Consorzio. Barbera d’Asti docg: oltre 21 milioni di bottiglie prodotte nel 2017. Cresce del 6,3% l’imbottigliato

inserito il 12 febbraio 2018

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Mattina di sole ad Asti, questa mattina 12 febbraio, per la presentazione dei dati della filiera da parte del Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato. Location da urlo Palazzo Mazzetti, uno dei più bei palazzi storici del Piemonte.
Al tavolo dei relatori, oltre al presidente consortile, Filippo Mobrici, una raffica di rappresentanti di enti e istituzioni, da Renato Goria, Camera di Commercio organizzatrice della Douja d’Or di Asti, a Mario Sacco, Fondazione CraAsti e Confcooperative, dalle organizzazioni di categoria degli agricoltori, alle Cantine sociali, ai vinificatori, alle maison vitivinicole, a Romano Dogliotti nella sua veste di presidente del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti, alle società partecipate dal Comune di Asti rappresentato dal sindaco Maurizio Rasero.
Al collega Franco Binello de La Stampa è toccato dare spazio a tutti, ma senza rinunciare a domande che hanno toccato non solo la filiera vitivinicola di pertinenza del Consorzio, ma anche altri temi “caldi” dell’Astigiano, come, ad esempio, la necessità che la stessa città di Asti prenda finalmente consapevolezza del suo ruolo di capofila in tema di vino, certo, ma anche di cultura e promozione enologica, magari legate al sito Unesco di cui la città di Alfieri è porta di ingresso privilegiata.
Ma di questo, e molto altro parleremo in un post ad hoc. Qui daremo conto dei dati e delle dichiarazioni ufficiali, insieme alle videointerviste concesse da Filippo Mobrici e dal suo vice, Stefano Chiarlo.
Il mondo è quello dei grandi rossi piemontesi, anche se non mancano bianchi come il Cortese e il Loazzolo doc. Lo sguardo d’insieme è positivo, quasi tutte le denominazioni sono in crescita, alcune in modo eclatante come il Nizza docg.
Resta tuttavia, per stessa ammissione di Mobrici, il nodo da sciogliere della perdita di ettari di vigneto. Malattie, abbandono, scarsa remunerazione delle uve sono state all’origine del fenomeno che ha colpito duro. Un’emorragia di filari che si è fermata nel 2015 e che ora pare in regressione anche se c’è ancora molto lavoro da fare per riportare l’Astigiano a essere la prima provincia vitata del Piemonte.

Ecco, dunque dai e dichiarazioni dal Consorzio della Barbera. Buona lettura

Cresce del 6,3% il numero di bottiglie di Barbera d’Asti prodotte nel 2017, arrivando a quota 21.134.233. Lo conferma il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, durante la conferenza dal titolo ‘Paesaggi della Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato: da patrimonio vitivinicolo a brand’, che si è svolta a Palazzo Mazzetti.

È stata una vendemmia scarsa, ma di alta qualità per tutte le 12 denominazioni (10 doc, 2 docg e il Nizza docg in attesa di riconoscimento) tutelate e promosse dal Consorzio e che rappresentano il 73,4% della superficie vitata idonea destinata a denominazione di origine nella provincia di Asti.

In crescita il numero delle doc entrate a far parte del Consorzio. Nel 2017 sono arrivate anche il Grignolino d’Asti, il Loazzolo e Terre Alfieri (1.331.240 bottiglie prodotte). Dai dati raccolti emerge che nel 2017 sono uscite dalle cantine 2.287.193 bottiglie in più delle 12 denominazioni tutelate (+3,6%), a fronte di un calo della produzione complessiva in vendemmia (-17,2%).

Nel 2017 il numero delle bottiglie di Barbera d’Asti è cresciuto del 6,3%, raggiungendo i 158.506,75 ettolitri (1.261.764 bottiglie in più rispetto al 2016, quando gli ettolitri registrati erano stati 149.043,52, corrispondenti a 19.872.469 bottiglie). Le cantine imbottigliatrici sono 530, delle quali ben 360 nell’Astigiano. Le vendite raggiungono l’Italia e l’estero, dirette soprattutto verso Gran Bretagna, Paesi scandinavi e Germania (60%), i principali di riferimento. Il 30% va in America (con prevalenza di Canada e Stati Uniti), 9% in Asia, il 5% in Russia.

Tra le performance migliori registrate nel 2017 delle varie tipologie di Barbera d’Asti, c’è quella della Barbera d’Asti docg Superiore (+16%), della tipologia Nizza (+17,2%) con una produzione di 369.861 bottiglie (erano 315.472 nel 2016) e del Piemonte Barbera (+5%; 20.259.944 bottiglie prodotte). Un’altra docg che sta andando bene è il Ruchè di Castagnole Monferrato: 834.757 bottiglie (6.260,68 ettolitri), che fanno registrare un +7,6% rispetto al 2016.

Segno meno per la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco (-32,7%, che corrisponde a 132.233 bottiglie), che risente dello scarso appeal dei vini dolci. Segno meno anche per il Cortese dell’Alto Monferrato doc (-21%, che corrisponde a un calo di 232.948 bottiglie).

Nel 2017, l’imbottigliato complessivo delle denominazione tutelate dal Consorzio è stato di 499.404,30 ettolitri (66.587.240 bottiglie rapportate a 0,75 litri), mentre la produzione dell’ultima vendemmia riferita alle produzioni tutelate si attesta a 492.895 ettolitri.

«La conferenza di oggi – ha commentato il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Filippo Mobrici – è stata un’occasione non solo per parlare della Barbera e dei vini del Monferrato come importante elemento di promozione turistica, a quasi quattro anni dal riconoscimento Unesco dei paesaggi vitivinicoli, ma per divulgare i dati inediti di imbottigliamento del 2017 e per fare il punto sull’incidenza della produzione di vini del Monferrato, territorio che sta scoprendo la propria vocazione turistica legata all’enoturismo. Dodici, quasi tredici denominazioni prodotte nelle colline che ogni anno attirano migliaia di enoappassionati, alla scoperta di un patrimonio unico che ha tutte le carte in regola per diventare ‘brand’ turistico, con Asti come Comune capofila».

«Siamo comunque soddisfatti dell’andamento della vendemmia e in particolare dei dati di imbottigliamento, che registrano un incremento – ha annotato Mobrici. La Barbera d’Asti – prosegue – è il vino rosso piemontese più esportato al mondo: su oltre 21 milioni di bottiglie prodotte, il 50% raggiunge i mercati esteri e porta fuori dai confini nazionali il nome ‘Asti’, creando forte richiamo turistico di città del vino e di territorio da scoprire attraverso i suoi paesaggi vitivinicoli unici”.

BARBERA D’ASTI E I VINI DEL MONFERRATO IN CIFRE

La Barbera d’Asti docg è coltivabile in 167 Comuni del Piemonte: 116 si trovano in provincia di Asti e 51 in provincia di Alessandria. La superficie vitata del Piemonte Barbera doc, invece, è più estesa e abbraccia 351 Comuni: 116 in provincia di Asti, 141 in provincia di Alessandria e 94 in Provincia di Cuneo.

Le 12 denominazioni piemontesi tutelate e promosse dal Consorzio sono Albugnano, Barbera d’Asti, Cortese dell’Alto Monferrato, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Loazzolo, Malvasia di Castelnuovo don Bosco, Monferrato, Piemonte, Ruchè di Castagnole Monferrato e Terre Alfieri. Nizza docg è la tredicesima, in attesa di riconoscimento dal ministero. La maggior parte si trovano nell’Astigiano. Nel 2017 erano 11.006 gli ettari complessivi potenziali idonei all’uso della denominazione, dei quali il 73,4% (8.077 ettari) in provincia di Asti, 2.773 ettari in provincia di Alessandria e 138 in provincia di Cuneo.

“Grazie agli 11mila ettari di vigneti coltivati nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo, idonei alle denominazioni che tuteliamo e promuoviamo – ha affermato il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Filippo Mobrici – rappresentiamo il più grande Consorzio di riferimento del Piemonte”.

CONFRONTO SUPERFICI VITATE TUTELATE DAL CONSORZIO

Uno sguardo al vigneto astigiano, comparato alla superficie vitata del Piemonte nel 2017 e alle principali tipologie di uve coltivate, restituisce il seguente quadro d’insieme (fonte Regione Piemonte).

Il totale della superficie vitata della Regione Piemonte è di 44.511 ettari, dei quali 40.469 idonei a denominazione d’origine. Di questi ultimi, ben 13.648 ettari (33,7%) si trovano in provincia di Asti. Scorporando il dato, 8.077 ettari si riferiscono alle denominazioni tutelate dal Consorzio (4.613 di Barbera d’Asti); 4.299 ettari sono le superfici idonee destinabili alla produzione di Asti docg; 468 a Brachetto d’Acqui. La restante parte appartiene alle altre denominazioni astigiane (804 ettari).

Crescono, nel complesso, gli ettari delle denominazioni tutelate dal Consorzio anche in provincia di Alessandria: + 15,9% (+380 ettari ). Aumentati i filari coltivati a Barbera d’Asti (+52 ettari dal 2011 al 2017).

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

Qui la videointervista a Filippo Mobrici e a Stefano Chiarlo. Le riprese e le immagini sono di Vittorio Ubertone. In coda anche le slides e i documenti relativi la presentazione del Consorzio.

E QUI TABELLE E DIAPO PROIETTATE ALLA CONFERENZA

 

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