Vino e… La presentazione del Nizza docg Riserva pretesto per parlare del futuro del territorio, tra accoglienza, strategie turistiche, politica ambientale e sostenibilità

inserito il 2 novembre 2018

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Doveva essere il debutto in società del Nizza docg Riserva della Cantina di Nizza Monferrato, la presentazione di un vino sontuoso e buonissimo, ottenuto con vigne con più di 50 vendemmie alle spalle e che sosterrebbe alla grande confronti con altri rossi piemontesi blasonatissimi, e, certo, lo è stato.
Tuttavia la presentazione della nuova bottiglia e dell’etichetta “made in Cantina di Nizza” che si rifanno alla tradizione ma con un pulizia e un’essenzialità moderne, sono state solo uno dei temi dell’incontro che si è svolto questa mattina, 2 novembre, all’enoteca regionale di Nizza Monferrato.
Sì, perché alla fine Franco Bussi e Gianni Chiarle, rispettivamente presidente e enologo direttore generale della cooperativa vitivinicola nicese, hanno condotto gli interventi dei relatori su un terreno ben più ampio e articolato della mera presentazione di un nuovo vino.
All’incontro, sotto le volte della cantina di Palazzo Crova di Nizza, sede dell’enoteca regionale, ma anche dell’associazione che raggruppa oltre settanta produttori del Nizza docg, si è parlato di tutto: della valorizzazione del territorio e del paesaggio, della sua tutela ambientale, culturale e colturale, della necessità di un sistema vino-storia-accoglienza-ambiente che deve integrarsi, o almeno tentare di farlo, per il futuro di un’area, quella astigiana, che ha bisogno di ripartire da questi progetti.
Insomma temi tostissimi che avrebbe bisogno di approfondimenti con, come minimo, tre forum.
Ma andiamo con ordine. La sensazione che la presentazione del nuovo Nizza docg Riserva della Cantina diventasse pretesto per parlare di altro c’è stata già dalle prime battute.
Intanto il sindaco di Nizza, Simone Nosenzo, ha ricordato il ruolo della Cantina di Nizza come risorsa di un territorio che ha imboccato la strada di promozione delle due eccellenze. Gli ha fatto eco Daniele Chiappone, vicepresidente dell’associazione dei produttori del Nizza docg che non si è limitato a parlare del severo disciplinare e dell’iter che ha condotto alla nascita della nuova denominazione, ma ha sottolineato con forza come alla base del progetto resti l’esigenza che dietro a un vino ci sia un sistema di area che deve coinvolgere tutti gli attori del territorio, non solo i vinicoli, non solo gli artigiani del gusto, non solo il settore agroalimentare, ma ogni singolo elemento della comunità: «dal barbiere al gestore di una pompa di benzina, magari parlando più lingue straniere». Esagerazioni? Macchè. «All’estero è già così. Facciamolo anche noi» ha detto Chiappone.
Idee ribadite da Andrea Ghignone, vicepresidente di Astesana Strada del Vino che coordina attività di incoming nella zona, da Giulio Porzio, presidente della Vignaioli Piemontesi, potente organizzazione che associa cooperative vinicole e cignaioli piemontesi, da Domenico Perfumo, assessore all’Agricoltura del Comune di Nizza Monferrato e dallo stesso Filippo Mobrici, presidente di quel Consorzio della Barbera e vini del Monferrato da sempre in prima linea su questi temi. «Il fatto che la Cantina di Nizza abbia voluto e saputo “osare” nel produrre una Riserva del Nizza docg, cioè un’eccellenza che nasca da un’altra eccellenza, è il segno delle enormi potenzialità di questa filiera e di questo territorio, in tutti i campi legati alle risorse che già abbiamo e che dobbiamo tutelare sempre» ha detto Mobrici.
Gianni Chiarle, enologo e direttore della Cantina di Nizza, ha raccontato la nascita del Nizza docg Riserva, dai lieviti autoctoni prelevati da vigne vecchie dei soci dell’enopolio alle buone pratiche di Cantina che hanno elevato quello che già la natura aveva predisposto. «Questa Riserva però – ha annotato Chiarle – nasce anche dall’esigenza di confermare la vocazione della Cantina a essere punto di riferimento non solo vitivinicolo di un’intera comunità. C’è bisogno – ha aggiunto – che tutti facciano la loro parte. Che le Cantine non solo producono e vendano il vino, ma che insieme alle bottiglie raccontino il paesaggio e la sua sua storia, la cultura delle nostre colline che sono patrimonio Unesco dell’Umanità per merito del lavoro dei vignaioli che devono tutelare l’ambiente, praticare la sostenibilità in vigna, avendo anche un reddito dignitoso (concetto questo ribadito da tutti i relatori ndr) per contribuire al meglio alla tutela di un paesaggio unico al mondo».
È chiaro che, parole a parte, il lavoro da fare è ancora moltissimo.
Si è parlato, ad esempio, dell’accorpamento dell’Atl di Asti con quella di Alba, da molti salutato come un fatto positivo anche se non sono mancate le polemiche di chi teme che Asti perda la propria identità. «Ma nelle nostre diversità c’è la nostra forza» ha detto Chiarle.
Vale per il vino, per le strategie turistiche e per molto, molto altro ancora, soprattutto di questi tempi.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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