Vendemmia Piemonte. Scarsa, ma di qualità. Timori per gli aromatici e i surì della barbera. Meglio la zona del Barolo

inserito il 30 agosto 2017

ube_0514 Scarsa, ma di qualità. La vendemmia 217 per il Piemonte si riassume così. Anche se ci sono eccezioni, la raccolta delle uve nella regione più vinicola d’Italia non si presenta abbondante.Lo dicono i vignaioli, i produttori, gli imprenditori e le associazioni di categoria.
Le varietà che hanno sofferto di più i danni causati da brinate, grandinate e siccità, sembrano essere quelle aromatiche, moscato e brachetto su tutte. Si parla di rese decurtate anche del 40/50 per cento. Per il moscato docg c’è chi dice che la resa a 80 quintali/ettaro non sarà raggiunta da molti appezzamenti anche se in altre zone più fresche, come Neviglie, sembra che le rese non sia state intaccate dal clima. E se come pare la vendemmia sarà scarsa bisognerà vedere come si comporteranno le industrie che hanno dichiarato di avere in cantina centinaia di migliaia di ettolitri di prodotto invenduto. Lo metteranno a disposizione della filiera, facendoselo pagare, ovviamente, o se lo terranno puntando a una sorta di supremazia commerciale basata sulla disponibilità di una materia prima che quest’anno scarseggia? Un fatto è certo, quelli messi male quest’anno sono i viticoltori che avendo meno uva incasseranno meno dell’anno scorso e le cantine sociali che avendo meno prodotto dovranno fare fronte a spese di conduzioni inalterate con un saldo negativo che le spaventa tanto che si dice in giro siano pronte a chiedere alla Regione lo stato di crisi e contributi di aiuto.
Intanto, come di consueto, presentiamo qui sotto l’intervista fatta qualche giorno fa, a Romano Dogliotti, griffe del Moscato nella sua azienda Caudrina di Castiglione Tinella e presidente del Consorzio dell’Asti e del Moscato docg. Le immagini di Vittorio Ubertone.
Anche per la barbera varerebbe la scarsità del raccolto, anche se qualcuno più cauto consiglia di aspettare di avere l’uva in cantina prima di “gridare al lupo”. Intanto c’è chi parla apertamente di problemi legati soprattutto ai surì, le posizioni di collina più esposte al sole per le quali per il futuro si ipotizza addirittura l’irrigazione di soccorso goccia a goccia, pratica consentita solo in casi eccezionali in Piemonte, ma consueta nel Centro-Sud Italia dove le temperature torride di questo 2017 sono quasi la norma. Ed è proprio questo il nocciolo della questione: se le condizioni climatiche stanno cambiando con un aumento delle temperature anche al Nord è ancora logico avere norme diverse in diverse parti d’Italia?
In questo panorama deficitario che, però, non tocca la qualità delle uve definita tra il buono e l’ottimo a seconda di tipologie e posizioni, resta l’”oasi” del nebbiolo. Fatta salva la zona di Barbaresco, colpita da brinate e grandinate, sembra che l’area del Barolo non sia stata così colpita da freddo e siccità e che le uve siano pronte per la racconta di fine settembre. Insomma nessuno ha toccato il “re dei vini”. SdP

L’intervista a Romano Dogliotti 

Le fotografie

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