Consorzio dell’Asti docg. Corsa alla presidenza: ecco i papabili più o meno probabili. E nel Cda salterebbe la parità tra agricoli e industria. Intanto Agrinsieme Moscato…

inserito il 13 gennaio 2017

3_FrameCalma piatta, ma solo apparente, come sempre quando si tratta di questioni che riguardano la filiera del moscato.
Nell’occhio del ciclone, dove, come si sa, la bufera e i venti si placano mentre intorno c’è l’inferno, c’è il Consorzio di Tutela dell’Asti che è alle prese con alcuni nodi da sciogliere, alcuni di ordine interno altri di sviluppo del comparto. Vediamoli.

La presidenza 
Gianni Marzagalli, ex manager Campari e presidente in carica dell’ente consortile, è decaduto. Si deve procedere all’elezione di nuovi cda e presidente. Ma chi sono i candidati?
Ufficialmente ancora nessuno, anche se le grandi manovre elettorali sembrano già cominciate. La regola non scritta dell’alternanza imporrebbe che, dopo la lunga e allungata presidenza di parte industriale, a fare il presidente vada un rappresentante di parte agricola. Ma chi? SdP oggi, a qualche mese dall’elezione che dovrebbe essere in primavera, è in grado di raccogliere solo voci di corridoio.
Tra gli “agricoli” potrebbero essere candidati i due Ricagno, il padre Paolo, imprenditore vinicolo e vignaiolo di lungo corso con una grande esperienza alla presidenza di enti vitivinicoli (Asti, Brachetto, Barbera, Produttori Moscato) che, tuttavia, potrebbe non avere la convergenza di tutte le parti; e il figlio Stefano, enologo e manager vinicolo della acquese Cuvage, già vice presidente del Consorzio dell’Asti, a cui si deve la ripresa della pubblicità consortile sotto le feste, e tutta una serie di iniziative che hanno fatto ritrovare la voce al Consorzio. C’è chi dice che Stefano si giovane, ma è la solita stupidaggine di un Paese che tende ad escludere i giovani. Resta da vedere se avrà l’appoggio di agricoli e industriali e se il comparto avrà gli attributi per voltare pagina e, alla fine ovviamente, se lo stesso Ricagno jr se la sentirà di impegnarsi in questo senso.
A un certo punto era circolato anche il nome di Gianluigi Biestro, direttore della Vignaioli Piemontesi, potente associazione di categoria, ma la sua candidatura sarebbe naufragata.
Altro nome di parte agricola è quello di una griffe storica del mondo del Moscato, e cioè Romano Dogliotti della Caudrina di Castiglione Tinella, uno che più volte è stato sulla soglia della presidenza, ma ha sempre declinato. Il 2017 potrebbe essere l’anno di Big Romano? Ci sono molte incognite e non solo per la disponibilità di Dogliotti. Vedremo.
Tra i papabili anche Elio Pescarmona, 56enne, canellese, enologo e direttore generale della Tre Secoli di Mombaruzzo, se non la più grande una delle più grandi cooperative vinicole piemontesi. A suo favore l’esperienza come vicepresidente del Consorzio del Brachetto, una approfondita esperienza professionale sul territorio ma anche nel resto d’Italia e all’estero. Anche per Pescarmona resta da vedere se un manager così impegnato avrà tempo e disponibilità per prendersi carico di una roba così impegnativa e rognosa come la presidenza del Consorzio di un comparto tra i più litigiosi del panorama vinicolo italiano.
Nella rosa potrebbe entrare perfino un outsider, si tratta di Giovanni Bosco, assicuratore di Santo Stefano Belbo e presidente del Ctm, il movimento d’opinione sul moscato che non lesina critiche, ma che a dire il vero ha più volte negato ogni suo coinvolgimento nella campagna elettorale consortile. Da più parti, comunque, si dice che Bosco sarebbe ineleggibile secondo lo statuto del Consorzio.
Infine c’è anche l’ipotesi di un’ennesima proroga della presidenza Marzagalli che, però, da più parti e non ce ne voglia il presidente Marzagalli, è considerata alla stregua di un romanzo di fantascienza.

La rappresentanza  
L’altro nodo da sciogliere è quello della rappresentanza in cda. Da tempo c’è chi, Giovanni Bosco in primis, predica la parità tra consiglieri di parte industriale e agricola. Tuttavia, secondo indiscrezioni, questo progetto sarebbe destinato a non realizzarsi. Intanto perché i consiglieri sarebbero 19 più il presidente e poi perché sarebbero nominati in base a un calcolo riferito alle rese dell’ultima vendemmia la quale, secondo i bene informati, assegnerebbe 12 consiglieri all’industria e 7 alla parte agricola. «Ma non c’entra l’appartenenza. C’entrano le teste» puntualizza un consigliere ormai uscente. Sarà pure così, ma quasi sempre l’industria, quando vota, vota compatta. Gli agricoli non sempre. «E sarebbe bello che per una volta la parte agricola trovasse l’intesa sul nome del presidente del Consorzio in serena unità» è il desiderata di un consigliere agricolo

Agrinsieme Moscato, che fine ha fatto?
«Esistiamo ancora e siamo operativi», Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo, sgombra il campo dalle illazioni di questi giorni che volevano Agrinsieme Moscato, associazione che raggruppa Cia, Confagricoltura e Confcooperative, in un limbo in attesa, addirittura, di scioglimento.
«Invece no. Esistiamo a siamo operativi. Partecipiamo alle vicende del moscato e siamo propositivi» dice il direttore di Confagricoltura Cuneo che lancia l’ennesimo appello all’unità della parte agricola: «Sarebbe una grande conquista per tutti e per lo sviluppo dell’intero comparto. Ballare da soli non conviene mai». Messaggi che sembrano indirizzati a bloccare tentativi, reali o solo dichiarati, di smembrare l’associazione a cui hanno aderito i “liberi vignaioli” proprietari di oltre 1600 ettari di moscato. Mica cotiche!
Certo che la vita di Agrinsieme Moscato non è mai stata facile. Mettere insieme le anime di un comparto così straziato da personalismi è sempre sembrato un compito titanico.
Di strappi ce ne sono stati molti. Dalla Cia di Cuneo che ha sempre avuto posizioni dissidenti sul contratto pre vendemmia, alle dimissioni, qualche mese fa, del presidente di Agrinsieme Moscato, Pietro Cirio che, in polemica con l’ultimo accordo interprofessionale, ha preferito lasciare l’incarico.
Il risultato è che oggi Agrinsieme Moscato non ha un presidente, ma solo un direttorio di cinque consiglieri che rappresentano Confagricoltura, Cia e mondo delle cooperative.
Basterà per portare avanti le istanze dei viticoltori? Dipende da quanta voglia il comparto avrà nel portare avanti rivendicazioni e progetti in modo uniforme e non frammentato.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

2 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. giovanni bosco 14 gennaio 2017 at 09:18 -

    Tranquilli. giovanni bosco ha tante possibilità di diventare presidente del consorzio quante ne aveva Karl Marx per diventare presidente della Russia.

  2. filippo molinari 13 gennaio 2017 at 18:46 -

    Fino quando ci saranno solo persone che tengono piu alla poltrona che al bene comune di tutto un territorio, non si risolvera mai niente. Si predica” tutti uniti “……. non ho mai sentito nessuno dire ” rispetto per il Contadino considerazione ” parole passate di moda per qualcuno. I monaci Buddisti dicono” puoi dire cio che vuoi, ma sei cio che fai”.

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