Intervista. Marco Mazzini (Martini & Rossi/Bacardi): «L’Asti docg resta protagonista delle nostre bollicine. Gli spumanti focus principale con crescita a doppia cifra nel mondo». E sul nuovo Asti Ice firmato M&R dice…

inserito il 7 luglio 2019
PH. Gon De Fazio

Marco Mazzini (Martini&Rossi/Bacardi)

Marco Mazzini è l’uomo delle bollicine di Martini & Rossi/Bacardi nel mondo. È lui, «italiano fino nel midollo anche se vivo a Londra», che per la multinazionale famosa per il suoi spirits, rum in testa (vedi qui), si occupa degli spumanti.

Una bella sfida che ha come focus principale uno degli spumanti più amati e chiacchierati, almeno in Italia, di tutti i tempi, quell’Asti docg da decenni croce e delizia di una filiera più abituata alle contrapposizioni che alle azioni corali.
Eppure nell’intervista telefonica con SdP, Mazzini ha avuto non solo parole di speranza, ma addirittura di concreto ottimismo in un momento in cui l’Asti sembra segnare, ancora una volta, il passo con volumi che si contraggono e previsioni in chiaro scuro.
«Nel nostro ultimo anno economico che si è chiuso qualche mese fa abbiamo avuto performance a doppia cifra» dice Mazzini che rilancia la centralità dell’Asti spumante nel core business M&R rispondendo a chi indica la multinazionale non abbastanza interessata al settore vini. La smentita del manager Bacardi è netta: «Non è così assolutamente. L’Asti Martini coinvolge non solo una nostra filiera ben determinata e radicata nell’area della produzione del moscato piemontese, ma anche un segmento strategico per la nostra impresa».
Insomma non solo una smentita, ma anche una vera “dichiarazione d’amore” quella di M&R per l’Asti che non può non partire da dati economici: «Noi siamo i terzi produttori al mondo di spumanti e i primi in Italia (M&R vende circa 23 milioni di bottiglie di Asti docg, quasi il 50% della produzione totale ndr). Il mondo dell’Asti è preponderante nel settore spumanti. Il brand M&R legato alle bollicine è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo come i nostri spirits con volumi e soprattutto valore sempre in crescita. Le sembra che con questi presupposti Bacardi possa non pensare a incrementare questo comparto con nuovi progetti e investimenti?»
La domanda è necessariamente retorica, ma nei fatti? Con cosa M&R dimostra il suo “amore” alla filiera del moscato? La risposta è nella presentazione sui mercati esteri, e ripresa per la prima volta in Italia anche su questo blog (leggi qui), di Asti Ice.
Si tratta di un’Asti spumante dolce, ma con qualche grammo in meno di zuccheri e qualche grado in più di alcol, attorno agli 8,5°, che M&R promuove con un marketing tutto nuovo, molto elegante, anche nel packaging.
L’idea di fondo è semplice e nello stesso tempo innovativa: spalmare il consumo di un Asti dolce docg, i cui brindisi di solito sono abbinati alle feste natalizie e di fine anno, al resto dell’anno, cominciando dall’estate, facendo leva su un prodotto rinnovato in grado di essere più glamour, più alla moda, da consumare on the rocks, con ghiaccio.
Strada aperta un paio d’anni fa dagli Champagne francesi con prodotti più o meno dolci, e percorsa anche alcune Case spumantiere italiane con vini a base Prosecco.
Ora Martini & Rossi/Bacardi “cala l’asso dell’Asti dolce a docg”, un prodotto italiano di grande charme che riscuote maggiori successi all’estero che sul mercato domestico e offre, perciò, occasioni di sviluppo interessanti proprio nelle aree disposte a pagarlo di più e meglio.
Mazzini conferma: «Il mercato italiano è quello che è. Lo dico da italiano e fiero di esserlo. Un mercato un po’ depresso, un po’ vittima di strategie spesso discutibili, di lotte al ribasso dei prezzi che non fanno bene né all’immagine né agli affari. All’estero è un’altra cosa. I risultati a due cifre di cui ho parlato arrivano proprio da lì: Usa e Est Europa in primis. L’Asti Ice è un progetto pensato e realizzato proprio sull’onda di questi successi. Un prodotto di restyling vinicolo in grande stile che abbiamo lanciato per ora negli Stati dell’Est Europa: Russia, Polonia, Ucraina, Kazakistan, Ungheria, Repubbliche Baltiche e nel Regno Unito. Per avere i primi dati è un po’ presto, ma posso dire che Asti Ice è in assoluto il nuovo progetto su cui abbiamo le proiezioni migliori rispetto a tutti i nuovi prodotti che abbiamo testato negli ultimi tre anni». 

E l’Italia? «Se l’Asti Ice sbarcherà anche sul mercato italiano, dove per altro lo abbiamo anche testato, dipenderà dal nostro team Italia. Per il resto posso dare un news dell’ultimora: una grande catena in Uk ha indicato Asti Ice Martini & Rossi tra i migliori prodotti in vendita. Non è poco».
E il prezzo di Asti Ice? «Parliamo di varie divise e della sterlina. Noi abbiamo indicato ai rivenditori di partire dallo stesso prezzo dell’Asti o, meglio ancora, aumentarlo di un 10% perché è quello, a nostro avviso, il valore del prodotto. Del resto – aggiunge Mazzini – ogni innovazione deve portare più valore, altrimenti che innovazione è?». Non fa una grinza, ma nella realtà sarà davvero così? Verifica: sul sito Asda Uk, una delle catene di vendita di alimentari del Regno Unito, l’Asti Ice si trova a 9 pounds (vedi qui), l’Asti docg dolce, diciamo così classico, è a 7, in offerta, prezzo originario 9 sterline (vedi qui). Tutto confermato quindi.
Secondo Marco Mazzini, è proprio la questione prezzo che dovrebbe far riflettere il comparto italiano del vino. Dice il manager Bacardi: «Quasi sempre vediamo una rincorsa ai volumi e non al valore con ripercussioni al ribasso sui prezzi. Non va bene. Noi siamo l’Italia. Abbiamo potenzialità enormi in questo campo e i nostri competitor mondiali lo sanno benissimo. L’Asti Ice, ad esempio, parte da un’uva, il moscato piemontese, che è naturalmente dolce e aromatica, perfetta per essere abbinata al ghiaccio, infinitamente migliore di altre tipologie non aromatiche o semiaromatiche. Noi quella dolcezza, quella aromaticità che così bene si sposa con il ghiaccio le abbiamo già in natura e sprigionano qualità incredibili. Questo è l’appeal di Asti Ice».
Poi il discorso vira sul territorio. «Il mondo del moscato ha un valore aggiunto imbattibile: il suo paesaggio che è anche sito Unesco. Se si vuole davvero creare valore bisogna puntare anche su quello, un aspetto unico e inclonabile volano di business che può coinvolgere non sono il vino, ma anche la gastronomia e il turismo».
Dunque l’amore tra Martini & Rossi/Bacardi e l’Asti è sempre più saldo anche se ancora il colosso Bacardi non entra nella tipologia Asti Secco. «Per noi non è strategico» taglia corto Mazzini che, però, apre alle bollicine rosé: «Abbiamo un prodotto, il Rosè Extra Dry, che sta andando molto bene». Vedi qui.
Altri progetti? «Ci sono, ma per ora portiamo avanti quelli abbiamo lanciato». Previsioni per l’Asti? «Positive a livello mondiale».
In conclusione: se nessuno è profeta in patria perché dovrebbe esserlo proprio l’Asti spumante che vende bene nel resto del mondo? Secondo noi dovrebbe esserlo almeno per una serie di motivi che partono dai vignaioli, gli stessi che hanno determinato quel paesaggio splendido a cui accennava Marco Mazzini, e arrivano fino alle grandi maison storiche che hanno inventato il primo spumante d’Italia e a quelle che ancora perpetuano questa tradizione competitiva in tutto il mondo. Ci sono, però, molti nodi da sciogliere, gli stessi che si ripresentano a ogni vendemmia: il prezzo delle uve non sufficientemente remunerativo per gli agricoltori, le giacenze non docg e quelle non doc che originano dubbie speculazioni di mercato, i contributi per la promozione, l’uso delle risorse, come gestire la guerra dei prezzi sui mercati italiano e estero, la lotta alle contraffazioni.

In questo quadro tutti devono sentirsi coinvolti: dal Consorzio di tutela alle industrie, dalle organizzazioni di categoria ai vignaioli, dalle istituzioni politiche di tutti i livelli a quelle economiche di ogni grado.
Dunque servirebbe un team allargato che sappia fare un gioco corale, in Italia e nel resto del mondo, che superi divisioni, ma mantenga diversità e business d’impresa pur tenendo presente una visione allargata, persino trans-settoriale del comparto.
Utopia? Forse sì. Tuttavia il progetto Asti Ice di Martini & Rossi/Bacardi sembra andare in questo senso ed è, a nostro avviso, l’indicazione di una leadership che vuole tracciare un itinerario preciso per il mondo del moscato: magari meno volumi, ma più valore a tutti i livelli.
Sarà possibile una buona volta? Mentre i grappoli di moscato stanno maturando in vigne magnifiche e ben curate, estese per diecimila ettari nel Sud del Piemonte, queste le riflessioni da fare.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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