Forum. Pane, vino e turismo, parte da Asti la sfida alle eccellenze locali. Ma la strada da fare non è poca

inserito il 6 dicembre 2016

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La Coldiretti di Asti prende a pretesto la presentazione dei dati dell’annata agraria (di per sé non una cosa che faccia vibrare di gioia i giornalisti qualsiasi associazione la presenti) per parlare di progetti da realizzare.
Per i dati dell’annata è presto detto: il vino è ok, la Barbera spunta ottime quotazioni, ma solo le partite selezionate e l’Asti docg continua a zoppicare; l’allevamento è stabile la vendita di carne meno; i cereali e il latte danno grattacapi a non finire.
Insomma più ombre che luci, ma passabile per l’Astigiano dove il vino è tutto o quasi.
Ora i due progetti da realizzare che si posizionano, diciamo così, tra i “desiderata” dell’organizzazione presieduta da Roberto Cabiale: hanno come tema pane e turismo. Non male come slogano no?
Sul palco si accomodano gli esperti: uomini di marketing, mugnai, panettieri, consorzi.
L’appello è: “possiamo fare il pane che si vende e si mangia nell’Astigiano solo con farine ottenute da grano coltivato in provincia di Asti”. Risparmiando il tour di interventi il succo è: “sì, si può fare a patto che si venda”. Sembra una battuta, invece è alla base di ogni teoria economica che si studia all’Università.
Dunque se facciamo il pane buono, con il nostro grano e lo vendiamo è meglio. Gli agricoltori possono coltivarle più grano, i mugnai macinarlo e i panettieri farlo e venderlo. La Regione Piemonte, rappresentata dall’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, è disposta a dare una mano. C’è persino la stretta di mano a favore di fotografi. Roba da mercato Anni Cinquanta ma fa sempre un certo effetto. Però tutto deve ancora essere fatto. Quello di Asti, a cura della Coldiretti, è un seme gettato. Vedremo se si farà spiga e, magari, campo.
Spinoso, per l’Astigiano, il tema turismo. Però i dati del dopo Unesco dicono che i turisti sono aumentati. Sul palco ancora esperti: rappresentati dell’associazione Unesco, degli albergatori, dei ristoratori, ancora uomini di marketing e persino una rappresentante del Coni in onore del fatto che il Monferrato sarà Community Europea dello Sport (e speriamo serva a qualcosa).
Tutti parlano. Ne viene fuori un messaggio comune: l’Astigiano (ma anche tutto il Piemonte) ha eccellenze non seconde a nessuno, deve impararle a sfruttarle facendo “squadra”. Non propriamente una novità, che, tuttavia, va sempre bene per mettere un primo mattone. Di cosa? Una sinergia (altra parolaccia un po’ abusata) tra tutti gli attori del settore, dagli enti pubblici alle imprese.
Ci riusciranno gli astigiani? Coldiretti Asti ci crede e fa bene. Qualcuno sul palco ricorda le continue tentazioni isolazioniste dell’astigiano medio che ha sempre mal sopportato la cooperazione con il vicino di casa, figuriamoci con un concorrente.
I tempi, però, sono cambiati. Gli uomini anche, o almeno dovrebbero.
Quella della Coldiretti ad Asti è stata senza dubbio la presentazione di una sfida, anzi più sfide. Qualcuna va avanti (la Barbera), altre sono guardate a vista (sulle nocciole c’è il rischio speculazione). Quelle del pane e del turismo ai tempi dell’Unesco sono agli albori. Vale la pena tentare anche se sarebbe bello che tutti gli “agricoli” fossero dalla stessa parte. Ma per questo, forse, è ancora presto.

SdP

 

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