizzando le giacenze dell’Asti Dolce 2016. Una manna per quelle aziende che hanno in cantina prodotto invenduto. Una seconda chance facilitata dalla grande competenza che i piemontesi del moscato hanno sviluppato nel gestire la catena del freddo, cosa che non accade in altre regione vitivinicole d’Italia e che è fondamentale per produrre l’Asti docg.   
Dunque l’ora dell’Asti Secco è arrivata tanto che, ad esempio, Gianfranco Santero, uno dei più attivi imprenditori vitivinicoli della zona, presentando la bottiglia all’ultima riunione con i conferenti, davanti a più di 600 invitati, ha dichiarato apertamente il suo manifesto pro Asti Secco: «È un prodotto unico che ha gusto e profumi freschissimi e originali. Proviamo da qui fino a Natale. Quando brindate o fate i vostri aperitivi – ha detto – non chiedete sempre le bollicine del Nord Est, provate le nostre bollicine secche, coltivate sulle nostre colline che sono le colline del moscato riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco proprio per il lavoro dei nostri vignaioli».
Insomma una dichiarazione d’amore senza se e senza ma che deve avere fatto fischiare le orecchie ai prosecchisti anche se proprio i piemontesi di Prosecco doc, quello dei grandi numeri e del grande business (più di 4o0 milioni di bottiglie) ne imbottigliano e mica poco grazie alla deroga concessa anni fa dal Consorzio di Tutela veneto-friulano che ora, però, guarda con occhi poco amorevoli le ambizioni dei piemontesi a diventare competitor su un segmento vivacissimo come quello degli spumanti secchi.
Oltretutto con un prodotto a docg e a base moscato, uno dei vitigni più conosciuti al mondo.
Ce n’è abbastanza per prevedere una “guerra delle bollicine”, come aveva titolato mesi fa un quotidiano. E invece? E invece c’è chi di guerra non vuole sentire parlare. Come Roberto Sarotto, enologo, produttore vitivinicolo e sindaco di Neviglie, piccolo e vivace centro della Langa cuneese.
Da anni Sarotto promuove la rassegna Goodwine (7-9 lulgio a Neviglie in provincia di Cuneo: https://www.facebook.com/Goodwine-Neviglie-568460213356293/) la cui missione, tra mostre d’arte e appuntamenti gastronomici, non è solo valorizzare i vini della zona, ma anche parlare di temi che agitano il settore vinicolo piemontese il che accade abbastanza spesso soprattutto quando si parla di moscato.
L’anno scorso si parlò di vigneti eco-sostenibili (roba non da poco) quest’anno Sarotto ha deciso di organizzare per l’8 luglio, in piazza a Neviglie, un forum sull’Asti Secco dal titolo tra l’ecumenico e il provocatorio: “Prosecco e Asti Secco: un patto nel segno delle bollicine italiane”.
Noi lo abbiamo intervistato (il video in coda), qui una battuta che sintetizza il pensiero di Sarotto: «Sono convinto – ha detto il sindaco enologo-produttore – che le guerre di qualsiasi tipo siano non servano a nessuno. L’Asti Secco e il Prosecco sono due prodotti e due vini diversi con caratteristiche diverse. Le due aeree dovrebbe trovare terreni comuni per fare sistema e affrontare al meglio i mercati internazionali».
Belle parole a cui, però, dovrebbero seguire i fatti. Non sarà facile. Sullo sfondo ci sono le polemiche, anche aspre, che sono seguite al progetto Asti Secco.
Ai prosecchisti veneti la cosa non è andata giù. Tra i motivi di scontro il fatto che Asti Secco richiami nel suono il Prosecco anche se i piemontesi hanno sempre dichiarato che “secco” è parola non registrabile essendo una tipologia tipica degli spumanti. Sembra, però, che le modifiche al disciplinare consentano anche l’uso di altre tipologie come “dry” e “demisec”. Insomma ci si potrà sbizzarrire.
Ora che l’Asti Secco è in dirittura d’arrivo il punto focale sembra essere il suo posizionamento sul mercato. Qualche mese fa, il direttore generale di Sant’Orsola F.lli Martini, Massimo Marasso, in un un’intervista a SdP diede un’idea: Asti Secco sullo scaffale con prezzi attorno ai 6/7 euro a bottiglia. Più o meno quelli che oggi spunta il Prosecco doc e qualche docg. Basterà per lanciare l’Asti non dolce su un mercato che è da anni presidiato dalla “macchina da guerra” delle bollicine del Nord Est?
Un assist dovrebbe fornirlo anche il Consorzio dell’Asti che attraverso il direttore Bosticco conferma fondi per la promozione dell’Asti Secco, sul mercato italiano. Bene. Resta il fatto che a barman e ristoratori bisognerà spiegare bene i plus delle nuove bollicine secche piemontesi: 100% uve moscato d’Asti, una docg molto severa e gusto e profumo tipicamente aromatici che potrebbero incontrare. Ma come sempre sarà il consumatore a decretare il successo del prodotto.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

Qui la nostra video intervista a Roberto Sarotto, sindaco di Neviglie (Cuneo) e promotore del forum dell’Asti Secco che si terrà l’8 luglio nel paese langarolo

Ecco una galleria di immagini di promozione dell’Asti Secco al Vinexpo di Bordeaux (stand Tosti) e in eventi aziendali (festa conferenti 958 Santero)

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