Il commento. I “gattopardi” piemontesi del Moscato. Tanti cambiamenti perché nulla cambi

inserito il 23 Agosto 2014

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Che cosa sta succedendo nel mondo del moscato piemontese? Niente. O meglio, per dirla con Tomasi di Lampedusa l’autore del romanzo “Il Gattopardo”, accadono tanti cambiamenti perché nulla cambi realmente.

Cosa è cambiato

È cambiata la giunta regionale del Piemonte guidata, dopo la parentesi del leghista Roberto Cota, dal piddino Sergio Chiamparino.

È cambiato l’assessore regionale all’agricoltura, ora è Giorgio Ferrero, ex presidente regionale Coldiretti e fedelissimo del “Chiampa” che ha preso il posto di Claudio Sacchetto ex leghista in rotta con l’ex governatore Cota (ex bossiano?).

È cambiata la rappresentanza agricola con Agrinsieme Moscato, presidente il vignaiolo astigiano Pietro Cirio, che raggruppa vignaioli e cantine di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative, e che fa da contraltare a Coldiretti che a sua volta sembra avere inglobato Assomoscato e tutti i suoi “germogli”.

Sono cambiati, per modo di dire, i vertici del Consorzio dell’Asti (sede storica in piazza Roma ad Asti e sede operativa ad Isola d’Asti, entrambe rigorosamente fuori dalla zona di produzione del moscato docg) con il presidente Gianni Marzagalli che dopo il “rimpastino” di qualche mese fa si è assicurato altri tre anni di incarico al fianco del direttore Giorgio Bosticco.

Ma nonostante questi cambiamenti, a pochi giorni dalla vendemmia e con un accordo interprofessionale ancora da siglare (se ne parlerà, forse, la prossima settimana), è rimasta intatta la voglia di alcuni protagonisti di incasinare la situazione di una filiera che è tra le poche che garantisce ancora reddito dignitoso ai viticoltori: tra i 12 e i 14 mila euro all’ettaro. Di meglio in Piemonte fa solo il nebbiolo da Barolo, per dire.

L’osso conteso

L’”osso” attorno a cui si litiga è sempre quello: apparentemente le rese e il prezzo delle uve ad ettaro, in realtà il controllo di un comparto che oltre al potere eno-politico offre accesso a quote di risorse private e pubbliche messe a disposizione per: “promozione e valorizzazione del prodotto” (ma quante volte ne abbiamo sentito parlare?) e/o “gestione dell’accordo” (il senso della frase è sempre stato piuttosto nebuloso).

Da dove arrivano queste risorse? Dalle trattenute applicate ai produttori di uva (che in molti vorrebbero cancellare) e dai fondi europei dell’Ocm vino, l’organizzazione comune di mercato che dovrebbe garantire stabilità e crescita al mercato enologico italiano e europeo. Con risultati altalenanti. Ci sono mercati che hanno reagito bene, come Usa e Russia (quest’ultima assorbe il 10% dei 90 milioni di bottiglie di Asti docg, ma con l’acuirsi dell’embargo russo per la crisi ucraina potrebbe risentirne) e altri ancora in stand-by, come la Cina.

Protagonisti poco talentuosi

Ma torniamo al moscato piemontese e alle beghe che nessuno riesce a fermare. A nostro avviso essenzialmente per un motivo: non esiste oggi un attore autorevole su questo palcoscenico.

Regione Piemonte: dì qualcosa di politico…

Cominciamo dalla Regione Piemonte. Troppe volte l’assessorato all’Agricoltura, tirato per la giacca da tutti, ha confuso la mediazione con l’ansia di non scontentare tutte le parti in causa. Il risultato, acuito dalla crisi della politica regionale e nazionale, è stato una graduale perdita di autorevolezza dell’ente che dovrebbe dettare la linea etica e ideale (sì, ideale) di un business che non è solo soldi, ma anche equità sociale. Insomma i politici tornino a fare i politici, al di sopra di tutto e tutti. In Italia, questa, forse è una pia illusione. Tuttavia, come si diceva una volta, le illusioni sono il pane dei sognatori e a volte i sognatori cambiano il mondo. Riuscirà Giorgio Ferrero a cambiare questo imprinting? L’uomo è attrezzato, ma è tutto ancora da vedere.

Il Consorzio con la “sindrome cinese”

Il Consorzio dell’Asti oggi, almeno a quanto sanno i giornalisti che sono sempre meno convocati nella sede di piazza Roma, appare più appiattito su posizioni notarili e tecnicistiche che seriamente intenzionato a prendere in mano la situazione dal punto di vista programmatico e di sviluppo del comparto. Scelte confermate dal silenzio di queste ultime settimane, se si esclude l’operazione Lady Asti in Cina (una sorta di evento karaoke alla Fiorello in salsa cinese sembra confermato anche per il 2015) di cui poco si è saputo e si sa. Oltre alla “sindrome cinese” il Consorzio promuove a spron battuto l’Asti Hour, ossessiva proposizione dell’Asti spumante docg miscelato a succhi di frutta in occasione di fiere, sagre, manifestazioni ad uso e consumo delle aziende associate, ma anche in bar e locali in giro per l’Italia, come un Prosecco doc qualsiasi. Quanto questo clone astianizzato dello Spritz abbia fatto bene al comparto, sarà, ci auguriamo, oggetto di un prossimo report del Consorzio.

Imprenditori poco imprenditoriali?

Capitolo industrie. Oggi quelle del moscato si beano di vendere ogni anno 90/100 milioni di bottiglie tra Asti e Moscato docg. Quelli del Prosecco (doc e docg) sembra non facciano mistero di puntare a 400/500 milioni. Nel mondo si vendono annualmente circa mezzo miliardo di bottiglie di bevande a base moscato. I prodotti con il moscato piemontese sono quindi appena un quinto. Il resto è fatto con moscato non piemontese (Pavia, Sud Italia) e non italiano (Est Europa, Usa su tutti). Basterebbe questo a chiedersi perché, in un momento in cui tutti nel mondo dicono che il moscato è il vino che più incontra il gusto globale, gli imprenditori piemontesi non pensino a sfruttare le coltivazioni locali che, per prime tra Ottocento e Novecento, sono servite a sfruttare commercialmente a livello planetario il vino moscato. Miopia imprenditoriale? Management inadeguati e poco motivati? Eccessiva instabilità della filiera? Burocrazia e controlli spinti all’esasperazione? Voglia di vendere quello che si vende più facilmente (vedi alla voce Prosecco)? Forse un po’ tutto questo. Sta di fatto che le industrie vinicole piemontesi che fanno innovazione sul moscato oggi si contano sulle dita monche di una mano mozzata.

Associazioni in crisi di nervi

Il mondo sindacale del moscato riflette quello della rappresentanza nazionale dei lavoratori. E non è un complimento. Agrinsieme Moscato e Coldiretti/Assomoscato sembrano più concentrate sulla conquista di potere e di fette di rappresentanza che non a difendere, possibilmente su basi comuni, l’interesse dei viticoltori. Tutti, o quasi, contro tutti. E come non bastasse sia da una parte, sia dall’altra ci sono maldipancia e lotte intestine. I coldirettiani più moderati contro gli assomoscatisti più integralisti e tutti insieme contro quelli di Agrinsieme Moscato tacciati di collaborativismo con la parte industriale vista sempre come un avversario e mai come un partner. Quelli di AM alle prese con estenuanti discussioni interne alla ricerca di una unanimità forse impossibile da trovare, e tuttavia uniti (o quasi) nel criticare le posizioni di Coldiretti e Assomoscato tacciate di eno-integralismo inquinato da scarsa concretezza e lungimiranza. Il risultato è un fronte agricolo frammentato e ben oltre l’orlo di una crisi di nervi, litigioso fino al masochismo tafazzista, in preda delle proprie fronde, che rischia di parcellizzarsi ancora di più, percorso da travaglianti diatribe personali che non hanno nulla a che fare con la filiera, ma tanto, invece, con aspirazioni personali, voglia di protagonismo, caccia ai fondi necessari per mantenere la proprio organizzazione. Insomma un disastro.

Ctm “esaurito”

Un discorso a parte merita il Ctm, il Coordinamento terre del moscato, fondato anni fa dall’ex assicuratore Giovanni Bosco. L’ultima provocazione del fondatore che porta il nome del Santo di Castelnuovo d’Asti è quella di eliminare l’accordo interprofessionale. Sostiene Bosco: «Se scompaiono le trattenute per l’Assomoscato e per i Sorì a cosa e a chi serve ancora l’accordo? Sono ormai diversi anni che il prezzo stabilito in paritetica non viene rispettato dalla parte industriale. Le rese stabilite servono più per incrementare le scorte che per una reale necessità di vendite. Ma allora a cosa serve ancora questo accordo sul Moscato?». È bene ricordare che Bosco, su mandato del Consorzio di Tutela, è rappresentante in seno alla commissione qualità dei Sorì (i vigneti ripidi premiati con una quota ulteriore di euro/ettaro per la loro valenza qualitativa e sociale, soldi mesi dai vignaioli non dalle aziende) voluta dall’assessorato regionale retto da Claudio Sacchetto, predecessore di Ferrero. Oggi il Ctm sembra avere esaurito quel ruolo di guida illuminata e distante da tutto e tutti che aveva sviluppato ai tempi dei Cobas del Moscato e che, anni dopo, gli aveva attirato anche le ire del presidente di Assomoscato, Giovanni Satragno, da 12 anni alla guida dell’associazione di produttori. Attualmente il Ctm si barcamena in un mare di finta bufera che si placa come d’incanto quando si comincia a staccare l’uva e ancora di più quando le cantine cominciano a staccare gli assegni per pagare i viticoltori.

La classe operaia dei vignaioli non va in paradiso

E veniamo ai vignaioli. Non sono esenti da colpe per continuare, come in passato, a delegare ad altri scelte che dovrebbero essere loro esclusiva. Come? Cominciando prima di tutto a fare buona uva in vigna e a pretendere prezzi differenziati per le partite migliori. Chiedendo di potere coltivare solo moscato docg nella zona di produzione, magari sostituendo proprio con il moscato docg, senza tanta burocrazia e scandalo e discussioni inutili, i vitigni meno remunerativi e le quote di vigneto perse dalle revisioni. Qualcuno lo ha detto. Ma in tanti, troppi, hanno fatto criticato o fatto finta di niente. olpevolmente a nostro avviso.

Tutto e niente, come sempre

Mentre scriviamo non si sa ancora quando si inizierà la vendemmia del moscato se a fine agosto o ad inizio settembre. Con tutte queste piogge la qualità dell’uva è a macchia di leopardo con aree ottime e altre attaccate da funghi e malattie. La media potrebbe risentirne. E non c’è ancora l’accordo interprofessionale. Sui media s’incrociano le dichiarazioni bellicose di tanti presunti protagonisti della filiera. Una sceneggiata che ormai non appassiona più neppure i cronisti che se ne devono occupare per contratto.

Ma in conclusione che cosa sta succedendo nel mondo del moscato piemontese? Niente. O, meglio, succede di tutto perché non succeda nulla. Ancora una volta.

Il Moscato di Pavia Igt più caro di un Asti docg

E per chiudere le foto recentissime di vini dolci a base Moscato (ma in mezzo c’è anche qualche bottiglia di Brachetto) scattate da un nostro lettore in un supermercato di Canelli.

C’è un vino Moscato non piemontese a quasi 6 euro (5,99) e Asti docg a meno insieme a bottiglie di Moscato Spumante (fatto con uve piemontesi o no?) a meno di 3 euro. Sarebbe uno spunto per riflettere. Ma ormai non lo fa più nessuno. Forse meglio godersi le foto in bianco e nero di Vittorio Ubertone del sito Unesco nell’area di Canelli. Buona visione.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

6 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. Fabio Gallina 23 Agosto 2014 at 17:41 -

    Bravo Filippo: come sempre tante parole e pochi fatti. E come diceva Alberto Sordi nel film “I Vitelloni” di Fellini: LAVORATORIIIIIIII, cui seguiva il gesto dell’ombrello e una lunga pernacchia (https://www.youtube.com/watch?v=jD45TQIfcoo).

  2. Fabio Gallina 23 Agosto 2014 at 17:39 -

    Bravo Filippo!!!

  3. giovanni bosco 23 Agosto 2014 at 15:30 -

    @Filippo le risposte alle mie domande Tu le conosci molto bene, solo che non vuoi sporcarTi le mani e allora le mani me li sporco io. Una premessa :la paritetica per i prezzi e le rese dell’uva moscato è formata da 12 elementi dell’industria e 12 elementi x la parte agricola. I componenti della parte agricola sono così suddivisi 5 Assomoscato, 4 Agrinsieme e uno a testa per i sindacati Coldiretti, Cia e Confagricoltura.Mentre Assomoscato in paritetica è rappresentata dal presidente, dai vicepresidenti e da due consiglieri(tutti produttori di moscato) Agrinsieme è rappresentata in maggioranza dai sindacalisti tantè che in questi giorni è stata recapitata una richiesta all’Assessore all’Agricoltura Ferrero a nome di Agrinsieme firmata da Lodovico Actis Perinetto, Tommaso Mario Abrate e Gian Paolo Coscia presidenti rispettivamente di Cia, Alleanza cooperative e Confagricoltura Piemonte. Tutto questo perchè? Agrinsieme non ha una struttura con sedee soldi, non avendo contributi, e quindi usufruisce delle sedi delle tre componenti dell’Associazione. Da quest’anno non ci sarebbero più contributi neanche per Assomoscato e quindi Assomoscato per soppravvivere dovrà finire nelle braccia di Coldiretti e il gioco è fatto. A comandare dopo la rivoluzione del ’99 con i Cobas tornerebbero le organizzazioni sindacali molto più morbide con la parte industriale. Passiamo alla seconda domanda del perchè Assomoscato dovrebbe firmare il prezzo a 10,50 al mg. Cosa succederebbe a Satragno e compagnia se il prezzo di 10,50 al mg. proposto dall’industria dopo la firma venisse imposto ai produttori di moscato quando gli stessi hanno in tasta contratti che superano di gran lunga questo prezzo. Non vorrei essere al loro posto. Ma era così anche negli altri anni ,qualcuno mi direbbe, ma allora c’erano i contributi per le Associazioni di Categoria (Assomoscato e Vignaioli Piemontesi) e la firma era soppravvivenza.
    Le rese. Sappiamo tutti che sono solo due le ditte che hanno bisogno di prodotto per integrare la proprie scorte, chi perchè ha venduto di più, chi perchè ha il prodotto sotto sequestro. Le rimanenti aziende preferiscono rese basse così hanno più aromatico per produrre quel Moscato Spumante che viene venduto più caro dell’Asti Spumante e che il CTM sta combattendo con la richiesta del ripristino della terza DOCG il Moscato d’Asti Spumante Docg.
    Buon Moscato d’Asti Spumante…dei Sorì
    giovanni bosco

  4. filippo 23 Agosto 2014 at 13:38 -

    le due domande le dovresti fare ai due diretti interessati: 1) pietro cirio, credo non ti sia difficile contattarlo; 2) giovanni satragno, ti dovrebbe essere ancora più facile contattarlo. Non ho mai detto né scritto che il Ctm non è più un movimento d’opinione, ho solo mosso la critica, credo più che lecita, che dia l’impressione di aver perso quella spinta propulsiva autonoma che lo aveva caratterizzato alla sua nascita. Sul fatto che non conti nulla in paritetica mi permetto di dissentire, alcuni presunti attori di quel scenario provengono dalle fila del Ctm (ma poi hanno ne perso un po’ lo spirito, a mio avviso). Quanto al progetto alla terza docg, sembra il terzo segreto di Fatima… perché c’è già (anche se non è docg) e tutti fanno finta di non saperlo. Sulla bontà o meno del progetto non mi pronuncio. Le industrie dono contrarie, una parte degli agricoli anche, Coldiretti e Assomoscato hanno sposato la causa Ctm. Chi ha ragione? A pelle direi chi ha in mano il mercato. E magari il Ctm qualche domanda dovrebbe porsela (nessuno, neppure SdP ha la verità assoluta in tasca). Perché anche il solo remoto sospetto con con la terza docg magari si sani la posizione fuori dal disciplinare di moscati supergasati che, a quanto ha dichiarato anche il Consorzio, sono stati messi sul mercato, bhe, dovrebbe far riflettere. Poi, fanciot, si può fare di tutto… guardate, ad esempio, quelli del Prosecco che se ne sbattono… e fanno affari (per favore Giovanni non tirar fuori le storie degli ettari bloccati e delle frane assassine che si sono dimostrati belle e buone bufale estive)… buona giornata e buon fine settimana anche a te

  5. vitari andrea 23 Agosto 2014 at 13:29 -

    Articolo molto bello, forse bisogna rivedere la filiera non quella produttiva ma quella della divulgazione e tutela che tutelano chi non è mai andato in vigna ma vendemmiano tutto l’anno con il lavoro e risorse altrui.

  6. Giovanni bosco 23 Agosto 2014 at 11:29 -

    Permettimi due domande.1- come mai nelle tre paritetiche svolte in REgione nel 2014 non si e’ mai presentato il presidente di Agrinsieme? 2- Potrebbe Assomoscato firmare un prezzo a 10,50 euro al mg. quando il prezzo reale supera gli 11 euro al mg? Il CTM resta un movimento di opinione senza contare nulla nelle trattative e attualmente è’ concentrato sulla terza DOCG. Buon Moscato d’Asti Spumante…dei Sori. Giovanni bosco

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