Moscato. Chi si siederà al tavolo delle trattative per la vendemmia 2018? Ancora accordi di filiera o mercato libero?

inserito il 10 aprile 2018

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Le voci si rincorrono già ora che le prime gemme, con fatica, stanno impreziosendo i tralci di moscato bianco di Canelli, l’uva da cui si fanno Moscato d’Asti, Asti Dolce e Asti Secco docg. Chi si accomoderà, tra luglio e settembre prossimi sulle scomodissime sedie del tavolo delle trattative per trovare un accordo su rese e prezzi dei grappoli? Trattative che, è bene ricordarlo, vanno avanti prima di ogni vendemmia dagli Anni Settanta, quando, con una felice intuizione, il mondo del Moscato si diede un parlamentino, la Commissione paritetica interprofessionale, dove ogni attore della filiera, dai vignaioli alle maison, passando per associazioni di categoria, sindacati, cantine sociali e vinificatori, poteva dire la sua portando istanze e avanzando richieste.
Negli anni, come in ogni parlamento che si rispetti, la Commissione ha subito il fascino della politica, non quella che ha come riferimento partiti vecchi e nuovi, ma quella collegata a gruppi di potere economico o sociale più o meno marcato, più o meno in contrasto tra loro.
Una manna per i giornalisti, ammettiamolo, che hanno inzuppato il biscotto della cronaca in alterchi, battibecchi, liti, alcune finite persino nelle aule dei tribunali.
Sempre, comunque, la Commissione ha fatto il suo dovere indicando prezzi e rese delle uve a cui tutti o quasi si dovevano attenere. Un business, quello del moscato, da centinaia di milioni di euro che certo aveva e ha bisogno di regole per governarsi e governare una filiera complessa e articolata.
Poi, però, c’è stato un esposto all’Antitrust, l’agenzia che indaga sulla pratica vietata si fare cartello ai danni dei consumatori. E così la bandiera della Commissione è stata ammainata. Per un po’ si è andati avanti sfruttandone la spinta propulsiva. Quest’anno, però, si parla di un tavolo riservato a un paio di interlocutori. Fuori gioco sarebbero associazioni di categoria e varie anime (vignaioli e vinificatori), dentro resterebbero solo Case spumantiere e Cantine cooperative raggruppa in una società rappresentante che è la Vignaioli Piemontesi, grande, storico e potente polo degli enopoli piemontesi.
Se sarà così c’è da chiedersi che ruolo avranno vinificatori, le associazioni di vignaioli come Assomoscato o Angrinsieme Moscato, e i moscatisti che fanno il proprio vino con la propria uva.
Alcune di queste realtà, secondo una tesi che si sta accreditando, potrebbero entrare nella VP, ma con che peso e rappresentanza è ancora un mistero. E c’è da segnalare anche chi vorrebbe il mercato libero dove ogni azienda e vignaiolo sarebbero liberi di vendere e comprare a prezzi concordati tra loro. Un’ipotesi tragica per alcuni secondo cui il mercato libero favorirebbe le Case spumantire, ghiotta per altri convinti che il libero mercato consentirebbe una sorta di reset del comparto. Chi ha ragione?
Difficile dirlo. La sensazione, allo stato, è che il mondo del moscato darà ancora spunti di riflessione e soprattutto di discussione. Come sempre.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

 

 

1 Commento Aggiungi un tuo commento.

  1. Adriano Salvi 11 aprile 2018 at 10:32 -

    chiudi bene “come sempre” il comparto più “litigioso” che ho conosciuto in decenni di giornalismo….discussioni a non finire come da copione,,,ma non credo che faranno saltare il banco…..l’accordo interprofessionale ha letteralmente salvato molti viticoltori da un “libero mercato” che temo riservi molte più insidie che i prezzi concordati,,,,Per quanto riguarda la politica si è sempre messa in mezzo e continuerà a farlo,,,,,,la fetta della torta, nonostante tutto, continua a far gola e muove consensi……

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