Forum. A Good Wine di Neviglie il battesimo dell’Asti Secco (senza il Prosecco) tra grandi entusiasmi e qualche perplessità

inserito il 10 luglio 2017

 

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Il titolo scelto dal sindaco di Neviglie (Cuneo), Roberto Sarotto che è anche produttore vitivinicolo, per il forum che si è svolto sabato 8 luglio era tutto un programma: “Prosecco e Asti Secco, un patto nel segno delle bollicine italiane”. Peccato che quelli del Prosecco non siano intervenuti («Erano indisponibili per impegni» è stato detto) e che quindi il convengno si sia trasformato in quello che, in definitiva, tutti un po’ si attendevano, cioè il battesimo della versione non dolce dell’Asti spumante.
“Padrini” del neonato debuttante, che, però, a causa della burocrazia potrà essere sugli scaffali solo dai primi giorni di agosto, il vice ministro dell’Agricoltura, Andrea Olivero, il vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, il parlamentare Massimo Fiorio, l’assessore regionale alle Politiche Agricole della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, il presidente del Consorzio dell’Asti, Romano Dogliotti con il direttore Giorgio Bosticco, oltre al sindaco Sarotto.

Da tutti è arrivata, com’era logico che fosse, la promessa che l’Asti Secco deve essere una opportunità per il comparto Moscato che in Piemonte segna un po’ il passo proprio per quanto riguarda l’Asti Dolce docg.
Il vice ministro Olivero ha confermato l’attenzione del Governo sui temi vinicoli anche ammettendo un eccesso di pudore «che, per esempio, i nostri cugini francesi non hanno» e sull’Asti Secco ha esortato tutti ad impegnarsi per far decollare al meglio il progetto.
Analoga posizione da parte di Fiorio che ha richiamato tutti alla necessità di divulgare e promuovere la cultura del vino anche nelle scuole come da proposta da lui presentata e di cui le Regioni potrebbero farsi carico.
Giorgio Ferrero ha ricordato il ruolo della Regione Piemonte nella vicenda Asti Secco, soprattutto supportando il Consorzio a superare ostacoli e intoppi. Il presidente del Consorzio di Tutela.
Dogliotti, ha auspicato che l’Asti Secco e l’Asti Dolce, entrambi a docg, siano espressione della migliore viticoltura e tecnica enologica del Piemonte e a Giorgio Bosticco è toccato ripercorre l’iter non facile che ha condotto al cambio del disciplinare per produrre l’Asti Secco, senza dimenticare i contrasti avuti con il mondo del Prosecco che non ha mai visto di buon occhio la nascita di un vino che nel Nord Est viene percepito come un concorrente che, come non bastasse, è prodotto da alcune aziende piemontesi esse stessi importanti imbottigliatrici di Prosecco doc e con un nome che, sempre secondo alcuni prosecchisti, allude proprio alle bollicine veneto-friulane.

C’è da registrare il fatto che i piemontesi hanno ancora una volta rispedito al mittente le accuse: il nome deriva dalla versione non dolce dell’Asti declinato secondo i termini tecnici del comparto spumanti, «e le caratteristiche organolettiche, di profumi e sapore dell’Asti Secco non ne fanno certo un clone del Prosecco» ha puntualizzato Sarotto che ha anche spiegato lo spirito del convegno di Neviglie: «Il settore degli spumanti è strategico per i Paesi che producono vino. In questo senso il forum di Good Wine avrebbe voluto gettare le basi di una sinergia tra le bollicine italiane nel segno di azioni e atteggiamenti comuni, nel rispetto delle proprie peculiarità, soprattutto sui mercati esteri dove il competitori non italiani fanno spesso sistema».

Ma cosa si farà davvero per promuovere l’Asti Secco? Bosticco, dopo avere illustrato i risultati di una ricerca di mercato eseguita in Italia e in Germania che avrebbe fatto registrare il gradimento dell’Asti Secco della maggior parte dei consumatori interpellati a scegliere alla cieca tra vari spumanti secchi, ha annunciato un fondo da 300 mila euro per convincere baristi e ristoratori del territorio di produzione a proporlo ai propri clienti. Altre iniziative sono state annunciate mesi fa anche in ambito nazionale e internazionale. Soprattutto educational per far conoscere il prodotto. Basterà?
E le aziende? Allo stato, al di là delle belle parole, non sembra che le due multinazionali, Martini & Rossi-Bacardi e Campari, abbiano già messo mano al progetto al di là di prototipi più o meno definitivi. Tanto che loro bottiglie di Asti Secco al banco d’assaggio voluto da Sarotto e allestito in modo permanente a lato del forum, non ce n’erano.
Gli unici a rispondere all’appello di Sarotto (egli stesso presentato una sua versione di Asti Secco) e a mettere a disposizione bottiglie di Asti (molte con etichette provvisorie) sono stati: Capetta, Gancia, GiBò-Tosti, F.lli Martini e perfino la piccola cantina nevigliese di Cascina Fonda di Massimo Barbero, un segnale, questo, che potrebbe essere interessante.
Se, infatti, anche piccole e medie cantine si mettessero a produrre Asti Secco si verificherebbe quello che accade da sempre nel mondo dello Champagne, dove anche piccoli vignerons producono bollicine di pregio evitando così che il vino spumante francese, più venduto e pagato al mondo, resti in mano a pochi marchi i quali, in posizione dominante, potrebbero fare il bello e il cattivo tempo. Dunque l’Asti Secco come una sorta di “pubblic company” con produttività e reddito spalmati su una platea ampia di attori, tutti protagonisti e nessuno comprimario come accade oggi nel mondo dell’Asti docg dolce.

Ma al forum di Neviglie, a cui a sorpresa è intervenuto anche il ministro per gli Affari Regionali, Enrico Costa (che è originario del Monregalese) ci sono poi stati interventi “di lusso” dalla platea. Hanno parlato Massimo Marasso, direttore generale della F.lli Martini che ha auspicato un posizionamento di prezzo dell’Asti Secco al livello del Prosecco docg; Filippo Mobrici, presidente del Consorzio della Barbera e da poco eletto anche alla guida di Piemonte Land of Perfection, il supercosorzio che armonizza le azioni di promozione dei consorzi vinicoli piemontesi, ha assicurato l’appoggio al nuovo progetto e augurato che aiuti lo sviluppo della filiera; Alberto Canino, enologo della Tosti ha ricordato come già venti anni fa alcune aziende avessero provato a produrre l’Asti Secco, «ma non c’era ancora la necessità e la “ferocia” con cui oggi gli enologi hanno perseguito questo obiettivo e con successo direi» ha dichiarato. E qualche perplessità è venuta proprio da Barbero di Cascina Fonda che ha dichiarato il suo amore per la vocazione dolce dell’uva moscato subito rincuorato dal direttore Bosticco, «Non ci dimentichiamo dell’Asti dolce e del Moscato, ma l’Asti Secco è una possibilità in più» ha detto ricordando un altro progetto, quello di una “sweet valley”, cioè una valle dolce, che unisca idealmente le eccellenze agroalimenatri piemontesi che nascono in riva al fiume Tanaro tra Alba e Asti, da quelle dolciarie che hanno il proprio campione nella Ferrero con la miriade di aziende più piccole ce producono altre specialità, alle colline del moscato.

Infine il sindaco-produttore Roberto Sarotto ha chiuso l’incontro invitando tutti a impegnarsi perché l’Asti Secco, senza dimenticare il classico “fratello maggiore” dolce, diventi davvero vino di territorio ottenuto dalle uve moscato migliori di sempre.

SdP

Qui le nostre video interviste ad alcuni relatori del forum e a due industriali del vino che dicono la loro sull’Asti Secco.
Le riprese e il reportage fotografico sono di Vittorio Ubertone.

Le video interviste

Le fotografie

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