Bollicine colorate. Il Rosé brut va così di moda che dopo l’Acqui («naturalmente rosato da uve brachetto») anche il Prosecco e (forse) l’Asti ci pensano

inserito il 4 maggio 2018

Il Corriere Vinicolo, giornale edito dall’Unione Italiana Vini, ha pubblicato un dossier spumanti che si può scaricare gratuitamente qui.
Tra le varie notizie che analizzano i mercati di riferimento delle tipologie nazionali e non, con riferimenti immancabili e Prosecco e Champagne, c’è una corrispondenza su quella che viene chiamata la svolta “secca” del Piemonte dove si parla delle due ultime novità della spumantistica piemontese: l’Asti Secco docg da uve moscato e l’Acqui docg Rosè da uve brachetto.
Due filiere di cui SdP scrive spesso e che di cui da anni segue evoluzioni e involuzioni. Qualche riga dopo ecco la notizia sulla svolta Rosè del Prosecco. Il CV, infatti, annuncia che anche la corazzata delle bollicine venetofriulane, in massima parte da uve glera, ma con percentuali anche di altri vitigni tra cui il pinot nero, starebbe pensando a una tipologia rosata. Possibile, ci siamo chiesti, che dopo le polemiche di appena un anno fa sui fake Prosecco Rosé (leggi qui) il Prosecco non escluda una versione rosé? Fatte le verifiche verifiche del caso abbiamo avuto la risposta: sì è possibile e sono vere le dichiarazioni rilasciate da Stefano Zanette, presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco doc, lo stesso che aveva tuonato contro il falso Prosecco Rosè, che a chi gli chiedeva di un eventuale Prosecco Rosè ha così risposto: «L’idea del rosato circola da tempo e, qualora dovessimo attuarla, è necessario farlo in un momento di crescita del prodotto, altrimenti verrebbe percepito come ripiego. Ma dico sin d’ora un paio di cose di cui sono fermamente convinto: primo, deve essere un prodotto di vertice, quindi un completamento premium di gamma e coerente con lo stile organolettico del Prosecco che ne ha decretato il successo finora. Per ottenere questo – punto secondo – si dovrà partire dal Pinot nero, già presente tra le varietà ammesse dal nostro disciplinare. Dobbiamo elevare il percepito del nostro prodotto e non mischiarlo con vitigni che non possono far altro che pasticciarne l’identità stilistica che abbiamo costruito».
Zanette, dunque, dice sì all’eventualità di un Prosecco Rosè, ma a certe condizioni e tutele.
Nel servizio del CV si parla anche di un eventuale nome per questo futuribile Prosecco non bianco, il più gettonato, secondo le indiscrezioni di stampa, sarebbe “Prosé”, che, però, è già in uso, sia pure con qualche differenza nella scrittura, alla Gancia di Canelli (vedi qui).
Ma come sono arrivati quelli del Prosecco a immaginare la versione Rosé? Beh c’è da dire che le bollicine rosate non sono una novità. L’onda rosa è cavalcata da tempo dai produttori del Pink Moscato versione dolce, ad esempio, e molte maison italiane e straniere hanno tipologie di brut rosato, Champagne compresi. Quello che convince sono soprattutto i numeri e il gradimento del pubblico: le bollicine rosè, negli ultimi anni, hanno avuto performance a due cifre. Scontato che molte aziende mettano in gamma anche uno spumante brut rosato.
In questo senso si inserisce l’Acqui docg Rosé, la versione non dolce del Brachetto spumante voluta dal Consorzio di Tutela presieduto da Paolo Ricagno. Presentato un mese fa L’Acqui docg Rosè (leggi qui), oggi prodotto da quattro aziende a cui dovrebbero aggiungersene altre a breve, è definito come il primo spumante naturalmente rosato a docg. Sul progetto c’è molta attesa. Inoltre la richiesta, non ancora ratificata dal Ministero per i ritardi nella formazione del Governo nazionale, di potere imbottigliare l’Acqui Rosè anche fuori dalla zona di produzione avrebbe, secondo alcuni, ingolosito proprio i prosecchisti pronti a espandere il proprio listino con un prodotto nuovo impreziosito dalla docg e da spendere sui mercati sempre più competitivi.
Inoltre c’è chi sostiene che anche l’Asti docg starebbe pensando a una versione brut secca dopo il lancio dell’Asti Secco docg, un’ipotesi suggestiva comparsa qualche anno fa anche su questo blog (ne aveva parlato Massimo Marasso di F.lli Martini, vedi qui), ma che, almeno per il momento, non trova conferme ufficiali.
Insomma se il Piemonte punta sulle bollicine colorate e secche, Veneto e Friuli non stanno a guardare e sembrano rilanciare con l’ipotesi Prosecco Rosè.

fi.la.

 

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