Moscato d’Asti Experience 2018. Scoppia la “Barbera revolution”. La Signora in Rosso detta le sue regole e vola in alto. Chiarlo (Consorzio): «Riconoscimento al lavoro di tutti»

inserito il 1 dicembre 2018

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Chi ricorda il film commedia del 1984 “Woman in red” (La signora in rosso) di e con l’indimenticabile Gene Wilder e con protagonista femminile una strepitosa (e burrosa) Kelly LeBrock? Era una storia semplice e divertente con un uomo timido e complessato che si innamora di una bomba sexy che ama vestire di rosso.
Ebbene non sembri una forzatura, ma la sessione di degustazioni guidate denominata “Barbera Revolution”, che si è svolta oggi (primo dicembre), al Foro Boario di  Nizza Monferrato (Asti), nell’ambito di Moscato d’Asti Experience 2018, è stata davvero un’esperienza piena di charme e stile e persino un po’ sexy.
Il colpo d’occhio di oltre 200 tra giornalisti italiani e stranieri, produttori e operatori del settore, ospitati sotto l’”Ala”, come si chiama in piemontese il Foro Boario, a Nizza Monferrato, cuore della Barbera d’Asti, è stato splendido e suggestivo. Merito di un evento che per la prima volta ha riunito tre Consorzi vinicoli, quelli dell’Asti e della Barbera, come organizzatori principali, con la collaborazione del Consorzio del Brachetto. Una sinergia non usuale in Piemonte e forse in Italia, che può dare buoni frutti e che deve essere messa in grado di crescere ed evolversi. Staremo a vedere.
Che dire della maxi degustazione di Barbera d’Asti docg? Una ventina i vini in esame, alcuni, pochissime, con qualche aspetto di dubbio, ma la stragrande maggioranza con valutazioni dall’ottimo all’eccezionale. Lo si è visto dalle espressioni facciali e dai commenti di blogger e giornalisti, ma anche dalle parole di Karin O’Keefe, responsabile della sezione italiana di Wine Enthusiast che ha definito la Barbera d’Asti il vino più interessante e con maggiore appeal commerciale e di consumo.
Una conferma internazionale del valore della Sognora in Rosso a cui si devono aggiungere l ‘inserimento di molte Barbera d’Asti ai massimi livelli nelle guide nazionali ed estere, insieme all’exploit di un Nizza docg, denominazione a sé, ma che condivide con la Barbera d’Asti vitigno e una parte della zona di produzione, proprio al primo posto della lista dei 100 migliori vini del mondo redatta da WE.
Quindi grande soddisfazione dei produttori, sforzo dei consorzi per “fare uscire” i vini del territorio in campo italiano ed estero, un apprezzamento crescente che dalle guide passa attraverso i media, tradizionali e non. E il mercato? È questa la terra delle incognite.
Moscato e Asti docg devono trovare la forza e le idee per percorrere vecchie e nuove strade, guardare la propria storia e prendere una bella rincorsa puntando sul trampolino della qualità assoluta.
La Barbera e i suoi fratelli (gli autoctoni come Grignolino, Freisa e Ruché) hanno basi solide da cui partire, ma devono fare gioco di squadra, scrollandosi di dosso scatti in avanti e rischio di divisioni.
Il Brachetto deve credere in sé stesso, rivendicare la sua leadership di vino rosso dolce (ma anche rosà dry) che viene da un vitigno che parla solo ed esclusivamente italiano, che non apre a tagli internazionali e ha storia e futuro. Basterà?
Siamo, è stato detto, nella terra delle incognite. Però le risposte ci sono. Lo abbiamo visto oggi.
Consorzi, associazioni, produttori, cooperative, maison, vignaioli, consorzi, istituzioni pubbliche e private, possono fare molto.
Le strade ci sono bisogna imboccarle e avere il coraggio di percorrerle per intero, alla velocità giusta e nella corretta direzione.
I traguardi sono alla portata. Arriveranno anche compagni di viaggio più o meno celebri. Ne siamo sicuri, perché la meta è una: far valere il vino del Piemonte in Italia e nel mondo con orgoglio e semplicità che non è un ossimoro.
Qui una galleria di immagini dell’evento di Nizza Monferrato e una nostra intervista a Stefano Chiarlo, vicepresidente del Consorzio della Barbera, produttore anche di quel Nizza docg I Cipressi che è il primo vino dei migliori 100 vini del mondo secondo la rivista WE, che dà, a caldo, una prima valutazione sulla Rivoluzione della Barbera d’Asti. Buona visione.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)


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