Chiamatemi Nebbiolo. Alla Bel Colle di Verduno forum e degustazioni su Nebbioli d’Italia e del mondo tra misteri, curiosità e certezze attorno al vino più nobile del Piemonte

inserito il 7 marzo 2017

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Storici, giornalisti, docenti universitari, enologi e chef per celebrare il vitigno Nebbiolo in tutte le sue declinazioni. È accaduto alla Cantina Bel Colle di Verduno, in provincia di Cuneo, zona di Barolo e Peleverga. Lo scorso anno la maison, controllata dalla famiglia Bosio, moscatisti a Santo Stefano Belbo (Bfe), aveva proposto una verticale di Barolo della casa.
Questa volta il giovane enologo Luca Bosio, che con il padre Valter, la mamma Rosella e una pattuglia di collaboratori, conduce l’azienda di famiglia, ha voluto dedicare una giornata di studio al vitigno Nebbiolo e ai vini che se ne ottengono, in Italia, ma anche nel resto del mondo.
Il format scelto è stato quello del talk show con relatori di alto livello come Anna Schneider, esperta di Ampelografia, Vicenzo Gerbi, docente di Enologia e l’enologo Lorenzo Tablino, anche scrittore, storico e giornalista del vino. A condurre il nostro Filippo Larganà.
Ne è venuta fuori una tavola rotonda agile e interessante tra le curiosità e i misteri che ancora ci sono attorno al vitigno da cui nascono Barolo e Barbaresco. Conosciuto dall’antichità sulle origini del vitigno Nebbiolo non si sa molto e di certo non si conosce l’origine. «È possibile che i vitigni che lo hanno originato si siano estinti» ha detto Anna Schneider che ha tratteggiato anche uan sorta di carta d’identità del Nebbiolo, amante dei climi continentali, lontani dal mare, difficile da coltivare ma, come ha ricordato Gerbi, in grado di «governarsi da solo in Cantina quando si siano fatte tutte le cure necessarie e corrette». Lorenzo Tablino ha ricostruito la storia del vino Nebbiolo, tra esperimenti enologici che hanno prodotto vini a base nebbiolo molto diversi tra loro, dagli spumanti ai vini fermi. «Un vitigno versatile che resta un punto fermo dell’eonologia».
Nucleo centrale del forum la degustazione di 16 Nebbioli da Nord e Sud Piemonte (Barolo, Barbaresco e Monferrato compresi), Valtellina e anche da Usa, Messico e Australia. A guidare gli assaggi Gianni Fabrizio, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.
I palati italiani hanno preferito i vini nazionali (Barolo e Barbaresco sugli scudi) anche se gli stranieri hanno dimostrato una qualche potenzialità ancora inespressa.
«Giornate come queste servono a dimostrare quanto il mondo del vino abbia bisogno della ricerca e della divulgazione per crescere e svilupparsi» è stato il commento di Vincenzo Gerbi al termine del forum. «Come famiglia e come maison non abbiamo mai smesso di sperimentare e tentare nuove strade convinti come siamo che l’amore per le nostre colline si rifletta nei vini che produciamo» ha detto Luca Bosio.

SdP

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