Nizza docg. La Ue frena la nuova Dop da uve Barbera. Problemi solo sul mercato Usa. Bertolino (produttori): «Una vergogna». Mobrici (Consorzio): «Pasticcio all’europea»

inserito il 24 novembre 2017

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Bruxelles come un porto delle nebbie dove la burocrazia la fa da padrona, frena invece di favorire le eccellenze europee a completo favore di euroscettici e fan dei nazionalismi.
È questo il sentimento che si prova quando ti raccontano l’intoppo con cui hanno a che fare in queste settimane i produttori del Nizza docg, nuova denominazione del vino ottenuto da uve barbera in una ristretta zona del Sud Piemonte che ha come centro Nizza Monferrato.
In breve: un paio di anni fa, dopo molte sperimentazioni e prove, la selezione di Barbera d’Asti sottozona Nizza chiese e ottenne di diventare una docg a sé stante.
L’ok venne dato nel 2014 e teoricamente per il 2016 la Ue, che ha l’ultima parola sul conferimento di nuove dop (denominazione di origine protetta) europee ai prodotti agricoli, avrebbe dovuto dare il via libera a commercializzazione e etichettatura.
Da quella data, però, non è accaduto nulla. Perché? «Perché semplicemente, a quanto ci risulta, la commissione non si è nemmeno riunita e centinaia di richieste di nuove dop giacciono inevase» dicono Filippo Mobrici e Gianni Bertolino, rispettivamente presidente del Consorzio della Barbera e dei Vini del Monferrato, e presidente dell’associazione Produttori del Nizza.
Spiega Bertolino: «I problemi riguardano solo il mercato Usa dove alcuni funzionari, nemmeno tutti (tanto che alcuni produttori del Nizza docg sembra stiano vendendo normalmente sul mercato Usa ndr), hanno avuto da obiettare sul fatto che il vino Nizza docg, in procinto di entrare sul mercato statunitense, non risultasse nella lista delle dop europee con  la denominazione Nizza con la quale era stato etichettato. Così alcune partite sono state bloccate e i produttori sono giustamente infuriati». C’è da chiarire che sia sul mercato italiano sia nel resto del mondo il Nizza docg, che può essere etichettato con questa denominazione in forza di una disposizione di “etichettatura transitoria”, non ha avuto problemi ed è perfettamente commercializzabile. L’intoppo riguarda solo gli Usa. «Con gravi danni per i produttori che vogliono operare lì» annota Bertolino che ricorda come il Nizza docg, 800 mila bottiglie prodotte nel 2016, esporti il 50% della produzione e che proprio gli Usa siano un mercato di riferimento importante.
Dal Consorzio promettono battaglia, anzi sono già nel mezzo del contrattacco. Nel mirino c’è L’Unione Europea. «È un brutto pasticcio dovuto all’inerzia e alla lentezza con cui si muove la macchina europa quando si tratta di approvare nuove dop» commenta Filippo Mobrici che aggiunge: «Come Consorzio ci siamo già mossi a diversi livelli. Abbiamo toccato tutti i tasti, da quello politico, attivando i rappresentanti locali, a quello istituzionale scrivendo lettere di richiesta di intervento al Ministero. Quello che posso assicurare – puntualizza Mobrici – è fare tutto il possibile per risolvere in tempi brevissimi una situazione paradossale che sta causando disagio e danni ai produttori». Speriamo la soluzioni arrivi scardinando i tempi della burocrazia Ue.

1 Commento Aggiungi un tuo commento.

  1. Adriano Salvi 25 novembre 2017 at 10:36 -

    questa “storiaccia” di buro/idiozia non è certo l’unica ma, toccando da vicino una produzione significativa e di immagine per una denominazione che punta al top di gamma avendone tutte le credenziali rischia di diventare un bel danno. Quanto all’euroscetticismo se ha fatto breccia in un uno come me che è stato per molti lustri convinto assertore della UE è tutto dire…..i pasticci combinati a Bruxelles sono tantissimi e rischiano da tempo di diventare maggio ri dei benefici…..e poi si ha la sensazione che l’apertura a troppi stati e un tempo facenti parte dell’”impero” sovietico” sta producendo l’effetto che per fare un dispetto alla Russia ci si sia caricati “di legna verde” come soleva ripetere mio nonno…..ma senza entrare troppo nella geopolitica intervenga deciso il nostro ministero e dia una scrollata agli euroburocrati, se vogliono voti alle prossime elezioni se li devono guadagnare…e che diamine…..

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