Intervista. Parla Davide Viglino, nuovo direttore della Vignaioli Piemontesi: «La mia impronta in VP? La continuità. Il comparto ha bisogni di aiuti adeguati»

inserito il 16 Giugno 2020

Davide Viglino, classe 1981, enologo, da una famiglia di vignaioli di Treiso, è giovane, ma ha molta esperienza sul campo. Avere a che fare con il mondo delle cooperative piemontesi era il suo vecchio lavoro in Confcooperative ed è stato una magnifica palestra. Dunque, con questa esperienza alle spalle, Viglino è da qualche giorno è il nuovo direttore della Vignaioli Piemontesi, associazione storica che raggruppa sia produttori sia cantine cooperative (scheda qui) e rileva il testimone di uno come Gianluigi Biestro che è stato direttore di VP praticamente da sempre.

Direttore Viglino, le hanno passato la mano in un momento complicato. Come affronta il compito?

«Intanto non era davvero previsto che arrivassi. È successo per una serie di concordanze. Certo il periodo non è dei più facili. Ci sono realtà vinicole che hanno sofferto molto per il lockdown, altre che anno limitato i danni, in parte, perché hanno lavorato con la Grande Distribuzione Organizzata. Però il comparto ha riportato forti contraccolpi che hanno bisogno di soluzioni immediate ed adeguate»

A questo proposito che cosa pensa dei dispositivi messi in atto per aiutare il comparto vino?

«Quello che pensano molti che con il vino hanno a che fare tutti i giorni: non sono ancora adeguati, Il fatto che dal Ministero ci sia stato uno stanziamento di 150 milioni non è certamente sufficiente ad affrontare una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando. Siamo consapevoli che sono molti i settori economi in sofferenza, ma in altre Nazioni in settore vino è considerato primario e ha spuntato ben altri stanziamenti».

Lei ha come predecessore Gianluigi Biestro, uno che ha dato un’impronta precisa alla VP. Quale sarà l’impronta di Davide Viglino?

«La continuità. Vignaioli Piemontesi è stata tra le realtà agricole italiane che più si è adeguata all’evoluzione della viticoltura, dei mercati e della società. Gianluigi Biestro ha operato molto in questo senso. È un approccio che ho intenzione di mantenere e, se possibile, potenziare confermando l’attenzione alle pratiche viticole, all’ambiente e alla tutela del paesaggio agricolo»

Anche in ambito commerciale?

«La Vignaioli ha un importante ruolo commerciale perché acquista vino dalle cooperative e lo rivende agli imbottigliatori. È un’azione importante non solo di mediazione economica, ma anche di tutela del mercato per evitare speculazioni a danno dei vignaioli e delle cooperative. Poi c’è il nostro centro vendita di Caatagnito che è punto di riferimento per la valorizzazione dei prodotti tipici».

A proposito di cooperative vinicole piemontesi non crede ce ne siano ancora troppe in Piemonte?

«È vero, in Piemonte ci sono troppe cooperative, oltre una trentina. Dovrebbero essere almeno la metà, ma non possiamo pensare che ce ne sia una sola. Nella nostra regione le tipologie di vino sono molto diverse ed estremamente territoriali. Bisogna trovare la giusta dimensione».

Anche lei ha notato come le cooperative del vino in Piemonte si stiano trasformando in attori protagonisti sui mercati commerciali tentando sempre di più la via dell’imbottigliamento?

«Il mondo della cooperazione è cambiato molto negli ultimi decenni. Intanto con il vincolo di conferimento delle uve i viticoltori hanno compreso il valore della qualità dell’uva. Oggi molte cooperative non hanno solo enologi che controllano la qualità dei vini, ma anche agronomi che guidano i viticoltori nei lavori in vigna. Questo va in favore di una viticoltura cooperativa consapevole, corretta e sostenibile. La sfida commerciale poi è stata accettata da anni. Non è facile, ma vedo molto orgoglio di produzione e vini eccellenti. I presupposti perché anche le cooperative facciano la propria parte sui mercati ci sono tutti».

La Vignaioli Piemontesi ha anche un settore editoriale informativo molto attivo e seguito. Continuerà ad averlo?

«Assolutamente sì. È un altro nostro asset primario. Spesso il mondo del vino non comunica al meglio quello che fa, la bontà dei propri prodotti, le innovazioni, i progetti, la propria immagine. Le nostre riviste, Barolo & Co. e Millevigne, sono strumenti determinanti in questo senso….»

Anche in versione cartacea?

«Sono convinto che nonostante il web l’editoria di carta abbia una sua funzione e un pubblico assiduo. Andremo avanti con quei progetti per divulgare sempre di più lo stile e le battaglie della Vignaioli Piemontesi»

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)


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