Aziende. Cosa c’è dietro i Tre Bicchieri? Il caso del Barbaresco”Pajoré” di Bel Colle (BFE), dalla dolcezza del moscato alla nobiltà di un cru da uve nebbiolo

inserito il 22 ottobre 2018

pajore

Tre anni fa quando la famiglia Bosio, di Valdivilla di Santo Stefano Belbo (Cuneo), acquistò la Bel Colle di Verduno, in molti, noi compresi, sottolinearono come una maison vitivinicola fortemente votata alla coltivazione e produzione del Moscato in tutte le sue forme (che ancora per molti produttori resta un core business) con decise sfumature barberiste, fosse entrata nell’area albese del Nebbiolo, da sempre quasi un cerchio magico riservato alle griffe storiche o emergenti locali insieme a qualche danaroso outsider, fondo straniero o singolo facoltoso.
La parabola dei Bosio, però, non era la prima, c’era già qualche altro moscatista facente dello “star system” nebbiolista. E tuttavia il fatto che i Bosio avessero messo piede in quel mondo aveva fatto chiedere a molti se e come i vini Bel Colle ne avrebbero giovato in modo eclatante, perfino al di là del favore del pubblico che non è mancato già da subito.
Ed ecco che la risposta migliore, dopo molti riconoscimenti sul campo per le etichette BFE (il marchio che raggruppa Bosio Vini e Bel Colle) è giunta pochi giorni fa con l’assegnazione, da parte del Gambero Rosso, dei Tre Bicchieri, massima votazione per la guida firmata del “Crostaceo”, al Barbaresco docg “Pajorè”, un cru che mette in risalto tutte le caratteristiche del zona del nebbiolo.
Luca Bosio, nell’intervento video che pubblichiamo qui, racconta il “dietro le quinte” dei Tre Bicchieri del GR, un retroscena fatto di passione e spirito di squadra, di rispetto e determinazione, tradizione e innovazione che ha permesso a BFE di arrivare a una meta che non limita la voglia di superarsi e migliorarsi. Dietro l’angolo, infatti, c’è un vino che si chiama Barolo e persino l’Alta Langa docg. Si vedrà.
Buona visione.

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