Aziende. Pico Maccario cresce e conferma la vocazione “barberista”. «Il nostro amore più grande? La Barbera d’Asti e le nostre colline “colorate”»

inserito il 22 gennaio 2019

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È difficile trovare aziende così totalmente consacrate al vitigno barbera come Pico Maccario. Siamo a Mombaruzzo, ancora provincia di Asti, ma a due passi dalle prime propaggini dell’Alessandrino. Qui la Barbera d’Asti è una disciplina, se non una religione, che affonda le sue radici nelle famiglie che vivono sulle colline di questa porzione di Monferrato.
La maison Pico Maccario non fa eccezione e, anzi, nel suo core business esalta al massimo la dedizione alla Barbera d’Asti in tutte le due declinazioni.
Un centinaio di ettari di vigneti a corpo unico (l’ultima acquisizione, una trentina di ettari, è recente), per la stragrande maggioranza coltivati a barbera, fanno da cornice a una Cantina tra le più innovative e creative di questo angolo di Piemonte vitivinicolo.
Accoglie il visitatore un’architettura moderna eppure perfettamente integrata nel paesaggio. Non è scontato. Niente è lasciato al caso, all’improvvisazione. Curve, rette, installazioni artistiche e d’arredo si fondono senza soluzione di continuità con i filari, i boschi, i prati e le cascine che sono l’ossatura di un territorio unico al mondo, quello dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte nel 2014 riconosciuti sito Unesco e Patrimonio dell’Umanità.
Al timone della Pico Maccario i fratelli Pico e Vitaliano Maccario che hanno ereditato il DNA barberista dalla famiglia.
Un destino quasi predestinato il loro, anche se, come accade più spesso di quanto si creda nel mondo del vino, i Maccario diventano vignaioli arrivando da altre sfide personali e professionali che, in qualche modo, continuano a portare avanti.
La Cantina di famiglia, tuttavia, resta la “stella polare”, è il fiore all’occhiello la Pico Maccario che ha proprio in una rosa stilizzata il proprio logo. Perché? «Quel fiore è da sempre il simbolo dell’azienda – spiegano i Maccario e aggiungono -. Quasi cinquemila piante di rose a clone unico sono presenti nelle nostre vigne e hanno la duplice funzione di indicare il punto iniziale di ogni filare e di segnalare, in anticipo, come da antica e empiricamente sperimentata tradizione, le malattie che potrebbero cogliere le viti».
Particolare non trascurabile: la presenza delle eleganti piante di rosa, alcune addirittura fiorite anche in pieno inverno, rende la passeggiata trai filari di Pico Maccario un’esperienza da vivere, in ogni stagione dell’anno, che dà piacere e tranquillità.
Poi, naturalmente, c’è la produzione del vino che va fatto nel migliore e più impeccabile dei modi e, alla fine, venduto in modo da sostenere la mission della maison.
Da un punto di vista tecnologico la Pico Maccario è ai vertici del comparto.
Da anni la vendemmia viene fatta a macchina, riservando all’uomo il controllo attento e rigoroso della qualità degli acini che giungono in cantina pochi minuti dopo la raccolta. Una rapidità preziosa che preserva non solo l’integrità strutturale dell’acino, ma ogni sua singola caratteristica organolettica e sensoriale. La base migliore per fare ottimi vini.
In Cantina esperti enologi e cantinieri, coadiuvati da tecniche di vinificazione e da impianti di ultima generazione, sanno ottenere dalle uve il meglio per una produzione che sfiora il milione di bottiglie
Ed è da questa sapienza, che abbina antico know how contadino e modernità, che nascono vini pregiati, celebrati e brindati in Italia e soprattutto all’estero, nei Paesi del Nord Europa, negli Usa e in Giappone.
In gamma molte le etichette dedicate al vitigno barbera: dai Barbera d’Asti docg “base” Villa della Rosa e Lavignone, barbere affinate in vasche d’acciaio e, in parte, anche in bottiglia; ai sontuosi e imperativi Barbera d’Asti docg Superiore Epico e Tre Roveri, il primo affinato tra i 12 e 14 mesi in piccoli legni di rovere francese, il secondo conservato per 12 mesi in botti di rovere francese con capacità variabile tra i 500 e i 3500 litri.
È da questa varietà di lavorazioni, da questo rispetto per uno dei vitigni mito del Piemonte e d’Italia, che nascono vini rigorosi e nello stesso tempo innovativi, aperti ai mercati e ai wine lovers di tutto il mondo.
Pico Maccario, però, non è solo vini rossi. Ci sono i rosé doc, ancora da uve barbera, sia in versione “ferma”, il Lavignone, sia in bollicine, il Rosé Brut. Ci sono i bianchi, dal Vita, Monferrato bianco doc da uve sauvignon, al Gavi docg del Comune di Gavi, altissima evoluzione del vitigno autoctono cortese, a Estrosa, blend di uve chardonnay, sauvignon e favorita, allo chardonnay in purezza del Villa della Rosa bianco.
Infine, ma non per ultimo, c’è il vino bianco dolce per eccellenza del Piemonte, il Moscato d’Asti docg Dolcevita, ormai un must a tutte le latitudini.
Infine un accenno non strettamente vinicolo: la grande corte della maison Pico Maccario è abbellita da installazioni d’arredo volute da Vitaliano Maccario. Si rifanno a due animali simbolo della cultura piemontese: la chiocciola e la rana. Forse non solo un fatto estetico e di design, ma un suggerimento di riflessione e consapevolezza. In un mondo sempre più frenetico, insieme al suggerimento di un calice di buon vino, davvero non è poco.

Info: www.picomaccario.it/vini - https://www.facebook.com/azagrpicomaccario/ – instragram: @picomaccario

SdP 

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