
In una nota stampa rilasciata oggi, 23 giugno, Confagricoltura Asti plaude all’ipotesi di accordo sulle rese delle uve moscato bianco che servono a fare l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti (85 quintali/ettaro e 15 di esubero) con prezzo da definire azienda per azienda, ma avverte che resta aperta la questione uve per vini rossi dove i prezzi, a causa della crisi delle vendite e dei consumi, sembrano aver toccato, ad esempio per la Barbera, punte al ribasso anche attorno ai 70 centesimi al chilo. Prezzi che non sono ritenuti adeguati a sostenere in modo dignitoso il lavoro dei viticoltori. Per Confagricoltura Asti servono azioni istituzionali decisive a supporto della filiera. Ecco la nota in versione integrale.
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“Soddisfatti per l’accordo raggiunto per le uve Moscato ieri sera nel CdA del Consorzio dell’Asti”, afferma Gabriele Baldi, Presidente della Confagricoltura di Asti.“La compattezza del mondo agricolo, grazie anche all’azione collante dell’Assessore Regionale all’Agricoltura, Paolo Bongioanni, che non possiamo non ringraziare, ha portato i suoi frutti”.
La scorsa settimana infatti tutte le parti coinvolte (organizzazioni agricole, mondo cooperativistico, Comuni, industria) erano state raccolte intorno ad un tavolo regionale di confronto.
Però esclama a gran voce “Ma non basta! Il nostro territorio conta una grande quantità di viticoltori coinvolti nel mondo dei vini rossi e comunque di altre denominazioni, la cui situazione è molto preoccupante, corrispondente purtroppo ad una reale crisi di mercato, seppur con qualche sfumatura speculativa”.
Si sta registrando, per una serie di denominazioni, un forte squilibrio tra domanda ed offerta che porta ad una marcata contrazione dei prezzi e ad un accumulo delle giacenze di vino invenduto nelle cantine.
“Sappiamo che qualcosa si sta muovendo, sia sul lato della definizione di una resa vendemmiale adeguata al difficile periodo, sia sul lato di verificare la possibilità di coinvolgere gli acetifici nonché di una possibile contribuzione della Regione Piemonte”, precisa il Direttore della compagine astigiana, Mariagrazia Baravalle, che poi aggiunge: “Tuttavia, con sempre maggiore convinzione riteniamo che la regione Piemonte debba al riguardo farsi promotrice di una riflessione più ampia e strategica di lungo periodo, superando una logica esclusivamente emergenziale. Le difficoltà del comparto non sono infatti contingenti, ma derivano da cambiamenti strutturali dei mercati e dei consumi che richiedono una visone chiara e interventi programmati nel tempo”.
Incalza ancora il Presidente Baldi: “Innanzitutto preme porre l’accento sul fatto che la viticoltura deve essere “impresa” e quindi necessita puntare attenzione e risorse sulle aziende che con questa attività mantengono le proprie famiglie e quelle del tessuto sociale lavorativo all’intorno”.
Lungo l’elenco delle richieste di Confagricoltura tra cui, in modo non esaustivo, ricordiamo: limitare le autorizzazioni di nuovi impianti, prorogare le idoneità già assegnate, riformulare la misura Ristrutturazione e Riconversione Vigneti, adozione della “vendemmia verde”, attivazione di una misura di estirpazione vigneti sul modello francese.
La principale organizzazione d’impresa del settore è convinta che si tratta di interventi strutturali che, volti alla riduzione delle quantità, non possono non incidere sul mercato e di conseguenza salvaguardare il prezzo.