Verso il Vinitaly. Il Consorzio del Barolo e Barbaresco annuncia future missioni in Usa e Cina. Ascheri: «Dal 2020 racconteremo i nostri vini In America e Asia»

inserito il 4 aprile 2019

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Se si cerca il significato di new age (nuova era) si scopre che il termine in lingua inglese indica un cambiamento ed è applicato, alternativamente, a movimenti culturali o artistici, musicali. Più in generale, però, indica un rinnovamento.
Ed è quello che si potrebbe dire del Consorzio del Barolo, del Barbaresco, del Dogliani e dei vini di Langa. L’avvento del produttore braidese, Matteo Ascheri quale presidente consortile, sembra avere segnato, in qualche modo, l’inizio di una nuova era per l’ente che tutela il re dei vini e i suoi fratelli. Novità assoluta, ad esempio, l’avvio di programmi di comunicazione che prima non erano mai stati neppure presi in considerazione o lo erano in tono davvero invisibile. Social, blog, web, sono ora, finalmente, una parola d’ordine per il Consorzio. Prima l’ente era considerato un muto dorato consesso di vignaioli e produttori bravissimi a sfruttare al meglio le grandissime potenzialità dei propri vini, Barolo e Barbaresco in testa.
Sui motivi di questo mutismo per anni si sono rincorse varie tesi. Ascheri, interpellato da SdP, la fa più semplice: «Il Consorzio delegava alle Cantine il compito di comunicare le denominazioni con tutti gli aspetti positivi e negativi che questo comportava sia sul mercato nazionale sia all’estero. Ora l’approccio è diverso. Il Consorzio si riappropria del suo ruolo di comunicatore, oltre che di tutela e promozione». In che modo? Bene l’ufficio stampa interno (con un staff dedicato) e i profili e pagine sui principali social, ma non basta. E così, oltre agli eventi italiani, di cui il Consorzio del Barolo e Barbaresco è promotore e protagonista, ecco che in programma ci sono anche “missioni” all’estero sotto l’egida del consortile. È la prima che accade da molto tempo. Matteo Ascheri parla di Usa e Cina come destinazioni di prossimi eventi. Il titolo del progetto nella sua totalità è quasi da “D-Day”: BBWO cioè Barolo Barbaresco World Opening, usa sorta di Operazione Overlord al contrario. «Dal 4 al 6 febbraio 2020 saremo a New York – spiega il presidente -. L’anno dopo – aggiunge – andremo a Shanghai e l’anno dopo ancora faremo la West Coast statunitense. L’idea di di raccontare e fare assaggiare i nostri vini. Spenderemo tre milioni in tre anni. Soldi messi a disposizione dai produttori» dice Ascheri.
Non sarà niente di originale, di barolisti in giro per il mondo ce ne sono già tanti come ci sono associazioni tra produttori di Barolo e Barbaresco che organizzano trasferte all’estero, ma quello di Consorzio sembra fare è un volere accreditarsi come ente che promuove, oltre a tutelarli, vini che si muovono in squadra, in team, piuttosto che come isole di brand che agiscono per conto proprio, sotto un ombrello istituzionale che ha un peso giuridico, nazionale, oltre che territoriale e di prestigio. E c’è da scommettere che, con Barolo e Barbaresco di mezzo, operatori e winelover d’Oltreoceano entreranno in fibrillazione.
Poi c’è il fronte interno. Ascheri lo ha già detto in tutte le salse: basta con del denominazioni pregiate vendute in Italia a prezzi non consoni, rovinano la piazza. Impossibile dargli torto. Però in un libero mercato non si può fissare un prezzo minimo per regola, men che meno lo può fare un Consorzio. Quindi? «Quindi deve essere la stessa filiera ad auto regolamentarsi» dice il presidente che intanto conferma il limite degli ettari di nebbiolo da Barolo, al massimo si arriverà a 2.200 per una produzione che oggi si aggira attorno ai 14,5 milioni di bottiglie.
Basterà a mettere al sicuro la rotta di B&B e a evitare i furbetti dello sconto da autogrill una pratica commerciale che, per la verità, dà fastidio non solo ai vini piemontesi, ma a quelli di mezza Italia?

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

 

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