
Trame di Vite, è questo il nuovo slogan che apre il video di presentazione della nuovissima terza maglia della Juventus, realizzata da Adidas per la stagione calcistica 2025/2026, presentata questa mattina, 10 settembre.
Una maglia semplice, a fondo nero, le tre strisce verdoni del noto marchio tedesco che si adagiano sulle spalle, i bordi delle maniche e il colletto a “v” bianchi accentuano il contrasto. Sul petto, però, manca qualcosa. La celebre “J”, che dal 2017 è icona del rebranding bianconero, non c’è più. Al suo posto la Zebra che, insieme al Biscione, al Diavolo, al Lupacchiotto e a molti altri loghi di Club di Calcio, infiammò i cuori di milioni di tifosi italiani per tutti gli Anni Ottanta.
Un tempo ormai lontano, certo, ma che non si smette di ricordare con una certa nostalgia, quasi intrappolati nella giostra di una eterna sindrome da “Belle Epoque”, da cui non si vuole davvero allontanarsi.
Quella stessa Zebra che, per oltre un decennio, insieme alle altre iconografie zoomorfe del Calcio italiano, divenne simbolo della rivincita dell’identità sul marketing, ora ritorna. E non da sola.

Sul fondo nero della terza maglia, infatti, aguzzando un po’ la vista, si intravedono acini, grappoli, foglie, e piante di vite. Sono i simboli delle origini della Juventus, una società multimiliardaria, prima che una delle squadre di Calcio più vincenti e famose al mondo, che oggi ricorda le sue radici piemontesi e che con questa divisa “viticola” attinge alle eccellenze e all’essenza più pura del Piemonte: il vino. Radici che affondano nel territorio della regione più vinicola d’Italia dove nascono vini mito come Barolo e Barbaresco, Asti Spumante e Moscato d’Asti, Brachetto d’Acqui, Alta Langa e Gavi docg.

Certo, a dirla tutta, il legame viscerale che lega Juventus e Piemonte, sarebbe potuto arrivare un po’ prima. La Vecchia Signora, nel suo passato, anche recente, ha “tradito” brindando spesso e volentieri con vini non piemontesi come il veneto Amarone (leggi qui) o lo Champagne (leggi qui), dando l’impressione di rinnegare una parte di quegli ideali identitari che, da più di 128 anni, sono la stella polare della società calcistica della famiglia Agnelli.
Inoltre, abbiamo avuto modo di vedere come sia negli spogliatoi sia nelle sale più esclusive dell’hospitality bianconera, spesso, a essere servite non sono bollicine piemontesi o i rossi pregiati delle Langhe o del Monferrato, bensì gli stessi competitor nazionali dei vini piemontesi. Questione di contratti pubblicitari? Forse. Tuttavia si può considerare come autogol quello di veicolare un messaggio poco fedele al proprio DNA di territorio? Quello che resta è la suggestione del cambiamento.
Nel video di presentazione dei questa terza maglia “viticola”, i continui richiami al “vecchio che avanza” di pari passo col nuovo, alle leggende del campo (Buffon e Barzagli) che passano la palla al presente e al futuro della Juve (Yildiz e Thuram) e al ritorno ad una “vita lenta”, fatta di realtà piccole, semplici, non per forza meno affascinanti di quelle grandi, caotiche e frenetiche, non possono che evocare quella sensazione di serenità e felicità che poche cose possono dare.
Poche cose, come uno scorcio di natura, tra gli archi rigogliosi delle viti piemontesi che espongono i propri grappoli maturi in una mattinata calda di inizio settembre, quando ormai è già tempo di vendemmia. O come gli attimi di riposo dopo una lunga giornata passata in campagna, scandita dalle campane dei borghi in lontananza. O come le botti, che nascondono il frutto del duro lavoro di mesi dei vignaioli. E poi, quando è pronto, è sempre una piacevole scoperta. Come una bella partita di Calcio.
Enrico T. Larganà
Ciao Marco, non credo, ma contatta direttamente Juventus.com
Buonasera,
scusate per il disturbo, oltre alla maglia è in vendita anche il vino?