Moscato Experience 2018. Asti, Barbera (e un po’ di Brachetto) raccontano il Piemonte delle grandi docg al mondo. Dogliotti: «Moscato primo vino dopo la vendemmia». Bosticco: «Ancora grandi potenzialità». Marzagalli: «Origine e qualità su tutto». Mobrici: «Barbera e Moscato più grandi insieme»

inserito il 29 novembre 2018

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Un evento dalla evidenti suggestioni il Moscato d’Asti Experience 2018 che ha aperto oggi (29 novembre) al Castello Gancia di Canelli (Asti). Fino al 2 dicembre porterà a spasso per il Sud Piemonte un centinaio di giornalisti italiani e stranieri. Il territorio è quello del Moscato e della Barbera, tra Astigiano e Cuneese, con una puntata nell’Acquese per parlare anche del Brachetto, l’altro vino rosso dolce piemontese.
Ha organizzato il Consorzio dell’Asti insieme a quello della Barbera e con la collaborazione del Consorzio del Brachetto. Un fatto, questa collaborazione tra enti consortili vinicoli piemontesi, che da inedito sta diventando, magari non prassi, ma almeno consuetudine o convergenza su eventi e interessi che possono fare il bene del vino made in Piemonte. «E meno male che cominciano a collaborare tra loro – ci dice il collega di un grande quotidiano romano abbagliato dai paesaggi di Monferrato e Langhe-. Il Piemonte – annota – deve alzare la voce e raccontare i suoi grandi vini in Italia e nel mondo. Altre regioni italiane già lo fanno». Beato lui che non ci sta tutti i giorni con i piemontesi del vino, gente che troppo spesso pensa solo a lavorare sodo e meno a comunicare quello che sta facendo.
Ma forse le cose stanno cambiando un po’ e a volte una cosa detta da un “esterno” vale più di tanti rimbrotti di chi in questo territorio vi vive da una vita. Va così.
In ogni caso Moscato d’Asti Experience 2018, che si chiuderà il 2 dicembre, una cosa l’ha fatta saltare subito agli occhi: Moscato e Barbera insieme potrebbero cantare, citando Checco Zalone, “siamo una squadra fortissimi”. Mai come oggi l’unione fa la forza e chi balla da solo è condannato a contare poco. Stare insieme non è una cosa semplice, sia chiaro, ma si sta tentando e non è poco. Bisogna superare un po’ di personalismi, qualche ruggine di troppo, campanilismi antistorici e il gioco è fatto.
I primi segnali si sono visti oggi, nello splendido scenario del Castello Gancia, messo a disposizione della famiglia (padrone di casa Edoardo Gancia) di quel Carlo Gancia che nel 1865 inventò il primo spumante d’Italia, ed è al centro della città dalla quale, più di una decina d’anni fa, partì la candidatura Unesco che portò i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato a diventare Patrimonio dell’Umanità. Mica poco.
Dunque le fondamenta del vino piemontese ci sono e sono solide, il palazzo pure e urge di qualche sistemazione, bisogna rimetterlo all’onor del mondo. Basta volerlo. Buon lavoro.
Intanto, qui sotto, le nostre interviste a: Romano Dogliotti, Gianni Marzagalli e Giorgio Bosticco, rispettivamente presidente, vicepresidente senior e direttore del Consorzio dell’Asti, e Filippo Mobrici, presidente del Consorzio della Barbera.
Video e reportage fotografico sono di Vittorio Ubertone. Buona visione.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

 

Le interviste

 

Le fotografie

 

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