Consorzio dell’Asti. La parte agricola rivendica la presidenza. «L’alternanza “patto tra gentiluomini”. Negarla è arroganza. In caso contrario pronti a uscire dall’ente»

inserito il 14 marzo 2017

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La dichiarazione più forte è arrivata da chi rappresenta la cooperazione e, forse, sente di più sulla propria pelle un atteggiamento che ritiene arrogante. Tommaso Abrate, presidente regionale di Confagri-Confcooperative, in rappresentanza anche di Agrinsieme (Cia, Confagricoltura, Confcoop), lo ha detto chiaro e tondo: «Il fatto che dopo 5 anni di presidenza di parte industriale le Case spumantiere non vogliano rispettare l’alternanza che dà alla parte agricola la conduzione del Consorzio dell’Asti la trovo una cosa non solo ingiusta, ma arrogante. Spero sia frutto di uno scherzo di Carnevale sbagliato e le industrie tornino sui propri passi. In caso contrario come abbiamo portato adesioni al Consorzio possiamo toglierle e uscire da un ente che, evidentemente, non sarebbe più “casa nostra” ma casa di qualcun altro».
Parole che sono cadute come un macigno nella sala del centro sociale Gallo di Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, gremita da oltre 300 vignaioli giunti dai 52 Comuni della zona del moscato, per partecipare al forum indetto dalla parte agricola (Cia, Confagricoltura, Coldiretti, Assomoscato, Agrinsieme, Vignaioli Piemontesi, Confcooperative) per una volta unita e compatta nel chiedere la presidenza del Consorzio dell’Asti che dovrebbe essere rinnovata entro maggio.
Al tavolo dei relatori c’erano Giovanni Satragno, presidente storico di Assomoscato; Paolo Ricagno, in rappresentanza di Vignaioli Piemontesi ma per molti anni presidente sia di Assomoscato (di cui è stato il fondatore) sia del Consorzio e oggi a capo del Consorzio del Brachetto; Luca Brondelli di Confagricoltura; Tommaso Abrate di Confcooperative; Roberto Cabiale di Coldiretti e Ivano Andreos della Cia.
Tra il pubblico alcuni sindaci con fascia tricolore, «Perché il moscato è questione di sopravvivenza non solo economica per i nostri paesi» ha spiegato il sindaco di Santo Stefano Belbo, Luigi Icardi, i parlamentari Massimo Fiorio e Mino Taricco con l’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero.
Dopo i saluti di rito di Icardi, Fiorio, Taricco e Ferrero c’è stato il fuoco di fila degli interventi con Giovanni Satragno che ha sottolineato l’importanza del “patto tra gentiluomini” alla base dell’alternanza tra presidenza agricola e industriale ai vertici del Consorzio; Paolo Ricagno che ha ricordato le performance negative degli ultimi anni di presidenza industriale: «Più di 20 milioni di bottiglie di Asti docg perse, contrazioni sui mercati e progetti costosi e poco oculati come in Cina»; con Cabiale di Coldiretti che ha rimarcaco l’esigenza di pari dignità tra parte agricola e parte industriale all’interno del Consorzio: «Non dimentichiamo che il riconoscimento Unesco è arrivato non per gli stabilimenti del fondo valle, che sono una risorsa commerciale, ma per le vigne coltivate dai nostri vignaioli»; Brondelli di Confagricoltura che ha ricordato il mancato coinvolgimento della parte agricola in progetti di valorizzazione impegnativi «Fatti senza dirci nulla. Inammissibile»; con Abrate di Confcooperative che ha avvertito: «I vignaioli sono proprietari della denominazione. Devono avere il loro turno di presidenza consortile. In caso contrario potrebbero abbandonare il Consorzio». Infine Ivano Andreos della Cia che ha fatto autocritica sulle rese: «Non siamo sempre stati accorti nel gestirle. E questo ha permesso alle industrie di avere una posizione di predominanza che non fa bene alla filiera».

Sussurri e grida dal pubblico. Per Giuseppe Ugonia, sindaco di Calosso («Abbiamo 400 ettari di moscato, e io ne sono il sindaco» ha ripetuto più volte ai giornalisti) anche la parte agricola avrebbe bisogno di rinnovamento, «Che hanno fatto i rappresentanti della parte agricola nel Cda del Consorzio?» il suo attacco. Gli ha risposto Stefano Ricagno vicepresidente di parte agricola del Consorzio: «Abbiamo tentato di far sentire la nostra voce in un Cda sbilanciato a favore delle industrie. Leggete i verbali ve ne accorgerete». Lorenzo Tablino, enologo e scrittore ha ricordato l’esigenza di perseguire la qualità del prodotto e chiesto che si torni ad assegnare un riconoscimento ai sorì. «Abbiamo chiesto che la cosa rientri nel disciplinare» ha risposto ancora Stefano Ricagno. Per il produttore Pierluigi Botto il segreto è: «tornare a promuovere il Moscato docg “tappo raso” per salvare queste colline». Applausi.

E l’Asti dolce? Allo stato, al di là di un generico interessamento dei vignaioli, sembra esserci nulla. Poche, anzi pochissime, le industrie che ancora ci credono e investono. Si parla di progetti di un Super Asti ma di ufficiale c’è niente. Molto invece c’è sull’Asti in versione non dolce. Anche al forum di ieri in molti si sono spesi per promuoverne l’immagine e il consumo, in attesa dei 90 giorni canonici che serviranno per il via libera ufficiale a meno che i veneti del Prosecco, che vedono l’Asti Secco come un altro competitor commerciale, non riescano a ritardare l’iter.
«Ma è cosa fatta» sono le rassicurazioni che filtrano da Consorzio di Tutela e Regione.

SdP     

Le video interviste


Paolo Ricagno
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Giovanni Satragno

Tommaso Abrate
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Luca Brondelli di Brondello

Roberto Cabiale
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Ivano Andreos

Le fotografie

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