Cronaca di un veto annunciato. L’altolà del Prosecco: «L’Asti Secco eviti confusione in etichetta»

inserito il 31 ottobre 2016

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La questione dell’Asti Secco, cioè la tipologia non dolce del famoso spumante a base di uve moscato, è arrivata al dunque. I piemontesi hanno portato avanti il progetto di una nuova denominazione che nel suono ricorda le bollicine del Nord Est e quelli del Prosecco, come era prevedibile, si sono arrabbiati, rilasciando un comunicato dai toni non certo conciglianti di cui danno notizia vari media (leggi qui, qui, qui e qui).

Il tenore della nota rilasciata da Sistema Prosecco, la società creata dai Consorzi del Prosecco doc e docg per difendere la propria denominazione, è inequivocabile, almeno stando a quanto riportato da giornali e siti web: «No all’Asti Secco se fa confuzione in etichetta». In buona sostanza i veneti, che per mettere al riparo la propria denominazione dalle bizzarre leggi europee hanno esteso la zona di produzione fino al Friuli, sospettano una cosa abbastanza evidente: che cioè l’Asti Secco con questa definizione miri a mettersi nella scia prosecchista e, come fanno certi ciclisti, e “rubi il vento” prendendo velocità. Chiedono perciò che la dicitura “Secco” non crei confusione e se scelta sia messa in modo da scongiurare qualsiasi assonanza o somiglianza con i loro vini doc e docg.
L’Asti docg, quello dolce, da parte sua attraversa una grave crisi di volumi. In pochi anni sono state perse milioni di bottiglie. L’Asti Secco potrebbe sollerne, almeno un po’, le sorti. Almeno questo è quello che pensano Consorzio e maison spumantistiche.

Ma bisognava proprio rischiare di essere accusati di copiare il Prosecco? Qualche perplessità l’avevamo sollevata anche noi (leggi qui).
Perchè chiamarlo “secco”? La motivazione ufficiale parla della volontà di distinguere con la parola “secco” la differenza con lo spumante dolce. Ufficiosamente, però, si parla di aziende che hanno prodotti con il suffisso “dry” che non vogliono si confondano con il nuovo Asti. Dunque avanti con l’Astisecco o Asti Secco, anche se ciò vuol dire essere sospettati di copiare il nome Prosecco.
Ma come si è arrivati a questo? Ecco una sintesi di quello che è successo. Mesi fa SdP aveva anticipato i primi test su quello che allora avevamo chiamato Asti Dry (leggi qui). Avevamo scritto di eno-prototipi, progetti ancora in fieri, ipotesi. Poi la storia si era fatta più chiara, tanto che alcune aziende avevano prodotto l’Asti Dry e lo avevano fatto testare in feste ed eventi privati ottennendo larghi consensi (leggi qui). Quindi era corsa voce di chiamare l’Asti non dolce in un altro modo (leggi qui). Successivamente il Consorzio aveva deciso di continuare sulla strada di Asti Secco, come bene aveva specificato a SdP in questo video (dal minuto 3,39 guarda qui) Massimo Marasso, vicepresidente del Consorzio di Tutela e manager della F.lli Martini.
Il risultato di quelle scelte consortili è stato l’intervento di poche ore fa attribuito ai Consorzi del Prosecco che pare proprio il classico “aut aut”.
Difficile prevedere cosa accadrà. Intanto per il 13 novembre il Comitato vitivinicolo nazionale dovrà decidere se autorizzare o no la nuova denominazone Asti Secco.  E sarebbe meglio arrivare a quella data con una soluzione condivisa per evitare l’ennesima guerra italiana del vino.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

3 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. giovanni bosco 31 ottobre 2016 at 19:19 -

    Il nome penso si troverà, Sono i soldi per la promozione che difficile trovare…

  2. filippo 31 ottobre 2016 at 15:14 -

    Intanto grazie del commento. Beh, le aziende che hanno già prodotto l’Asti Secco hanno studiato per benino la lezione tanto che quelli che ho assaggiato io non sono solo buoni sono davvero spettacolari e soprattutto non somigliano per nulla al Prosecco o altri vini spumanti secchi o extra dry. Fidati, io l’ho degustato e l’Asti Secco o Dry o Non Dolce come vorranno chiamarlo è davvero un prodotto ottimo e con molte potenzialità. Sennò i veneti non s’incazzavano così. Per il resto fai qualche ricerca tra Santo Stefano Belbo e Canelli, troverai dei Moscati vinfificati non dolci che possono tranquillamente gareggiare con i Souvignon. Il che dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, che i piemontesi, a loro dispetto, sanno fare vini bianchi ottimi, anche con uve dolci.

  3. kuigi Santamaria 31 ottobre 2016 at 14:58 -

    mi domando avete giá assaggiato un moscato asti secco se non avete studiato metodi e modi di preparazione é imbevibile

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