Moscato. I commenti all’accordo: Ferrero (Regione): «Si è lavorato bene»; Dogliotti (Consorzio): «Salva la resa per i moscatisti»; Satragno (Assomoscato): «Ma il reddito è da fame»

inserito il 3 agosto 2017

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Tutti contenti, o quasi, per un accordo su cui nessuno avrebbe scommesso neppure un tappo. È invece l’intesa sul moscato, alla fine, s’è fatta, come ogni anno, più o meno nei termini che erano stato anticipati: 80 quintali/ettaro con una scorta di +10 da sboccare entro febbraio e riservata a chi ha vigne e produce vino.

Gli altri, chi cioè non ha vigneti da cui produce vino in proprio, se vorranno produrre più vino dovranno pagare il 40% in più. Una follia poco conveniente.
Meglio smaltire le scorte che ci sono e che sembra abbiano oltrepassato i 400 mila ettolitri (il fisiologico dovrebbe essere 250 mila).
Il prezzo consigliato è grosso modo come quello del 2016: 107 euro al quintale con una “caramellina” concessa dalle aziende di 50 centesimi a quintale. Una goccia nel mare, ma c’è chi lo legge come un segnale comunque di fiducia.
Il reddito agricolo da uve moscato docg, sia per Asti sia per Moscato, si attesta a 8600 euro, che compresi i superi doc e non doc e docg potrebbe arrivare, con una resa complessiva di 120 quintali/ettaro, a 10.000 euro/ettaro. In molti dicono, però, che sarà difficile arrivare a rese alte.
Lontani dai tempi in cui i vignaioli incassavano anche 15 mila euro/ettaro.

I commenti   

Sintetici i commenti di coloro che hanno concorso alla chiusura dell’accordo sulla vendemmia 2017 del Moscato in Piemonte.
Ferrero
«Abbiamo lavorato bene. Su queste basi si può pensare a un rilancio del settore che, comunque, sta risentendo di un’aria nuova. Sono molto fiducioso» è la dichiarazione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero.
Dogliotti
Anche Romano Dogliotti, vignaiolo, produttore e griffe del Moscato è ottimista: «I moscatisti puri possono contare su una resa adeguata. La filiera può ripartire da questo risultato unitario»
Satragno
meno positivo Giovanni Satragno, leader di Assomoscato, associazione di vignaioli: «Un commento sull’accordo? Con la docg i vignaioli portano a casa poco più di 8 mila euro. Un reddito da fame. Non dico altro»
Bosco
Critico anche Giovanni Bosco, presidente del Ctm, il movimento di opinione che diede origine, negli Anni Novanta, ai Cobas del Moscato: «È un accordo che fa gli interessi delle industrie. Tutto qui».
Forno e Allasia (Confagricoltura)
Massimo Forno, presidente di Confagricoltura Asti e rappresentante di Confagricoltura Piemonte al tavolo, con una nota diffusa ai media esprime soddisfazione per l’intesa raggiunta «che ha visto una ritornata sintonia tra parte industriale e parte agricola che è sfociata in un accordo che ha riportato le rese del comparto a un unico livello tra Moscato d’Asti e Asti ma che ha voluto tutelare, grazie soprattutto alla presidenza del Consorzio rappresentata da dirigenti  di Confagricoltura Asti, l’alta qualità, espressione del mondo dei cosiddetti “moscatari puri” che con il sistema del blocage-deblocage potranno raggiungere senza alcun costo la resa dei novanta quintali ettaro, che garantirà la presenza sul mercato del moscato “d’alta fascia”. Con la resa a ottanta quintali se l’andamento di mercato si manterrà sui valori attuali si vedranno ridurre le scorte di oltre sessantamila ettolitri». «E’ un’intesa che rappresenta un buon punto di mediazione – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – e che pone le basi per una gestione razionale del comparto. Si preannuncia una vendemmia di qualità ma non abbondante sotto il profilo quantitativo – aggiunge Allasia – e  questo favorirà il riequilibrio del rapporto domanda-offerta, a vantaggio di tutta la filiera».

fi.la.

 

 

 

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