Provocazione? L’enologo della Barbera, Noè: «Il Barolo? Potrebbe andare anche nel bag in box». Intanto c’è bagarre sull’ipotesi aumento ettari

inserito il 11 dicembre 2017

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Giuliano Noè ha ottant’anni e si vede perfettamente che non ha voglia, ammesso che mai l’abbia avuta, di girare attorno alle questioni.
Così quando, nel corso di una conferenza stampa convocata dalla Cantina di Vinchio & Vaglio per la quale da anni cura e inventa Barbere e altri vini pluripremiati, si parla della crescita del bag in box, lo speciale contenitore per i vini che una “borsa” interna che contiene il vino inserita in una scatola, con dati che indicano un aumento del contenitore alternativo e un arretramento delle bottiglie, dice la sua in modo diretto: «Il bag in box è il migliore contenitore per i vini, tutti i vini, anche quelli di qualità». E spiega: «La cosa che fa più male al vino è l’ossigenazione. Quando una bottiglia viene aperta e non consumata tutta, il vino che resta, nonostante tutti gli sforzi di conservazione, non è più della stessa qualità di quanto è appeva stappato. È un fatto. Nel bag in box invece l’aria non entra perché il vino viene spittano da un rubinetto e man mano che si svuota il contenitore all’interno della scatola di restringe su sé stesso senza immissione di aria. Il vino, quindi, resta al riparo dal contatto con l’ossigeno e perfettamente conservato. Poi non c’è nemmeno il lontano pericolo della sapore di tappo perché il tappo non c’è».
Ma non è finita qui. Noè fa osservare come Vinchio & Vaglio sia stata una delle prime cantine a utilizzare il bag in box per i vini di qualità e spara la sua provocazione: «Secondo me anche il Barolo potrebbe benissimo andare nel bag in box. Se ne avvantaggerebbe la conservazione della qualità che non verrebbe in nessun modo lesa da un contenitore che ritengo moderno, sicuro e adatto a tutti i vini, Barolo compreso». Insomma è come se il re dei vini, immaginato come sempre in un elegante smoking sartoriale, si mettesse jeans e maglietta, magari firmate.
Dunque per Giuliano Noè, l’enologo che, come scrisse qualche tempo fa Carlin Petrini, salvò la Barbera dal diluvio, non ci sono nobiltà da difendere: se necessario anche il Barolo può andare nel cartone, speciale però. Qualcuno lo farà? «Io lo farò per esperimento» annuncia Noè. I tanto il mondo dei barolisti è in fermento perché si vorrebbe ampliare la produzione con 10 nuovi ettari di nebbiolo da Barolo in nome di un mercato che è ripartito. Ovviamente ci sono contrari e favorevoli e sul tema non è difficile immaginare che sarà avviato un vivace dibattito dove chissà non si inserisca anche l’ipotesi bag in box per il re dei vini.

fi.la.

2 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. rampavia 17 dicembre 2017 at 18:23 -

    Capisco che immaginare un Barolo in un BIB sia altamente pericoloso per le coronarie di molti appassionati del grande vino piemontese. La bottiglia in tavola, la ritualità della stappatura, non ci sarebbero. Tuttavia se consideriamo la conservazione del vino, Giuliano Noè ha sicuramente ragione. Sia pur scettico, mi è capitato di acquistare un Morellino di Scansano (biologico) di ottima azienda. Ebbene i tre litri si sono conservati perfettamente sino all’ultimo bicchiere mentre lo stesso vino contenuto in bottiglia già il giorno dopo incominciava a “cedere”. I vantaggi in termini economici per il consumatore non sono poi da trascurare: niente tappo, niente bottiglia, niente etichetta e quindi prezzo più basso. Personalmente ritengo che il BIB abbia un futuro anche in Italia se superiamo la sindrome da Tavernello (che non è in BIB). Anch’io, se e quando il Barolo verrà “inscatolato” lo proverò volentieri.

  2. Adriano Salvi 13 dicembre 2017 at 15:41 -

    conosco da decenni Giuliano Noè, sui cui meriti non sto a ripetere quanto giustamente riportato nell’articolo. C’è però un ostacolo oggettivo da superare in Italia ed all’estero. la “ritualità” che accompagna l’approccio e il consumo dei grandi vini. Già si fa molta fatica a proporre vini giudicati di categoria superiore con chiusure alternative al sughero…..immagino che un barolo in bag in box non piacerebbe almeno concettualmente a molti. Io lo assaggerei volentieri e senza problemi, e non posso escludere che possa un giorno prendere piede ma la “sacralità” di una grande bottiglia a tavola è difficile scalzarla,,,,,,questo ovviamente senza coinvolgere gli aspetti tecnici che Giuliano, da grande esperto, ha ben descritto

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