Vendemmia #1 Mr 958 racconta la raccolta del moscato docg. «Meno quantità, ma la qualità c’è eccome! L’Asti Secco docg è il nostro credo senza dimenticare l’Asti Dolce che è un nostro patrimonio da sempre»

inserito il 9 settembre 2017

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La vendemmia, il moscato, l’Asti Secco, questi i temi toccati con Gianfranco Santero in questa intervista. 958 Santero, cantine e vigneti in quel di Santo Stefano Belbo, provincia di Cuneo, il centro vitivinicolo che da qualche anno sembra essere diventato polo di riferimento delle bollicine made in Piemonte, è una delle realtà più innovative ed effervescenti nel panorama enologico italiano e, forse, europeo. Marketing e comunicazione mirati e presenti in eventi di massa (musica, sport, televizione) hanno fatto conoscere marchio e soprattutto spumanti e vini, oltre che in Italia, in un’ottantina di Paesi del mondo.
I Santero, però, come molte famiglie del vino piemontesi, sono molto radicati sul territorio e continuano a mantenere il loro core business sul moscato docg, tipologia di punta con la quale di producono Asti docg dolce e Moscato d’Asti docg, i due vini fratelli che, da oggi avranno un altro fratello, quell’Asti Secco docg, versione non dolce dell’Asti dolce che promette di conquistare fette di mercato e, forse, risollevare le sorti dello stesso Asti dolce, la cui immagine e le cui vendite risultano un po’ appannate.
Santero analizza la situazione partendo dalla vendemmia del moscato appena finita. Ecco cosa ci ha detto con una curiosità: le prime bottiglie di Asti Secco 958 Santero stanno uscendo dalle linee di imbottigliamento proprio mentre mettiamo online questo servizio. Auguri!

fi.la.

immagini e video sono di Vittorio Ubertone

L’intervista a Gianfranco Santero

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