Aziende. Moscato piemontese, parola d’ordine: rispetto. Luca Bosio (BFE) lancia il suo appello alla vigilia della raccolta 2018 che si annuncia tra luci (mercato) e ombre (clima e reddito agricolo)

inserito il 30 luglio 2018

luca-bosio-2018

Il mondo del Moscato piemontese non delude mai. È in fermento continuo, perennemente travagliato da personalismi, liti, vendette, alleanze più o meno interessate, interessi di bottega. Insomma niente di nuovo.
E tuttavia ci sono giovani vignaioli e imprenditori che, in un modo o nell’altro cercano di dare segnali di cambiamento, aprire nuove strade, nuove vie e nuovi approcci per lo sviluppo di una filiera che ha ancora potenzialità inespresse, che ancora è in cerca di un’identità definita e di una governance che, insieme alla condivisione nel rispetto delle diversità, valorizzi l’unità di intenti, l’equilibrio perfetto tra mondo industriale e mondo contadino tutelando non solo la mission d’impresa, ma anche e, saremmo tentati di dire, soprattutto il reddito dei vignaioli che qui, in Piemonte, non solo solo i produttori della materia prima che serve a fare Moscato e Asti docg (secco e dolce), ma sono stati i protagonisti principali ai quali deve andare il merito del riconoscimento Unesco che ha inserito le colline dl moscato, insieme ai paesaggi vitivinicoli piemontesi di Lange-Roero e Monferrato, nella lista dei Patrimoni mondiali dell’Umanità.
Uno di questi giovani vignaioli e imprenditori è Luca Bosio che con la madre Rosella e il padre Valter conduce BFE, gruppo vitivinicolo con Cantine e vigneti a SantoStefano Belbo (Cuneo) a cui fanno capo marchi come Bosio Vini, Luca Bosio e la Cantina BelColle di Verduno.
Ebbene ai microfoni di SdP Luca, una laurea in viticoltura ed enologia presa con il massimo dei voti e già un discreto bagaglio di esperienza fatta nell’azienda di famiglia, ha voluto lanciare un appello proprio in favore del moscato.
Non un progetto di valorizzazione, ma una dichiarazione d’amore e d’intenti, come ha dichiarato, tesa a rilanciare un approccio il più possibile rrispetto nei confronti di un’uva che, con le caratteristiche che la contraddistinguono, esiste solo in Piemonte, tra l province di Cuneo, Asti e Alessandria, nei 52 Comuni dell’area di produzione.
«Non cambieremo il mondo, ma è necessario dare un segnale» dice Luca Bosio. Poche rivoluzioni hanno cambiato il mondo, ma tutte sono nate da segnali dati da singoli. La nostra speranza che, con Bosio, altri giovani vignaioli e imprenditori del Moscato si mettano in gioco per cambiare, migliorare, far evolvere un comparto che merita di più molto di più di quello che ha oggi.
Qui di seguito la nostra video intervista a Luca Bosio. Buona visione.

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