Festival di Venezia. Il direttore della rassegna cinematografica si chiama Barbera ed è piemontese, ma di vino piemontese in Laguna non c’è traccia. Invece lo Champagne è sponsor e il Prosecco scorre a fiumi. E pensare che vent’anni fa…

inserito il 31 agosto 2017

Ora ci saranno i soliti tromboni a raccontarci che è questione di sponsor, di contatti, di appeal. In realtà è solo questione di intelligenza e abilità: o ce l’hai o non ce l’hai. Il vino piemontese ultimamente non è che si stia promuovendo molto bene. A parte alcune aziende che si danna da fare, tutta la filiera istituzionale, cioè quella che dovrebbe offrire le megliori passerelle al vino made in Piemonte, si barcamena tra sagre di paese o poco più, tristi educational provinciali ad uso e consumo di gruppi di giornalisti stranieri in gita scolastica e celebrazioni melense che quando va bene sono autocelebrative.
Siamo ipercritici? Siamo ingenerosi nei confronti di chi si fa il mazzo per il vino piemontese? Non siamo costruttivi? Non forniamo soluzioni?
Questione di punti di vista. Chi fa giornalismo non dà soluzione, ma evidenzia quello che non va.
Volete un esempio. Eccolo. In questi giorni si sta svolgendo a Venezia la Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di cui è direttore il biellese Alberto Barbera.
Sbarcano al Lido vip e attori da tutto il mondo. Centinaia i giornalisti accreditati. Migliaia di visitatori. Perché il grande Cinema è anche un’eccellenza italiana e noi italiani siamo maestri in questo (almeno). Lo ha detto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ebbene il Cinema, come la moda, sul red carpet di Venezia c’è. Il vino italiano, invece, c’è in parte: c’è il Prosecco che scorre a fiumi e, giustamente, mette in mano alle celebrità calici colmi di bollicine del Nord Est e, tenetevi forte, tra gli sponsor del più importante festival cinematografico italiano c’è uno Champagne.
Ora, chiamateci pure beceri provincialotti, ma a Cannes con cavolo che ti fan mettere il nome di un vino italiano tra gli sponsor ammesso e non concesso che qualcuno lo abbia mai chiesto. Al festival francese, dove gli artisti italiani mietono tanto successo, ci sono solo sponsor francesi, tranne la solita carta di credito.
Non parliamo degli Oscar Usa dove l’unico sponsor visibile sul sito ufficiale è Rolex.
Eppure non è stato sempre così. Nel 1998, complice conoscenze e collaborazione tra il giornalista astigiano Elio Archimede e alcuni esperti di cinema piemontesi tra cui lo stesso Barbera e Steve Della Casa, che è stato ed è direttore di festival del cinema in Piemonte e in giro per l’Italia e a casa di vacanze nell’Astigiano, si fece gran presenza a Venezia di vini e cose buone piemontesi. Tra gli sponsor istituzionali c’era ancora la Regione Piemonte. Chi c’era racconta di un gran successo tra i volti famosi del cinema, dello spettacolo e del giornalismo.
Non sono, però, solo i grandi eventi con risonanza mondiale a essere snobbati da istituzioni e consorzi. Anche i flussi commerciali sono ignorati. In Piemonte, per esempio, esistono cittadelle dell’outlet che richiamano milioni di persone. A parte qualche mescita estemporanea non esiste un punto di informazione e degustazione di tutta quella grande filiera che è il vino del Piemonte. Eppure quegli outlet sono frequentatissimi da turisti russi, cinesi, arabi, americani, giapponesi, gente che adora fare shopping, assaggiare e il cibo e i vini italiani e si porterebbe via anche qualche bottiglia. Invece si preferisce navigare sottocosta, sempre nello stesso mare, al riparo dai venti che, se possono causare guai, porterebbero anche a nuove rotte e orizzonti.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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2 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. filippo 4 settembre 2017 at 20:20 -

    Grazie direttore

  2. Elio Archimede 4 settembre 2017 at 19:46 -

    Bravo Filippo
    Buona memoria

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