Consorzio Barolo. Ascheri: «Il blocco degli impianti? La produzione è aumentata, ma c’è meno export verso Uk e Germania. Dobbiamo essere previdenti»

inserito il 23 agosto 2019

7-10 aprile 2019 Verona 53¡ VINITALY - fotografia di Vittorio Ubertone

All’inizio di agosto il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani aveva annunciato lo stop agli impianti di nuove vigne destinate alla produzione di Barolo. Una decisione, questa, spiegata non come misura anticrisi, ma naturale tutela di territorio e qualità del prodotto. È davvero così? O il Barolo sta in qualche modo vivendo una certa impasse su alcuni mercati? A questi interrogativi rispondono le parole di Matteo Ascheri, presidente del Consorzio del Barolo e del Barbaresco, già contenute in una versione “lunga” della nota stampa diffusa il 6 agosto scorso e che proponiamo per completezza di informazione. Eccole.
Dichiara Ascheri: «La situazione attuale dei mercati non è critica, ma è importante essere previdenti davanti alla contrazione delle esportazioni verso alcuni paesi come il Regno Unito e la Germania e a fronte di una produzione che negli anni è incrementata. Il modo più semplice per contenere il problema è intervenire sugli ettari vitati».
Quindi un qualche segnale non positivo su alcuni mercati ha suggerito la manovra del blocco. A questo proposito la nota consortile precisa che: “Il sistema era già contingentato: dal 2011 era già in vigore un bando regionale che prevedeva un numero massimo di ettari ogni anno. Lo stop di tre anni permetterà da un lato di tutelare un paesaggio, sempre maggiormente interconnesso con la viticoltura, e dall’altro di dare ai mercati la possibilità di calibrarsi sull’aumentata produzione di Barolo degli ultimi anni”.
Dunque una sorta di pit stop che consentirebbe alla “Ferrari” del vino italiano di riprendere la gara con maggiore velocità. O almeno questa sembra essere la speranza.
Chiude il presidente Ascheri: «Il blocco triennale dei nuovi vigneti di Barolo è, peraltro, in linea con l’obiettivo del Consorzio di innalzare il livello qualitativo di consumo di questo vino, perseguito anche attraverso le attività di promozione all’estero: in ultima analisi, è uno strumento di promozione della qualità attraverso il controllo della quantità».
Torna l’equazione “meno quantità, più qualità” o, quanto meno, quantità sotto controllo a garanzia di una maggiore qualità. Una formula in apparenza semplice che, però, molti comparti vitivinicoli, non solo piemontesi, pare non riescano a gestire in modo ottimale. I motivi sono molteplici: regole di mercato, interessi imprenditoriali, concorrenza, situazioni geopolitiche. Il solo tentare di governare la situazione, tuttavia, è già una medaglia al merito.

fi.la. 

 

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