Mondo Moscato. Il Consorzio dà i numeri del 2017: +3% in totale (87,8 milioni di pezzi) con alti e bassi per Asti e Moscato docg. Il Secco a quota 777 mila. Restano i nodi delle liti che limitano le risorse

inserito il 9 maggio 2018

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Poco meno di sessanta presenti su oltre mille associati. Non si può certo dire che ci sia stata larga partecipazione all’assemblea generale convocata dal Consorzio dell’Asti e del Moscato lo scorso lunedì 7 maggio. La riunione era stata allestita al Foro Boario di Nizza Monferrato con orario d’inizio alle 18,30 ed è cominciata, di fatto, dopo le 19.
Secondo alcuni proprio l’orario non avrebbe favorito la partecipazioni di vignaioli impegnati nei lavori agricoli urgenti dopo le recenti e continue piogge. Sta di fatto che l’assemblea si è svolta e ha avuto al centro soprattutto dati e numeri relativi all’annata produttiva e amministrativa tra 2017 e questo primo scorcio del 2018.
Come si vedrà dalla relazione del Cda consortile, che SdP pubblica in edizione integrale qui sotto, per quanto riguarda le fascette distribuite nel 2017 il comparto ha tenuto cifre di poco al di sotto dei 90 milioni di pezzi. L’andamento delle vendite, che più o meno rispecchia i numeri delle fascette di stato rilasciate dal Consorzio, resta ondivago, come sempre, con mercati che tirano e altri che declinano dati negativi.
Saltano all’occhio le contrazioni continue e in apparenza inarrestabili dell’Italia e della Germania, quest’ultima ferma a 7 milioni di pezzi. All’estero, a seconda delle tipologie, Asti e Moscato vanno in altalena.
L’Asti Secco, novità che risale a settembre scorso, in tema di fascette 2017 ha fatto segnare 777 mila pezzi, anche se per le bottiglie qualche produttore parla già di oltre un milione di pezzi.
Poi c’è il lungo capitolo riservato alle attività promozionali su cui il Consorzio ha puntato risorse importanti impiegando uomini e mezzi, allargando i propri confini e avviando inedite sinergie transterritoriali. Servirà? Al Consorzio sono convinti di sì, anche se, come di consueto, non mancano voci dissonanti.
E a proposito di dissonanze, al di là dei numeri di fascette e vendite, restano costanti nella vita consortile le liti, caratteristica di un comparto che proprio non riesce a trovare un’unità completa e che non appare neppure in grado di risolvere le proprie controversie senza adire, come si dice, alle vie legali.
È il caso del procedimento arbitrale chiesto da tre soci del Consorzio, mai non nominati nella relazione. Neppure il casus belli viene indicato in modo chiarissimo nero su bianco. Si parla genericamente di delibere “consiliari riguardanti le vendemmie 2016 e 2017″.
Si vocifera che a far litigare sarebbero i fondi per la promozione della denominazione da elargire ad alcuni consorzi e associazioni del settore.
Si parla di alcune centinaia di migliaia di euro. Il Consorzio, da parte sua, si difende. Si legge nella relazione: “Con la consulenza di un affermato Studio legale abbiamo intrapreso la nostra azione di difesa certi di aver agito nella legalità e nell’interesse dell’intera filiera. La conseguenza della suddetta controversia ha comportato il blocco delle risorse accantonate nel Fondo specifico impedendone l’utilizzo per ulteriori attività promozionali e, come evidenziato nel conto economico di esercizio, la prudenziale costituzione di un fondo di riserva per quanto speso nel 2016″.
Insomma non è escluso che si finisca in un’aula di tribunale. Ancora.
Liti a parte ecco qui di seguito il pdf con la relazione del Cda del Consorzio. Buona lettura: relazione-cda

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

 

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