Promozione. Il Dolcetto d’Alba di Montelupo Albese celebra il proprio orgoglio di territorio senza dimenticare Nebbiolo e Barbera e una goccia di Moscato d’Asti

inserito il 3 maggio 2017

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Marilena Destefanis, sindaco di Montelupo Albese, paese agricolo aggrappato sulle Langhe che sovrastano Alba, lo indica con un ampio gesto del braccio: «Vede che panorama che abbiamo da queste parti?» dice con orgoglio, «Io non ne ho alcun merito – si affetta ad aggiungere -, ma – precisa – lo promuovo quando posso perché il paesaggio che abbiamo qui è unico al mondo non ce lo possono scippare».
Parole sante che hanno fatto da prologo a una serata promossa da sei vignaioli in un noto ristorante della zona, il Cà del Lupo.
Scopo dell’evento, mai scontato, presentare i propri vini: tre Dolcetto d’Alba, una Barbera e un Nebbiolo, sempre della denominazione d’Alba, e un Moscato d’Asti docg, l’outsider di un produttore di Castiglione Tinella che si è innamorato di una ragazza figlia di un collega di Montelupo (al cuore non si comanda!).
Le aziende erano: Cantina Oriolo, Claudio Giachino, Giorgio Sobrero, Marco Destefanis, Raffaella Marello con il “moscatista” Matteo Soria di Castiglione Tinella.
Dolcetti e gli altri “rossi” sono stati abbinati a piatti della cucina piemontese. Il Moscato con il dolce.
Ogni produttore, con la magistrale conduzione dell’enologo e scrittore, Lorenzo Tablino, ha presentato e illustrato quello che fa in vigna e in cantina.
I commensali, più di 140, hanno assaggiato e gradito. Tutto nella norma, tutto consueto, quindi, se non fosse per l’aria e i cenni d’intesa e di complicità che abbiamo colto proprio tra i produttori.
Un vero gioco di squadra, un richiamo a quello che è veramente un team, cioè l’unione di più individualità che non si annullano, ma insieme sono più e meglio del singolo.
C’è da stupirsi? Beh, sì. In questo angolo di Piemonte la collaborazione non è nel DNA. Nell’identità c’è altro. Ci sono i campanili che si trasformano in muri, c’è la prevaricazione di certe zone rispetto ad altre, c’è il “voi non sapete chi chiamo noi”. C’è, insomma, l’isola in collina che non si rende conto di essere circondata da un mare in tempesta e che avrebbe bisogno di ponti per collegarsi alla terra ferma e avere un stabilità e sicurezza e sviluppo.
Ma qualcosa sta cambiando. L’esempio dei produttori di Montelupo Albese, che si sono comportati e si comportano come un micro-sodalizio enologico, sembra essere la diramazione di iniziative sempre più vincenti, come il Nizza e il Ruché nell’Astigiano, ma anche l’Erbaluce di Caluso nel Nord del Piemonte.
C’è voglia di unirsi, dunque, per uscire dai muri, ma anche per valorizzare territori e paesaggi che non sono clonabili e vanno comunicati perché costituiscono il valore aggiunto a un sistema di agro-eccellenze le cui potenzialità sono ben lontane da essere sfruttate nel migliore del modi.

fi.la.

2 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. Scocozza Domenico 4 maggio 2017 at 06:16 -

    Cooperitivita ‘ porta la zona a crescere.bravi e complimenti. SCOCOZZA DOMENICO.

  2. Sergio Cerutti 3 maggio 2017 at 20:30 -

    Che bello che qualcuno ci dà una bella lezione per fare sistema nella zona del Moscato.

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