Moscato 2018. Rese a 85 quintali/ettaro e deblocage 15 quintali. Indicazione di prezzo fino a 10,8 al miria. Sindacati divisi, vignaioli pure

inserito il 12 luglio 2018

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Nell’era dei social ci pensa Facebook a far rimbalzare di bocca in bocca le prime avvisaglie dell’intesa futura sulla vendemmia 2018 del moscato.
Un tempo i cronisti dovevano appendersi al telefono per chiamare chi aveva partecipato ai summit. Preistoria. Oggi una pagina del socialnetwork più usato al mondo porta direttamente in casa quello che è accaduto oggi durante i primi contatti tra produttori di uve e vinificatori, Cantine cooperative e Case spumantiere, con, naturalmente, la supervisione del Consorzio di tutela.
Ed è successo, almeno stando ai post, che si sono poste le basi su un’intesa di massima: 85 quintali per ettaro, con una riserva da sbloccare pari a 15 quintali/ettaro. le parole sui prezzi sono vietate. L’antitrust non vuole perché potrebbe sembrare che il mondo del moscato faccia cartello, invece si tratterebbe solo di difendere il reddito dei vignaioli che alla fine, ma anche dal principio, sono e restano l’anello debole della filiera.
Però, anche se non si può, sono trapelate indicazioni di massima anche sui prezzi delle uve 2018. la forbice dovrebbe essere tra i 10,75 euro al miria dello scorso anno e i 10,80. Al chilo al massimo sono 5 centesimi in più Poco? Sufficiente? Certo non molto, ma, a guardare il bicchiere mezzo pieno, se i prezzi saranno questi almeno non si andrà indietro, almeno non troppo. I vignaioli porteranno a casa attorno ai 10 mila all’ettaro con i superi, il cosiddetto Aromatico, che dovrebbe essere pagati più di 3 euro, c’è chi assicura 3,5 euro al chilo. Sufficiente? Poco? Sui social in molti viticoltori si dichiarano insoddisfatti.
E ci sarebbe anche un sindacato, la Coldiretti, sul piede di guerra perché avrebbe preferito 90 quintali. Ma il conto, fanno trapelare fonti del Consorzio, si doveva fare anche tenendo presente lo stoccaggio di mosto invenduto che veleggia verso i 290 mila quintali. Tenendo bassa la resa si accede a quella riserva riducendola più verso i 250 mila che è la soglia accettabile di polmone. Poi ci sono le Case spumantiere che, pare, a 90 non avrebbe garantito il ritiro di tutta l’uva. Cosa che avrebbe dato più d’un grattacapo alle Cantine cooperative, ancora legate al ruolo di approvvigionamento dell’industria dell’Asti.
Dunque 85 quintali/ettaro con un possibile, ma si dovrà vedere come va il mercato, sblocco di altri 5 quintali che, per la prima volta, dovranno prendere tutte le aziende e non solo quelle che ne hanno bisogno. Insomma una condivisione del blohage/deblocage per, forse, spingere chi vende Asti e Moscato a darsi da fare un po’ di più per incrementare le vendite. In questo senso il capitolo Asti Secco potrebbe aiutare.
Comunque, messe da parte le pagine dei social, il cronista torna ad appendersi al telefono e chiama chi di dovere. Il presidente del Consorzio, Romano Dogliotti, e due suoi vice, Stefano Ricagno e Flavio Scagliola, in qualche modo confermano cifre, ma avvertono: «Si sono messe le basi dell’intesa 2018 (anche il termine “accordo” è stato bandito nda), ma l’ufficialità la avremo tra una quindicina di giorni, dopo gli incontri separati con le associazioni di categoria e gli altri attori della filiera. «Ma i giochi sono quasi fatti» commenta un manager incrociando le dita. Intanto chi voglia fare il confronto con l’annata passata clicchi qui.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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