Douja, Unesco, vino e turismo, l’Astigiano s’interroga sul futuro, ma saprà trovare le risposte?

inserito il 12 febbraio 2018

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Il fuoco alle polveri lo hanno appiccato in più persone. La miccia è stata il convegno organizzato dal Consorzio della Barbera con il titolo provocatorio: “Paesaggi della Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato: da patrimonio vitivinicolo a brand”.
C’è stato chi si è chiesto se Asti città sia davvero capitale del vino visto l’assenza di qualsiasi riferimento a differenza del Palio, se non si pensi a cambiare la formula della Douja d’Or che quest’anno ha raccolto, insieme a elogi, anche critiche aspre. Si è chiesto se la Fondazione CrAsti abbia intenzione di selezionare meglio i soggetti a cui elargisce aiuti economici, se non sia il caso di potenziare la collaborazione con l’Albese, se davvero agli enti e alle istituzioni astigiane interessi essere al centro di un sito Unesco e se si sia capito come utilizzare questo importante riconoscimento e, infine, perché sembri sia stata accantonata l’idea di una Atl Unesco che avrebbe riunito i tre territori, Albese, Astigiano e Alessandrino, su cui insistono i Paesaggi Vitivinicoli Patrimonio dell’Umanità di, appunto, Langhe-Roero e Monferrato.
Ebbene qualcuno ha provato a rispondere.
Il presidente della Camera di Commercio di Asti, Renato Goria, in qualche modo (vedi la nostra videointervista) ha difeso il format della Douja d’Or. «Se si fa da 50 anni un motivo c’è» ha detto annunciando novità, come il concorso vinicolo allargato ai vini igt (e pensare che qualcuno lo vorrebbe abolire) e una serie di iniziative lungo tutto l’anno in collaborazione con i Consorzi vinicolo, Barbera e Piemonte Land of Perfection (Plop) di cui è presidente lo stesso Filippo Mobrici.
Il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, ha ricordato il progetto Vino e Cultura (presentato dalla Regione) che coinvolgerà i palazzi storici della città e annunciato una task force sul vino creando, naturalmente, molte aspettative visto che Asti allo stato è ancora fuori, per legge, dalla zona di produzione del moscato e non è ancora percepita capitale di denominazioni importanti come la Barbera o l’Asti docg che pure portano in etichetta il nome della città di Alfieri.
Mario Sacco, presidente della Fondazione CrAsti ha ricordato come sia basilare per Asti collaborare con il vicino albese, al netto del fatto che Camera di Commercio e Atl si accaseranno con l’Alessandrino.
Poi c’è stato lo sfogo di Stefano Chiarlo, vice presidente del Consorzio della Barbera, produttore vitivinicolo a capo, con la sua famiglia, della Michele Chiarlo una delle griffe del vino made in Asti, ma anche presidente di Astesana Strada del Vino, una delle poche realtà che unisce turismo e vino in provincia di Asti. Ha detto: «Il riconoscimento Unesco interessa davvero alle istituzioni astigiane? È stato compreso appieno il significato del riconoscimento dato nel 2014? E perché si è accantonato il progetto di una Atl Unesco unica? Secondo me è stato un gravissimo errore». Convitati di pietra l’Atl astigiana e lo staff del sito Unesco i cui rappresentanti non erano presenti.
Insomma su manifestazioni, Unesco, vino e turismo tante domande a cui bisogna dare una risposta. E il fatto che nell’Astigiano ci si ponga questi interrogativi è già una cosa buona.

fi.la.

Qui la videointervista a Renato Goria. Le riprese e le immagini sono di Vittorio Ubertone.

2 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. Vincenzo Gerbi 13 febbraio 2018 at 20:06 -

    Sull’utilizzo dell’Enofila Adriano Salvi ha ragione

  2. Adriano Salvi 13 febbraio 2018 at 09:53 -

    “E il fatto che nell’Astigiano ci si ponga questi interrogativi è già una cosa buona.” Ecco la tua conclusione mi sembra effettivamente l’unico punto di partenza per sperare che le cose cambino, riferendomi in particolare ad Asti città…..dove l’Enofila, secondo me sbagliando, è stata accantonata. Molti non sanno che il sotterraneo del medesimo edificio, nato a fine ottocento come cantina vinicola con l’apporto determinante di Gancia, ha volte in mattoni a vista molto belle ed andrebbe benissimo per ospitare un Enoteca stabile per acquisti e degustazioni che, francamente non vedo altrettanto funzionale, anche e soprattutto per mancanza di spazi e parcheggi (altrimenti il vino come lo carichi?) nei palazzi storici centrali. I locali in questione vennero chiusi per l’inagibilità da parte dei Vigili del Fuoco, ma non penso sia ostacolo insormontabile, anche dal punto di vista dei costi, per renderli utilizzabili, Sarebbe poi in seguito più praticabile l’ipotesi di collocare altri servizi ai piani superiori, come ristorazione ed altro…..non buttando alle ortiche una struttura costata molti milioni di euro. Da considerare anche che l’Enofila non è distante e facilmente raggiungibile anche a piedi dalla Stazione Ferroviaria. Sono solo gli astigiani, che considerano “distante” tutto quello che non è in piazza o corso Alfieri……quest’ultimo solo dal Bar Cocchi a salire….ma qui si parla di turismo ed i turisti non fanno storie a spostarsi di qualche centinaio di metri…Le recenti esperienze di Douja hanno dimostrato che gli spazi nei palazzi storici non sono idonei ad una manifestazione che voglia essere davvero non solo locale….poi facciano un po’ come credono,,,,,

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