Vino. Ecco l’Acqui docg Rosè, spumante brut da uve brachetto. Ricagno (Consorzio): «Ora aumentino rese e reddito dei vignaioli». A breve l’ok all’imbottigliamento fuori zona

inserito il 8 marzo 2018

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Il mondo del vino piemontese è in evoluzione. Alcuni mesi fa anche la filiera del brachetto, quasi in contemporanea con quella del moscato, annunciò di volere puntare alle tipologie non dolci.
Per il moscato prima di Natale 2017 arrivò l’Asti Secco. Ieri, 7 marzo 2018, ad Acqui Terme nell’Alessandrino, capitale dell’area “brachettistica” a docg che comprende 18 Comuni astigiani e 8 in provincia di Alessandria, è stato presentato l’Acqui docg Rosè, versione non dolce dello spumante docg a base Brachetto.

L’evento, seguito da oltre 200 persone tra vignaioli, Case spumantiere e operatori del settore, è stato organizzato dal Consorzio di Tutela presieduto da Paolo Ricagno. Cerimonia con forum nel Palazzo allestita nel Comune di cui è sindaco Lorenzo Lucchini.
Al tavolo dei relatori rappresentanti della politica e del mondo enologico piemontese: il presidente di Piemonte Land of Perfection, Filippo Mobrici; Massimo Fiorio, già parlamentare e vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera e prossimo presidente del comitato vitivinicolo nazionale; l’assessore alle Politiche agricole della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero e i rappresentanti delle quattro aziende che hanno già messo in pista il loro Acqui docg Rosè: Elio Pescarmona per la cooperativa Tre Secoli di Mombaruzzo e Ricaldone; Roberto Morosinotto per la Bersano di Nizza Monferrato; Stefano Ricagno per la Cuvage di Acqui Terme e Silvano Marchetti per la Bastieri di Terzo d’Acqui.

Tra i relatori anche un paio di outsiders: il presidente di Assortofrutta, Domenico Sacchetto, la cui associazione collabora nel progetto di promozione dell’Acqui Rosè con il Consorzio e Andrea Pirola dell’agenzia White M&C che sta curando il lancio sui social del nuovo spumante brut da uve brachetto.

A prendere la parola, dopo i saluti di rito, Paolo Ricagno che non ha mancato di ricordare la crisi che da alcuni anni attanaglia il comparto con cali di produzione ridotti a 4,2 milioni di bottiglie vendute nel 2017 e rese a 36 quintali per ettaro che mettono a rischio il reddito agricolo dei vignaioli. Tuttavia, come si può ascoltare nell’intervista che ci ha concesso, Ricagno resta ottimista. «Il brachetto è un un’uva da cui si ottengono il Brachetto docg, naturalmente dolce e l’Acqui docg Rosè, naturalmente secco. Quest’ultimo è il primo spumante brut a docg rosè d’Italia, un primato che dovremo far valere sui mercati nazionali ed estero. Un primato in cui per primi dobbiamo credere noi che viviamo e lavoriamo in questo territorio e che verrà favorito dal fatto che abbiamo chiesto, e ci verrà concesso a breve, di potere concedere l’imbottigliamento dell’Acqui Rosè anche fuori dalla zona di produzione». Anche sulla base di questa apertura Ricagno si dice sicuro che con la versione non dolce le rese saliranno già questa vendemmia a 50 quintali per ettaro e a chi gli chiede conto di questa sicurezza parla dell’interessamento di aziende vinicole in Centro ed Est Italia. Insomma l’Acqui docg Rosè sarà fatto con uve piemontesi, ma potrebbe essere messo in bottiglia, come già accade per il Prosecco, anche fuori dalla zona di produzione delle stesse uve.
Un’ipotesi che qualche tempo fa era stata avanzata dall’assessore regionale piemontese all’Agricoltura, Giorgio Ferrero che infatti, ieri, ha raccolto l’assist di Ricagno: «Proposi quella modifica per altre vini – ha detto -. Bene che ora si faccia per il brachetto. Un fatto è certo – ha puntualizzato Ferrero -: quando le industrie sul territorio non garantiscono più volumi in grado di tutelare il reddito dignitoso ai vignaioli è bene percorrere altre strade».
E la strada dell’Acqui docg Rosè per ora è lastricata da buoni auspici. Dai relatori un coro di lodi.

«Piemonte Land è al fianco dei Consorzi vitivinicoli piemontesi e mette a disposizioni le sue risorse per la promozione e la valorizzazione di prodotti che meritano successi crescenti in termini di volumi e valore» ha detto Filippo Mobrici.
Massimo Fiorio si è dichiarato sicuro che l’Acqui Rosè vada nella direzione tracciata dai mercati nazionali ed esteri: «Altre zone vinicole dell’Italia lo hanno fatto, ma qui ci sono caratteristiche di territorio e filiera che sono vincenti».
Per l’assessore Ferrero un’altra “arma” che i piemontesi devono usare è la sinergia tra le loro eccellenze agroalimentari: «Il vino, la frutta, i formaggi e tutte le nostre agroeccellenze devono condividere comunicazione e valorizzazione».
A questo proposito Domenico Sacchetto di Assortofrutta ha parlato dell’abbinamento tra frutta e mondo del Brachetto dichiarando come il Piemonte sia la regione italiana che più produce frutta biologica e prodotta con severi protocolli di lotta biologica. «Comunicheremo queste cose nel modo migliore insieme alle filiere del vino» ha detto indicando le mele rosse di Cuneo igp che facevano bella mostra insieme alle bottiglie di Acqui Rosè.
Da Pescarmona, Morosinotto, Stefano Ricagno e Marchetti sono arrivate testimonianze di chi l’Acqui Rosè lo ha visto nascere prima tra i filari e poi in Cantina, dalla raccolta di uve adatte, alle tecniche di vinificazione alle prove di degustazione e affinamento.
Tutti si sono dichiarati entusiasti del risultato ottenuto e sicuri che l’Acqui Rosè docg incontrerà in modo crescente i gusti del pubblico italiano e straniero.
Ad Andrea Pirola della White M&C di Milano è toccato parlare di social, della campagna web che vedrà protagonista non solo l’Acqui Rosè docg, ma anche le tipologie dolci del Brachetto. «Il canale dei social è quello che meglio arriva ad un largo pubblico che ama il vino e a cui ricordare tutte le tipologie da uve brachetto, da quelle dolci al nuovo Acqui Rosè docg» ha spiegato.
E dopo tante parole Mauro Carosso, sommelier dell’Ais di Torino, ha finalmente condotto magistralmente una degustazione dell’Acqui Rosè docg, promuovendolo a pieni voti come, del resto, ha fatto il folto pubblico che, dopo la presentazione a Palazzo del Comune, si è ritrovato all’Enoteca regionale di Acqui (presidente è Giuseppe Baccalario) per un aperitivo con il nuovo spumante secco rosè.
Infine c’è stato l’appello di Paolo Ricagno: «Ad Acqui e nella zona in cui si coltiva il brachetto dobbiamo esigere un Acqui Rosè docg come aperitivo e a tutto pasto. È un imperativo per noi che dobbiamo essere i primi testimonial dei nostri prodotti. Solo così potremo essere certi che avranno successo in Italia e all’estero».

Qui le videointerviste a Paolo Ricagno, Elio Pescarmona e Filippo Mobrici. Le riprese e le immagini sono di Vittorio Ubertone.

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