La Cia sull’accordo del Moscato: «Bene garanzie per moscatisti e Cantine sociali. Intesa non ottimale, ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno»

inserito il 4 agosto 2017

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Intanto la Cia di Alessandria (giova ricordare che il presidente nazionale ricordiamo è l’astigiano Dino Scanavino per anni al tavolo delle trattative sul moscato in rappresentanza della categoria di vignaioli di cui egli stesso fa parte) ha diffuso una articolata nota stampa sull’intesa 2017 sulle uve moscato in cui non solo spiega la propria posizione, ma dà anche nuovi elementi sull’accordo, come la penalità di 100 euro al quintale per coloro che, non proprietari di vigneti, volessero sbloccare quote di riserva vendemmiale (blocage/deblocage) e l’obbligo di ritiro del prodotto da parte delle industrie.

Ecco la nota della Cia di Alessandria: “Eravamo tutti stanchi di convulse e ripetitive riunioni, di incontri nel caldo delle settimane del mese di agosto che hanno caratterizzato gli Accordi degli ultimi anni, tra polemiche e rapporti tesi tra produttori agricoli e industrie spumantiere” – afferma Carlo Ricagni, direttore della Cia di Alessandria -, per questo ben venga questa intesa mentre i primi grappoli di uva Moscato destinati alla produzione di Asti Docg e Moscato d’Asti Docg si vendemmieranno, nelle posizioni più favorevoli, subito dopo Ferragosto. Era necessario fissare le regole prima dell’inizio della raccolta delle uve per dare le giuste certezze ai produttori e per salvare la stabilità di un comparto tra i più vivaci e trainanti dell’economia piemontese, non solo agricola”.

 I punti fermi dell’intesa, raggiunta nella sede del Consorzio dell’Asti, sono la resa per ettaro fissata a  80 quintali sia per le uve atte a Asti docg sia per quelle che diventeranno Moscato d’Asti docg, con la possibilità di sbloccare entro  febbraio una quota di ulteriori 10 quintali qualora le scorte di prodotto si riducano ad un livello fisiologico e se il mercato lo richiederà.

Le aziende agricole che producono Moscato d’Asti docg, e che trasformano le uve proprie (cioè chi produce la bottiglia di “Moscato tappo raso”), potranno ottenere lo sblocco di 10 quintali di uva per ettaro senza alcun onere, mentre le aziende di trasformazione e industriali che decideranno di vinificare le uve destinandole a Moscato d’Asti docg sosterranno i costi di un contributo promozionale di 100 euro per ogni quintale di uva. 

Per quanto riguarda il prezzo delle uve, un tema che per legge non è più possibile fissare per evitare di cadere nella pratica dei cartelli che ledono la concorrenza tra produttori, il Consorzio di Tutela “consiglia” un prezzo di 107,50 euro al quintale, 50 centesimi in più rispetto allo scorso anno.

Insieme alla difesa dei produttori agricoli che producono il Moscato tappo raso, la Cia di Alessandria sottolinea che l’intesa  prevede  l’impegno dell’industria al ritiro obbligatorio del mosto dalle cantine cooperative e l’eventuale gestione di uno stoccaggio che dovrà essere smaltito entro la vendemmia 2018. Per le Cantine Cooperative dell’Acquese è questo un aspetto determinante dell’Accordo, che tranquillizza i produttori già fortemente colpiti in questa annata agraria dalle gelate e dalle grandinate.

“Quest’anno – commenta Ivano Andreos, rappresentante della Cia al Tavolo di Filiera – la trattativa si è svolta in un clima che possiamo definire sereno. Avremmo preferito una resa maggiore e un reddito più elevato per i nostri produttori, ma vista la situazione del mercato, il compromesso che si è raggiunto è da ritenersi più che onorevole” 

“La filiera del Moscato – sottolinea il vicepresidente regionale della Cia Gabriele Carenini – ha una grande importanza economica per la nostra regione. L’intesa raggiunta è un punto di mediazione importante per le prospettive che apre. Soltanto se la filiera si mantiene unita è possibile cogliere le opportunità che il mercato internazionale sembra poter offrire sia all’Asti docg, sia al Moscato d’Asti docg e anche all’Asti Secco che non sostituisce, ma integra la gamma di produzione ed ha ottime possibilità di successo purché venga adeguatamente promosso”.

“Dobbiamo apprezzare il bicchiere mezzo pieno – conclude Carlo Ricagni -: si mantiene la stabilità del comparto e con questa resa si ridurranno fortemente le giacenze che torneranno ad un livello fisiologico, e ci auguriamo che l’avvio della commercializzazione dell’Asti Secco sia una novità positiva per un settore che ha necessità di innovarsi nel contesto di un mercato mondiale competitivo che deve confrontarsi con i gusti dei consumatori alla ricerca continua di prodotti nuovi”.

 

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