Cronaca. Maxi frode vinicola in Veneto, ma le indagini sono partite da Asti. Finto vino Igt e false fatture. Tre in carcere, due ai domiciliari, sessanta indagati, sequestri per oltre 23 milioni di euro

inserito il 28 settembre 2017

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Le prime notizie sono state battute dalle agenzie nella tarda mattina di oggi, 28 settembre. L’Ansa riferiva che: «Il Nucleo di Polizia Tributaria di della Guardia di Finanza di Venezia ha dato esecuzione all’ordinanza con cui il Gip di Asti ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 persone, l’obbligo di dimora per altre 2 e il sequestro per equivalente di oltre 23 milioni di euro. I cinque avrebbero messo in atto un’associazione a delinquere transnazionale, finalizzata all’evasione fiscale, alla frode in commercio per migliaia di bottiglie di vino e al riciclaggio».
Nelle ore seguenti molti media riprendevano la notizia parlando di vino da tavola venduto come igt e doc e di centinaia di migliaia di bottiglie commercializzate in nero in evasione di iva, sia sul mercato nazionale che estero.
Qualche titolo dai siti dei quotidiani: “Parte da Asti l’inchiesta per evasione fiscale da 23 milioni di euro su vini con etichette false” (La Stampa); “Maxi-frode fiscale sui vini veneti: 3 arresti, 60 indagati sequestri per 23 milioni di euro - Bianchi, rossi e rosati spacciati per Doc e Igt in Italia e in Europa: la Finanza indaga per associazione a delinquere, frode in commercio ed evasione” (il Mattino di Padova); “Falso vino Igt, maxi frode fiscale scoperta dalla Guardia di Finanza” (Treviso Today); “Maxi-frode fiscale sul vino: un albese fra i tre arrestati” (ancora La Stampa); “Maxi-frode fiscale: 254mila bottiglie di vino vendute con etichette false, evasi 7 milioni” (Venezia Today): “Vino sfuso venduto come Doc: 5 arresti” (Il Tempo); “Treviso, finto vino Igt e false fatture. Cinque arresti, sequestrati 23 milioni” (Il Corriere del Veneto).
Nelle varie corrispondenze si parla del fatto che alcuni arrestati sarebbero piemontesi, si parla di un albese, poi di un cuneese e di due novaresi. Comunque nelle prime cronache non compaiono né nomi né indicazioni su aziende e strutture commerciali coinvolte. Poi sull’edizione on line del Corriere della Sera qualche spiraglio e si apprende che “Le tre persone arrestate risiedono nelle province di Cuneo e di Novara. In carcere sono finiti S.F.C., 51 anni di Diano d’Alba, F.L., 63 anni di Novara e I. G., una donna di origine romena di 52 anni residente Borgomanero. Obbligo di dimora, invece, per due siciliani, uno di Caltagirone e uno di Taormina. Quest’ultimo, residente in Germania, è ancora latitante”.
I quotidiano, inoltre, conferma che: “Nell’ambito dell’indagine della finanza sono state eseguite, in tutto il territorio nazionale, perquisizioni e acquisizioni documentali nei confronti di ulteriori soggetti coinvolti nella frode, in cui sono complessivamente indagate 60 persone“.
Il comunicato stampa ufficiale della GdF lo potete leggere qui.
Insomma saremmo davanti alla solita “storiaccia” a cui in Italia siamo purtroppo abituati: furbetti dell’agroalimentare che, secondo le accuse, avrebbero messo su un truffa per lucrare su tasse, imposte, vendendo vino da tavola per vino con denominazioni precise e pregiate.
E c’è subito chi, come Coldiretti Veneto, in questa vicenda tutta da chiarire vede il bicchiere mezzo pieno e dichiara all’Adn Kronos: “Venezia: Coldiretti, un plauso a forze dell’ordine che lottano contro la contraffazione” annotando che: “L’operazione odierna si inserisce nella lotta costante che le forze dell’ordine perseguono contro la contraffazione, a garanzia della genuinità dei segni distintivi dei prodotti agroalimentari di eccellenza italiani, a tutela dei consumatori ed a sostegno delle aziende virtuose che rispettano le regole”.
Tutto vero e condivisibile, anche se il mondo del vino italiano di queste cose ne farebbe davvero a meno.

SdP  

 
 

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