Intervento. L’aut aut di Giorgio Rivetti (Contratto) su Repubblica: «Metodo Classico solo con uve pinot e chardonnay. Il nebbiolo? Resti per i grandi rossi»

inserito il 6 settembre 2018

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L’uva nebbiolo insieme a pinot nero e chardonnay per fare l’Alta Langa? L’ipotesi, svelata mesi fa per la prima volta su questo blog, è tornata alla ribalta in questi giorni grazie a un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica da Giorgio Rivetti, patron della maison vinicola canellese Contratto.
Rivetti ha, in sostanza, confermato quello che aveva già dichiarato a SdP e cioè che il nebbiolo, a suo parere, non deve entrare nel disciplinare dell’Alta Langa perché ne snaturerebbe il progetto originale. Con Rivetti ci sarebbero molti produttori di Alta Langa, anche albesi.
Favorevoli o comunque non contrari a questa soluzione sarebbero molti barolisti, ovviamente, ma anche alcuni vertici del Consorzio di Tutela, presieduto da Giulio Bava, e della Regione, tra cui lo stesso assessore Giorgio Ferrero che vedono di buon occhio l’ingresso di un vitigno autoctono nella basa ampelografica dell’Alta Langa anche se, ad onor del vero, pinot nero e chardonnay sono coltivati in Piemonte e sono base di grandi spumanti già dal 1800. Leggete qui e qui.
Ma che cosa ha dichiarato esattamente Giorgio Rivetti al quotidiano di De Benedetti? Ebbene Repubblica, dopo avere illustrato i successi internazionali delle bollicine Alta Langa made in Contratto, ha chiesto direttamente all’imprenditore astigiano cosa ne pensasse del progetto nebbiolo. Questa la risposta: «… Siamo solo all’inizio, stiamo ancora sperimentando. Bisogna essere rigorosi sulla qualità e impedire che oltre a pinot nero e Chardonnay per fare l’Alta Langa si possano usare altri vitigni. Il nebbiolo utilizziamolo per Barolo e Barbaresco…». Più chiaro di così.
E ora che cosa accadrà? Diversi gli scenari possibili. Da una parte il Consorzio potrebbe portare sul tavolo il tema nebbiolo e non è escluso si apra un forum di confronti tra favorevoli e contrari, magari con il contorno di relazioni professionali di segno diametralmente opposto e di eguale valore.
Oppure il tema potrebbe essere abbandonato favorendo la nascita (ma nessuno parli di ripicca!) di un ipotetico Langhe docg Metodo Classico che, però, dovrebbe cominciare da zero senza avvalersi del tanto lavoro svolto in questi anni da Consorzio e produttori di Alta Langa.
Insomma per chi ancora non l’avesse capito quello delle bollicine, stante il trend commerciale in aumento e sempre più proficuo, è sempre un bel business.
A patto però che non esasperi protagonismi, fughe in avanti, liti e divisioni, specialità, queste due ultime, nelle quali i produttori vinicoli piemontesi sono purtroppo campioni mondiali.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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