Natale. Per la Coldiretti i dolci della tradizione solo con ingredienti made in Italy (e in Piemonte)

inserito il 19 Dicembre 2019

Diciamolo subito: la Coldiretti piemontese ha fatto bene a richiamare le aziende ad aiutare il made in Italy e in Piemonte. Perché l’economia agricola italiana e piemontese è in affanno. I prezzi calano, gli agricoltori non guadagnano abbastanza, le leggi italiane ed europee non aiutano, la concorrenza globale è spietata e anche un settore così figo come quello del vino, nonostante i suoi “campioni”, non ha quella stabilità che potrebbe/dovrebbe avere. E così quelli della Coldiretti hanno preso di mira i simboli del Natale, i dolci della tradizione per eccellenza: panettone e pandoro e hanno diffuso il comunicato che pubblichiamo integralmente qui sotto. Buona lettura.

Il Natale è ormai alle porte e sulle tavole degli italiani sono immancabili il panettone ed il pandoro che sono acquistati da 7 italiani su 10 da abbinare sempre più spesso alle specialità casalinghe preparate con ricette custodite da generazioni.

In Piemonte, certamente, non possono mancare i dolci tipici come il bonet, il tronchetto di Natale e i biscotti quali i crumbot e i ciciu ‘d capdan, ovvero i pupazzi di Capodanno, ma non manca la produzione dei tradizionali panettone e pandoro poiché sul territorio piemontese hanno sede diverse industrie dolciarie. Cos’hanno, però, di vero Made in Italy i loro prodotti?

“A Natale, più che in altri periodi dell’anno, fioccano pubblicità costose per cercare giustamente di differenziare i prodotti, creando personaggi di fantasia e storie di famiglia non così verosimili. La vera differenza, invece, la si potrebbe fare, se lo si volesse davvero, puntando – spiegano il presidente di Coldiretti Piemonte Roberto Moncalvo e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – ad utilizzare, per la preparazione di questi tipici dolci di Natale, i prodotti di base Made in Italy ed in Piemonte: il burro ed il latte di qualità, le uova degli straordinari allevamenti avicoli del territorio e la farina, frutto dei contratti di filiera a livello nazionale che già esistono. Tutto ciò sarebbe veramente più distintivo rispetto alle pubblicità retrò in cui vengono create appositamente atmosfere del paese dei Chinonsò. Non vogliamo essere il Grinch a tutti i costi e neppure rovinare il Natale a nessuno, ma soltanto garantire all’economia piemontese di scommettere sull’agroalimentare come nuovo volano. Proprio una delle storiche pubblicità natalizie diceva «A natale puoi»: ecco a Natale si può pensare di non giustificarsi, ma cercare concretamente di stipulare nuovi accordi di filiera, oltre a quelli già esistenti, per dare garanzie anche ai consumatori di tracciabilità e genuinità e per essere coerenti con quanto si trova, poi, scritto sulle pagine web. Chi, infatti, vuole puntare sulla salute deve poter tracciare veramente i prodotti fino ad arrivare ai volti di chi produce le materie prime, altrimenti si racconta solo una bella favola di Natale, dove tutti sono buoni fino a quando non si staccano le palline dall’albero. Siamo sicuri che in Italia ed in Piemonte si possano reperire tutti i prodotti per preparare davvero panettoni e pandori italiani per un Natale più vero e nonni meno finti. Le nostre aziende, come già specificato più volte, sono pronte ad affrontare nuove sfide e a progettare insieme all’agroindustria virtuosa percorsi economici”. 

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