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Analisi. Crisi del vino: Piemonte e Italia divisi (che novità!), tra grida d’allarme, appelli alla cautela e apparente indifferenza. Intanto in Europa e in USA…

In questi giorni i media si stanno occupando più intensamente della crisi del vino italiano. Cantine piene e vendite in calo creano timori e tensioni. In Piemonte, qualche giorno fa, c’è stato un incontro in Regione. Alcuni Consorzi hanno palesato le proprie preoccupazioni. La politica regionale è stata ad ascoltare e intanto ha distribuito fondi europei parlando di promozione e ristrutturazione del vigneto Piemonte.

Azioni che non sembrano aver tranquillizzato il comparto. Tanto che per il 3 marzo, ad Acqui Terme (Alessandria) i Consorzi delle denominazioni Asti, Barbera e Brachetto hanno annunciato un convegno dal titolo eloquente: “Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, Società, Paesaggio”. L’intento è quello di aprire un dialogo tra istituzioni, mondo accademico, informazione e operatori della filiera, raccogliendo contributi utili alla costruzione di politiche di sostegno alla competitività e alla domanda.

E le altre regioni italiane? Prendiamone tre tra le principali produttrici di vino. In Toscana la crisi dei vini rossi si giocherebbe tra promozione, riduzione delle rese e nuovi mercati; in Veneto, forti della crescita inarrestabile del Prosecco (doc e docg, con il doc che è imbottigliato in quote non indifferenti anche da produttori piemontesi) si affronta con maggior sicurezza la crisi dei vini rossi, Amarone in testa, che sembrano resistere. In Puglia la Regione ha imposto riduzioni delle rese per ettaro per i vini IGP rossi per tentare di riequilibrare il mercato e si parla anche di incentivi alla diversificazione della produzione, incoraggiando la produzione di bianchi, rosati e spumanti per contrastare l’eccesso di rossi.

Nessuno lo dice esplicitamente, ma al di là dei numeri e dei titoli, il tema sul tavolo è come affrontare la crisi del vino, che obiettivamente c’è, senza accedere troppo a politiche pubblico-assistenziali e senza creare allarmismo che avrebbe contraccolpi su un mercato, sia in Italia sia all’estero, già vessato da dazi, crisi economiche e geopolitiche.

Dunque che fare? In attesa di raccogliere le indicazioni che verranno dalla politica, dalle Governance, italiana e piemontsee, del vino e anche dal Convegno del 3 marzo (che già qualcuno critica ancora prima che si svolga), è interessante anche scoprire che accade oltre i nostri confini nazionali.

In Francia non si sono persi in chiacchiere e hanno avviato già dal 2025 un piano di estirpo di vigneti: prima 25 mila ettari poi da 35 mila (e forse non è finita). Azioni supportate dalla Stato con centinaia di milioni di euro di aiuto ai vignerons che dovrebbero percepire, secondo alcune fonti, indennizzi pari a 4000 euro ad ettaro.

Non una grande somma, certo, ma un segnale di quanto la situazione imponga scelte difficili. Lo ha detto anche il Presidente, Emmanuel Macron all’inaugurazione di Wine Paris, il salone del vino francese, a cui hanno partecipato molte aziende italiane, che ha chiuso i battenti dell’edizione 2026 il 17 febbraio scorso.

Secondo alcuni report l’atteggiamento dell’inquilino dell’Eliseo è stato difensivo rispetto al vino francese e, incontrando i rappresentanti del settore, avrebbe confermato il sostegno al vino francese e al posto che esso ricopre nella cultura transalpina.

Inoltre Macron avrebbe dichiarato: «La priorità è mettere il consumo del vino al primo posto e renderlo compatibile con la salute pubblica. Abbiamo una rigorosa politica di prevenzione, ma allo stesso tempo difendiamo il vino francese come parte integrante del nostro stile di vita e della nostra gastronomia». E aggiunto: «Una delle sfide principali è esportare con successo in Europa, difendere i nostri vini a livello internazionale quando vengono attaccati da pratiche aggressive e poi progredire e conquistare nuovi mercati, ad esempio India, Canada e Brasile». Quindi Macron ha accennato alle azioni statali di supporto con l’apertura delle domande per gli ultimi programmi di estirpazione permanente dei vigneti. Un piano da 130 milioni di euro finanziato dallo Stato francese per ridurre il potenziale produttivo: «Deve essere fatto affinché altri possano generare valore. È una politica responsabile. Se non estirpiamo i vigneti in momenti come questi, cosa facciamo? Distilliamo vino in perdita, il che è devastante per i viticoltori» ha dichiarato il Presidente francese chiarendo anche che «Se non aiutiamo i viticoltori francesi a estirpare qualche ettaro di vigneto per salvaguardare il resto della produzione, rischiamo di spingerli in un vicolo cieco. Tuttavia – ha avvertito – questo non deve essere vista come la panacea. La misura riguarda regioni specifiche che si trovano ad affrontare problemi unici». C’è da ricordare che la Francia ha cominciato a programmare gli estirpi già dal 2024.

E di estirpi permanenti si parla anche nell’altro Paese europeo produttore di vino: la Spagna. La crisi del settore vitivinicolo spagnolo nel 2025 è stata profonda, caratterizzata da un calo strutturale dei consumi, giacenze elevate e calo delle esportazioni, portando il governo a finanziare misure di ristrutturazione e, indirettamente, a gestire l’estirpo (arranque) dei vigneti. Il governo Sanchez, attraverso il Ministero dell’Agricoltura, ha approvato finanziamenti, circa 75,7 milioni di euro per la ristrutturazione dei vigneti nel 2025. Sebbene focalizzati sulla riconversione, questi fondi e le normative comunitarie (PAC) gestiscono la ristrutturazione, che include il diserbo o l’abbandono di vigneti non competitivi.

Anche la Germania sta affrontando una grave crisi vinicola a causa di surplus di produzione, inflazione e calo dei consumi. Per contrastare la crisi, il governo tedesco del primo Ministro Merz ha proposto all’UE un piano paneuropeo di estirpazione dei vigneti per riequilibrare il mercato. Fin qui l’idea dei tedeschi non sembra aver riscosso molto successo in ambito UE.

C’è poi la singolare presa di posizione dei vignaioli elvetici, non che la Svizzera sia un grande produttore di vino, che, secondo alcuni report avrebbero chiesto al Governo di ridurre l’importazione di vini europei.

Si parla di estirpi di vigneti anche negli USA dove la crisi dei consumi sta colpendo duro, favorita da inflazione e dazi che una sentenza della Corte Suprema, diffusa proprio poche ore fa, ha bocciato come illegali facendo infuriare il Presidente Trump che ha rilanciato con ulteriori dazi al 10% per tutti per cinque mesi. Si vedrà come reagiranno le Borse all’altalena trumpiana.

E l’unione Europea? Pochi giorni fa il Parlamento UE ha varato un pacchetto vino (leggi qui) – giudicato da alcuni non sufficiente ad affrontare il periodo di crisi – che prevede aiuti, agevolazioni e anche la cosiddetta “rottamazione” dei vigneti. Un tema, quest’ultimo, che in Italia è molto dibattuto tra chi lo intende come una “resa” che intaccherebbe il patrimonio vitivinicolo e chi, invece, lo vede come una misura necessaria per contrastare un’offerta che, almeno a oggi, supererebbe di molto la domanda.

fi.l.

(foto di copertina: archivio Douja d’Or-Piemonte Land of Wine. Fonti: Vitisphere, Swissinfo.ch, SWR.de, Europarl, news IA Overview)

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