Consorzio della Barbera e vini del Monferrato. Via libera alla doc Monferrato Nebbiolo. Mobrici: «Soddisfatto». Addio al progetto Piemonte?

inserito il 17 maggio 2017

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La notizia la dà una nota ufficiale diffusa pochi minuti fa: «Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato ha ottenuto il parere positivo del Comitato Vitivinicolo Regionale sulla modifica del disciplinare che regola la produzione della denominazione Monferrato d.o.c., ottenendo l’inserimento della tipologia Monferrato d.o.c.  Nebbiolo. Il risultato è di poter finalmente valorizzare e tutelare la tipologia Nebbiolo prodotta nell’area astigiana e alessandrina, consentendo di indicare ed evidenziare il nome del vitigno in etichetta».

Ma la domanda sorge spontanea: questo fatto sarà l’inizio di un nuovo business per i vignaioli astigiani e alessandrini e la fine di quel progetto Nebbiolo Piemonte che tante polemiche aveva causato alcuni mesi fa (leggete qui  e qui) contrapponendo il Consorzio della Barbera guidato da Filippo Mobrici, che aveva presentato l’ipotesi, a quello del Barolo presieduto da Orlando Pecchenino che lo aveva rigettatto senza appello giudicandolo minatorio nei confronti del Langhe Nebbiolo? Beh questo non è ancora dato saperlo.
Tutto può accadere. Di certo c’è che astigiani e alessandrini sono soddisfatti di questa apertura al Monferrato Nebbiolo, progetto che era stato presentato dopo la “bocciatura” del Piemonte Nebbiolo, menzione che, per altro, anche si trova nelle cantine dei produttori che hanno conservato bottiglie degli Anni Sessanta e Settanta.   

mobrici-monicaSi legge, infatti, ancora nella nota una dichiarazione di Mobrici che si dice, per l’appunto, soddisfatto: «Uno degli obiettivi primari del Consorzio – dice il presidente dell’ente della Barbera – è creare le condizioni ideali affinché i viticoltori abbiano un’adeguata remunerazione, condizione necessaria per la salvaguardia delle nostre colline patrimonio Unesco. L’inserimento della tipologia ‘Monferrato Nebbiolo’ va in questa direzione ed è il risultato di un importante lavoro di concertazione sul territorio, grazie al sostegno di Regione Piemonte, ICQRF – Ispettorato Centrale Repressione Frodi, organizzazioni professionali, associazioni di produttori, enti di ricerca presenti sul territorio piemontese (Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, CREA – Asti, CNR – Grugliasco). Ora ci aspettiamo un supporto anche da parte delle istituzioni per far crescere l’importanza di questa denominazione e trasformarla in un’opportunità di crescita per l’intera filiera vitivinicola piemontese».
Chiaro. Con, però, una “coda” nella quale il Consorzio della Barbera precisa quale sia stato il percorso seguito per arrivare a questo risultato.

Si legge ancora nella nota: «Il Consorzio, a partire da fine 2016, ha portato avanti numerosi incontri tra produttori consorziati, coinvolto le organizzazioni professionali e associazioni di produttori in vari step, arrivando ad approvare nell’Assemblea dei Soci l’attuale proposta di disciplinare. Un iter di modifica che è stato sostenuto da un fondamentale lavoro di raccolta delle firme dei produttori. E’ stato conservato sostanzialmente l’impianto originario del disciplinare, mantenendo invariata la zona di produzione che comprende 118 Comuni della Provincia di Asti e 113 Comuni di quella di Alessandria. La principale novità consiste nell’inserimento di una nuova tipologia con indicazione di vitigno: il ‘Monferrato Nebbiolo’. Inoltre è prevista l’introduzione in esclusiva della menzione ‘Superiore’».

Insomma Monferrato Nebbiolo ok, tra l’altro sono già in corso nuovi impianti, per esempio sulle colline attorno Canelli, ma con paletti e regole stringenti perché nessuno pensi (nebbiolisti langhetti in testa) che astigiani e alessandrini non facciano le cose per bene e seriamente.

fi.la.

 

 

 

 

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