Una precisazione sul libro di Teofilo Barla “Il confetturiere, l’alchimista, il cuciniere piemontese di Real Casa Savoia”

inserito il 8 marzo 2018

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Gentilissimi, perdonatemi l’intrusione e permettete che mi presenti.

Sono il dott. prof. Pierfederico Gariglio, lontano parente di quel Francesco Gariglio che con il cugino Agostino Moriondo, nella seconda metà del XIX secolo, si dedicò all’arte cioccolatiera ottenendo un clamoroso successo di pubblico e di critica in quella che fu la prima capitale del Regno d’Italia e, successivamente, anche nella terza ove tutt’ora prospera un’elegantissima confetteria la cui insegna riporta i due cognomi dei fondatori sopra citati.

L’atroce morte di Francesco Gariglio (novembre 1876) e le successive vicende del casato sono state da sempre oggetto di conversazione nella nostra famiglia e io, da quando sono in meritata quiescenza, ho compiuto per mio diletto fruttuose ricerche in proposito e anche circa l’arte dolciaria piemontese con particolare attenzione a quella torinese e alle multiformi preparazioni realizzate con il cioccolato a far tempo dal XVI secolo e fino ai giorni nostri.

Scrivo tutto ciò per informarvi che sul sito Academia Barilla ho avuto notizie circa le vicende del cuoco piemontese Teofilo Barla (1796 – 1872) e ho letto di una sua confettura di cioccolato realizzata nel 1815; inoltre, grazie a un link ivi postato, sono pervenuto alla sezione “Editoria” del vostro S@pori del Piemonte da cui ho scaricato gratuitamente il testo di un volume di ricette che egli pubblicò nel 1854.

Il libro è decisamente interessante ed è corredato da un’esauriente introduzione e da una stimolante postfazione che suppongo sia stata scritta da uno degli ideatori del sito al quale mi sto rivolgendo.

A proposito dell’introduzione, segnalo un’imprecisione.
Bruno Armanno Armanni ad un certo punto informa il lettore dell’esistenza di brutte copie di alcune lettere da lui (il Barla) inviate quasi certamente a Giovanni Vialardi e allegate agli atti dell’inchiesta sulla morte per annegamento del nostro autore (idem): ebbene, non si tratta di brutte copie di alcune lettere bensì di alcune pagine sparse che costituiscono il frammento di un diario redatto dallo sfortunato cuoco di corte nel corso del suo infausto esilio a Stupinigi e che precedono di poco tempo la sua dipartita.
È ben vero che l’incipit dei vari testi è Caro Amico, però dal loro tenore è agevole arguire che Teofilo Barla non sta scrivendo a un “amico di penna”, ma a se stesso e di questa cosa sono certo perché in possesso di una trentina di fogli in argomento che ho acquistato a Torino il giorno di Pasqua di otto anni or sono in piazza Carlo Felice nel corso della mensile mostra-mercato di varia e interessante oggettistica d’epoca.

Quanto, per doverosa segnalazione di cui potreste far partecipe l’editore in caso di ristampa cartacea del libro.

Elogiando il vostro lavoro sul web, ringrazio per l’attenzione, sono a disposizione per eventuali ulteriori delucidazioni in merito e mi firmo:

dott. prof. Pierfederico Gariglio 

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per scaricare il libro

Il confetturiere, l’alchimista, il cuciniere piemontese di Real Casa Savoia

 

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