Inaugurazione. A Barolo (e dove sennò?) nasce il Wine Tasting Tour, la prima “road map” che presenta tutti i vini del Piemonte. Servirà per fare sistema?

inserito il 7 novembre 2017

Quesito 1: dovete allestire una sala dove si illustri il mondo del vino del Piemonte, dove, con un solo colpo di vista, il visitatore abbia una infarinatura, ma il più possibile completa, dei vini piemontesi, magari con la possibilità di assaggiarli tutti. Dove la collochereste? Quesito 2: a chi affidereste la creazione della sala?
Risposta 1: nel castello di Barolo, a fianco del museo del vino (wimu) che ogni anno attira decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo interessati al mondo enologico piemontese, risposta 2: allo staff di Collisioni, il festival musico-culturale che ormai è diventato un collettore di risorse economiche istituzionali e private destinate non solo al famoso festival estivo che si fa a Barolo con concerti di grandi star internazionali e nazionali e forum culturali, ma anche a iniziative agroalimentari, vino in testa, a pieno titolo inserite nel pacchetto che Collisioni gestisce nel segno di un attivismo culturale che in Piemonte sembra più appannaggio di privati che del pubblico.
Detto ciò il tema di quello che qui abbiamo concretizzato in questi (1 e 2) si è concretizzato nella serata piovosa (evviva! dopo troppa siccità) di lunedì 6 novembre dove al Castello di Barolo è stato presentato il Wine Tasting Tour, appunto una sala di promozione e conoscenza dei vini piemontesi. Artefici, come dicevamo, quelli di Collisioni. Filippo Taricco, uno dei “deus ex machina” ha spiegato benissimo spirito e genesi dell’iniziativa: «Abbiamo pensato al Piemonte come un grande vigneto che andava raccontato nei suoi odori, terre, sapori».
E così, con lo scenografo Lucio Diana e la consulenza dell’enogiornalista Ian D’Agata, è venuto fuori un percorso con ampolle odorose (non fatevi ingannare dalla forma un po’ biricchina, di tratta di decanter di vetro) che ripropongono le fragranze del vino, altre che ne riprendono i colori, teche dove sono conservate le terre delle varie aree viticole piemontesi, grandi mappe dei territori vinicoli del Piemonte e audio (anche in Inglese! evviva!) con le raccontano insieme, ovviamente, a dispenser che con da uno a tre auto ad assaggio, a seconda della quantità selezionata, permettono di degustare i vini piemontesi.
Non un’idea nuova, un panel di terre, aromi e sapori era già stato presentato nel 2011 al Vinitaly di Verona nel bellissimo e grande stand del Consorzio dell’Asti ed era stato anche ripreso dalle telecamere della Rai.
Tuttavia questo Wine Tasting Tour nel Castello di Barolo unisce, per la prima volta, diversi appeals. Intanto il fatto di sfruttare proprio il nome di Barolo che nel mondo significa vino italiano, poi la location da urlo del castello, quindi il colpo d’occhio unico non solo rivolto ad un solo vino, a una sola area o denominazione, ma che raccoglie quasi tutto o scibile enologico piemontese in un gioco di squadra che per il Piemonte. da sempre terra di campanili spesso in lite tra loro, è davvero una novità assoluta.
Non a caso tra i relatori della presentazione la parola d’ordine è stata “insieme”. E c’è da fare osservare che oltre a Taricco, Diana e D’Agata, a tenere a battesimo il Wine Tasting Tour c’erano Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Piemonte Land of Perfection e Giandomenico Genta della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (partner dell’iniziativa) insieme al sindaco di Barolo, Renata Bianco nel ruolo di padrona di casa, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero a fare da padre nobile.
Anche la platea era di livello con presidenti, direttori di Consorzi e associazioni che operano nel campo del vino in Piemonte e, ovviamente, produttori tra griffe affermate ed emergenti.
In conclusione questa della nuova “road map” del vino Piemonte è sicuramente una genialata dalle gambe lunghe, che, però, deve essere fatta camminare e non solo dentro i confini albesi. Per questo non basta che se ne parli, ma servono azioni sul territorio e fuori. Enoteche e botteghe del vino, Comuni, quel che resta delle province, Consorzi, associazioni, ma anche ristoranti, uffici turistici pubblici e privati dovrebbero sentirsi in obbligo di segnalare, indicare, proporre visite al Wine Tasting Tour.
Insomma tutti dovrebbero dimostrare nei fatti che il Piemonte del vino (e magari non solo quello) è in grado di fare sistema non solo a parole.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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