Economia. «Nonostante la crisi l’agricoltura piemontese è in piena espansione e assume». La terra della Fiat si riscopre contadina. Giocoforza. Ora tagliamo la burocrazia please

inserito il 23 settembre 2016

Una volta era la patria della Fiat della Grande industria automobilistica, che c’è ancora, intendiamoci. Ora, in tempi di crisi nera, il Piemonte si riscopre contadino, giocoforza, e punta sulle sue eccellenze agroeconomiche che una volta, ai tempi dell’Avvocato, erano considerate poco più di un orpello, ma ora, in tempi di vacche magrissime, servono a dare reddito e soprattutto lavoro. Queste le sensazioni che emergono dalla nota che la Regione ha diffuso oggi. Nel documento ci si riferisce a un forum su formazione professionale in ambito agricolo.

Gianna Pentenero

Gianna Pentenero

Ecco il comunicato che pubblichiamo integralmente: “C’è un settore in Piemonte che, nonostante la crisi economica, appare in continua espansione dal punto di vista dell’occupazione: l’agricoltura. Nel corso della congiuntura economica negativa avviatasi alla fine 2008, le assunzioni nel ramo agricolo, infatti, si sono mosse in controtendenza,  mostrando una crescita lineare, con gli avviamenti passati dalle 32.700 unità del 2008 alle 44.000 unità nel 2015 (+ 34,5%).
Lo ha spiegato questo pomeriggio, l’assessora al Lavoro, Gianna Pentenero, intervenendo al convegno “Stati generali della formazione nell’agroalimentare. Le nuove opportunità per l’agricoltura del futuro”, organizzato nell’ambito di Terra Madre dall’ITS Agroalimentare del Piemonte,  in collaborazione con la Rete Nazionale degli Istituti Agrari, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e la rete degli ITS Agroalimentari.
“Nel medesimo periodo – ha aggiunto Pentenero per dare meglio conto del fenomeno -  i movimenti complessivi hanno segnato invece una flessione di quasi 50.000 unità (-8% circa). E nel primo semestre 2016, quando, per varie ragioni, i flussi occupazionali sono tornati a ridursi, il ramo agricolo ha continuato il suo trend espansivo, con una crescita dei movimenti registrati del 6,6% (+ 1.321 unità).
L’agricoltura dunque si qualifica, sotto questo profilo, come settore dinamico con potenzialità di natura anticiclica, che va progressivamente aumentando il suo peso sul totale delle assunzioni, salito dal 5% al 7,5% tra il 2008 e il 2015. Un fenomeno favorito dai processi di riqualificazione e diversificazione delle colture e delle produzioni, ma anche dalla maggiore sensibilità dei consumatori verso la qualità dei prodotti agricoli, e dalla crescente appetibilità che il settore esercita nei confronti dei giovani, proprio per la natura green delle attività che vi si svolgono”.
La domanda di lavoro dipendente stagionale nel settore primario coinvolge prevalentemente cittadini stranieri con una quota del 45% di lavoratori con meno di 35 anni, e una netta maggioranza di uomini. Le assunzioni si concentrano in alcune aree particolarmente vocate: le province di Asti e Cuneo, dove nel Saluzzese si arriva al 50% di movimenti nel settore sul totale, e i bacini di Acqui Terme nell’Alessandrino, di Vercelli, e, in provincia di Torino, di Pinerolo, nella fascia confinante con il Cuneese. Gli avviamenti, inoltre, hanno una durata media di oltre 4 mesi, configurandosi come occasioni di lavoro relativamente strutturate, con una prevalenza di braccianti e assimilati.
Caratteristica tipica dell’agricoltura è quella di poter contare su una filiera “allungata” che coinvolge l’industria di trasformazione, il commercio, il comparto turistico e della ristorazione. Anche in questo caso è evidente la natura anticiclica delle attività. Nel settore della trasformazione alimentare, il volume di assunzioni è rimasto pressoché invariato negli anni di crisi, oscillando intorno alle 15-16.000 unità annue, con una crescita a 18.700 avviamenti al lavoro nel 2015.
“L’agricoltura  – aggiunge Pentenero – fornisce occasioni di lavoro importanti, soprattutto per i giovani, occasioni che la Regione sostiene con convinzione grazie al sistema della formazione professionale. Ad oggi sono 35 le figure professionali del settore agroalimentare formate in Piemonte, grazie a oltre 200 percorsi formativi di vario livello, da quelli finalizzati all’ottenimento delle qualifiche per l’obbligo di istruzione e per il conseguimento del diploma professionale, ai percorsi per adulti disoccupati o occupati, passando per l’alta formazione, grazie agli Its, Istituti tecnici superiori che offrono percorsi biennali alternativi o complementari a quelli universitari, con percentuali di inserimento nel mondo del lavoro molto alte”.

Dunque l’agricoltura paga. Se ne sono accorti anche il Regione Piemonte. Ora bisognerebbe favorirla questa agricoltura, magari evitando burocrazie inutili e dannose, cerando canali preferenziali al credito bancario, regolando al massimo le assunzioni di lavoratori stagionali spiegando a sindaci e presidenti di Province (quelle che ancora funzionano) che i braccianti (stranieri o italiani) in regola vanno accolti al meglio. ne va del nostro essere un Paese civile che è e resta l’unico a fare qualcosa per i migranti. Insomma passare dalle aprole ai fatti. Si può fare.

SdP 

 

 

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