Quasi Natale #1. «La Barbera? Più Piemonte e un po’ meno d’Asti docg», è la proposta/analisi della Cantina di Vinchio & Vaglio che presenta il bilancio e guarda al futuro

inserito il 7 dicembre 2018

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La domanda sembrava di quelle che passano quasi inosservate: la Barbera d’Asti, che oggi è sulla bocca di molti, è celebrata nelle guide e raccoglie successi, ha davvero così consenso sui mercati?
La risposta, dopo un “non come meriterebbe e vorremmo” è stata articolata e densa di stimoli.
A rispondere Lorenzo Giordano e Ernestino Laiolo, rispettivamente presidente e direttore della Cantina di Vinchio e Vaglio, nell’Astigiano, una delle cooperative più famose e apprezzate per la produzione di Barbera di altissima qualità.
L’occasione per affrontare questo tema è stata il tradizionale incontro con i media per la presentazione del bilancio di fine anno.
Hanno spiegato Giordano e Laiolo «Come filiera dobbiamo ancora crescere. Noi produttori dobbiamo essere consapevoli delle qualità del nostro vino, senza riserve. preconcetti o speculazioni. Non è detto che una buona parte dell’uva barbera debba per forza rientrare nella docg. Ci sono uve che, per caratteristiche intrinseche o climatiche, sono più atte a essere vinificate come Piemonte Barbera, un vino più quotidiano, con consumo, caratteristiche e prezzo diversi dalla docg.
Quando riusciremo, come filiera, a prendere coscienza di questo eviteremo una volta per tutte il controsenso di avere Barbere d’Asti a docg a prezzi finali che non rispecchiano e non confermano la denominazione controllata e garantita».
Insomma quelli di V&V un sassolino dalla scarpa prima di Natale se lo sono tolti. E a chi, tra il pubblico, ha chiesto se non debba essere il Consorzio a vigilare su questo stato di cose, ha risposto proprio Giordano predecessore dell’attuale presidente consortile, Filippo Mobrici: «Non è il suo ruolo – ha detto -. Ci sono altre componenti, come le commissioni di assaggio, che sono preposte ad analizzare i vini che devono essere ritenuti idonei alla docg».
Insomma il messaggio è lanciato. Secondo quelli di V&V se la Barbera a trazione monferrina e astigiana vuole crescere di più e diventare davvero una bandiera per tutti (con adeguate remunerazioni dalla vigna allo scaffale) e non solo per alcune “cime” eccellenti, deve prendere coscienza di sé.
Ci si riuscirà? Potrebbe essere un buon tema di dibattito e riflessione.
Intanto la cooperativa di Vinchio e Vaglio macina utili da piccola realtà, certo, ma di enorme appeal nazionale e internazionale quasi tutto basato sulla Barbera.
I numeri non mentono: più di 1,2 milioni di bottiglie vendute e senza tema di produrre e vendere anche poco meno di mezzo milioni di bag in box tra i 3 e i 10 litri l’uno. Un fatturato totale di quasi 8,7 milioni di euro con un valore della produzione intera che sfiora i 9,4 milioni. Interessante il dato del prezzo medio delle uve pagato ai soci (192) nel 2017: 8,70 euro al miriagrammo, 9,08 per i grappoli atti a diventare Barbera d’Asti docg per un dividendo 2017 distribuito agli associati pari a poco meno di 3,3 milioni di euro. Nelle vendite la parte del leone la fa il mercato italiano, 7,3 milioni, l’estero vale 1,4 con una ventina di Paesi di riferimenti tra i tradizionali Usa, Uk, Germania, Francia, Danimarca, ma anche nuove aperture in Cina nei Paesi Baltici e dell’Est Europa.
L’enologo Beppe Rattazzo, che ha rilevato il testimone di Giuliano Noè, storico consulente della Cantina ora in meritato riposo, ha raccontato di una vendemmia perfetta che ha prodotto grappoli ideali per vini di una bevibilità ideale. Insomma una manna per i consumatori.
Ora la Cantina di Vinchio e Vaglio pensa al futuro, tra vini bio e nuove iniziative sia rivolte alla produzione (avviato un nuovo laboratorio interno frutto di un dono di Noè) sia destinate al territorio con l’adesione a progetti di valorizzazione del paesaggio che circonda la Cantina tra un parco e i luoghi cari allo scrittore e giornalista Davide Laiolo originario di quelle colline del Sud Astigiano. Come dire che il buon vino fa sempre rima con cultura e il rispetto dell’ambiente. Storia vecchia, ma sempre attuale.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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