Record. Venticinque anni fa, in provincia di Asti, il primo vino bio (un Moscato d’Asti) con certificazione ed etichette ufficiali. Gianfranco Torelli (Bubbio): «Il futuro è tradizione, ricerca e rispetto per l’ambiente»

inserito il 29 ottobre 2017

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E insomma sarebbe proprio ora che gli astigiani riprendessero in mano il proprio destino e cominciassero a farsi riconoscere quello che veramente sono e rappresentano nel panorama enologico italiano e mondiale. Siamo troppo territoriali e antistorici? Non si direbbe visto quello che sta si realizzando nel mondo della Barbera d’Asti docg o dell’Asti docg con le novità Nizza e Asti Secco che tengono banco.
Sia come sia il primo vino con certificazione ufficiale in Italia è nato nell’Astigiano, a Bubbio, centro della Langa Astigiana. Lo ha prodotto nel 1992, con tanto di autorizzazione alla “stampa di etichette”, la cantina condotta da Gianfranco Torelli, enologo e vitivinicoltore, uno che si è “sporcato le mani” anche con la cosa pubblica ed è stato vicesindaco del suo paese e assessore di quella che una volta era la Comunità montana Langa Astigiana. Uno che, per dire, da amministratore pubblico non si fece scrupolo a firmare una delibera comunale che indicava Bubbio come primo Comune No-Ogm d’Italia. Secoli fa. Era il primo atto contro gli organismi geneticamente modificati.
«Oggi – dichiara Torelli nell’intervista che pubblichiamo qui sotto – su 8000 Comuni italiani 1550 hanno seguito quell’esempio». Intanto quella bottiglia del primo vino bio con tanto di lasciapassare e carta bollata ha compiuto 25 anni. «Fu un caso – racconta Torelli -. Con i miei genitori già dalla fine degli Anni Ottanta avevamo cominciato a convertire tutti i 14 ettari di vigneto dell’azienda della mia famiglia alla coltivazione biologica, che, tengo a precisare non è né più né meno che seguire quello che facevano i nostri padri e i nostri nonni. Nel 1992 ci saranno state un centinaio di aziende vitivinicole bio in Italia. Noi fummo i primi a chiedere e ottenere la certificazione che fu la numero uno».
Da allora sono passati 25 anni e il bio nel vino ne ha fatta di strada. E i vini bio Torelli anche. Così qualche giorno fa la festa con tanto di ragazzini in vigna e un fumettista che ha disegnato un vignetta (a proposito sapere perché si chiama così? sentite l’intervista) lunga decine di metri, per celebrare quel “pezzo di carta”, ma anche la consapevolezza che la scelta fatta nel 1992 era quella giusta. Non è un caso che alla festa da Torelli ci fosse anche Massimo Fiorio, parlamentare astigiano, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, primo firmatario della prima legge che regola il vino bio. Dunque non resta che brindare. Auguri.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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