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Analisi. La guerra in Medio Oriente scuote i mercati e il Piemonte. Chi paga il conto salato dell’instabilità internazionale? Le imprese piemontesi lanciano un SOS a Governo e UE. «A rischio produzione e occupazione»
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Analisi. La guerra in Medio Oriente scuote i mercati e il Piemonte. Chi paga il conto salato dell’instabilità internazionale? Le imprese piemontesi lanciano un SOS a Governo e UE. «A rischio produzione e occupazione»

C’è sempre un momento in cui le grandi crisi smettono di essere titoli di giornale e iniziano a farsi sentire davvero. Non nei summit internazionali, non nei report degli analisti, ma nelle bollette, nei rincari, nei bilanci, nelle rinunce e nelle decisioni quotidiane di chi un’impresa la tiene in piedi.

Quel momento sembra essere giunto, non solo in Europa, che da tempo deve fare i conti con crisi economiche, politiche e sociali, spaccature interne e franchi tiratori, ma anche con il riemergere di antiche e nuove tensioni, risvegliatesi fino a provocare quella che ormai appare come una normalizzazione del ritorno di conflitti, più o meno caldi, rimasti sopiti per decenni nel Vecchio Continente.

Allargando la lente, focalizzando l’analisi a territori più nello specifico, si potrebbe estendere il medesimo discorso anche all’Italia, ovviamente, con le criticità note (in questo blog lo abbiamo già fatto, trattando la dimensione macro più volte), ma oggi prediligiamo il focus regionale, dando voce alle importanti realtà che promuovono e tutelano milioni di persone.

Non è una voce isolata, ma un coro compatto quello che si leva dalle principali associazioni imprenditoriali regionali: AGCI Piemonte, Ance Piemonte, Casartigiani Piemonte, CNA Piemonte, Confapi Piemonte, Confartigianato Imprese Piemonte, Confcommercio Piemonte, Confcooperative Piemonte, Confesercenti Piemonte, Confindustria Piemonte, Legacoop Piemonte, che in blocco pubblicano un comunicato stampa congiunto oggi, martedì 7 aprile 2026. 

Il messaggio è chiaro, senza interventi strutturali e immediati da Governo e UE all’enorme impatto che sta avendo e avrà la crisi in Medio Oriente, la traiettoria sembrerebbe già segnata: riduzione della produzione, taglio dei servizi, contrazione dei consumi e, soprattutto, un rischio concreto per l’occupazione.

Come spesso accade, il nodo rimane l’energia. Negli scorsi giorni si è parlato di un vero e proprio lockdown dei carburanti che potrebbe prendere piede. Molte compagnie aeree, infatti, hanno minacciano di non averne abbastanza per garantire molte tratte, che, quindi, sarebbero a rischio. Inoltre, la crescente instabilità starebbe producendo già risultati in negativo per le imprese del terziario piemontese, che si trovano davanti a rincari elettrici compresi tra l’8,5% e il 13,9%, con un aumento medio di quasi 3.000 euro a bolletta. Ancora più drammatico il quadro del gas: +30% fino a oltre il 43%.

Quando salgono i costi energetici il resto segue a ruota: i carburanti aumentano, e con loro tutto ciò che si muove,  cioè praticamente ogni bene. In un Paese dove quasi il 90% delle merci viaggia su gomma, non è proprio un dettaglio.

Le imprese alzano i prezzi quando possono. Quando non possono, comprimono i margini. Le famiglie, nel frattempo, iniziano a tagliare, un meccanismo quasi automatico oltre che pericoloso, perché si autoalimenta.

In questa logica, il turismo, che dovrebbe entrare nel vivo tra poco, rischia di trovarsi davanti consumatori più prudenti, più attenti, meno disposti a spendere. E questo, per territori come quelli piemontesi, non è esattamente un dettaglio.

Le richieste delle associazioni sarebbero anche piuttosto concrete, si tratterebbe di facilitare l’accesso delle PMI all’energia da fonti rinnovabili, permettere a queste di unirsi per negoziare contratti migliori e accelerare sugli investimenti in efficienza.

La difficoltà principale? Il tempo di reazione. Quello richiesto alle imprese è immediato; quello della politica, soprattutto europea, è attendista, prudente, talvolta persino immobile. E nel mezzo c’è un sistema che rischia di sfilacciarsi.

Quanto si può reggere? Difficile dirlo. Il Piemonte non è fatto solo di grandi gruppi, è una rete fitta di piccole e micro imprese, spesso solide, spesso resilienti, ma non infinite, che agli shock esterni possono reagire unendosi, compattandosi, facendo persino squadra, il tutto, però, con una mano che da Roma e Bruxelles non deve e non può tardare ad arrivare.

Enrico T. Larganà

(immagine di copertina generata con IA)

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