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Esperimento. Abbiamo chiesto all'IA, l'Intelligenza Artificiale, se la crisi del vino c'è, che cosa bisogna fare per batterla e che succede se non si interviene. Ecco cosa ci ha risposto
Convegno ad Acqui Terme. Il Monferrato deve riprogettare il futuro anche attraverso il vino. Lo dicono i tre Consorzi (Asti, Barbera e Brachetto). Le Istituzioni sono avvisate. Pronto un piano triennale. Tra TV, nuovi media, testimonial e ambassador
Dai territori. A Cavatore (AL), domenica 8 marzo, giornata all'insegna del tartufo Nero Pregiato e del vino Albarossa

Convegno ad Acqui Terme. Il Monferrato deve riprogettare il futuro anche attraverso il vino. Lo dicono i tre Consorzi (Asti, Barbera e Brachetto). Le Istituzioni sono avvisate. Pronto un piano triennale. Tra TV, nuovi media, testimonial e ambassador

Consapevolezza della crisi in atto e di avere gli strumenti non solo per contrastarla, ma anche per riprendere in mano il proprio futuro e quello di un territorio che attende da troppo tempo il riconoscimento, a partire dal suo interno, delle proprie immense potenzialità. Alla fine potrebbe sintetizzarsi così il messaggio passato ieri al convegno che si è svolto al teatro Ariston di Acqui Terme.

Titolo dell’incontro indiscutibile: “Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio”. Che voleva dir tutto e nulla, ma che, in qualche modo, ha messo davanti allo specchio la filiera del vino piemontese, con i suoi meriti e demeriti, pregi e difetti, unioni (poche) e divisioni (molte) che sono male, malissimo nazionale.

Sullo sfondo una crisi del vino che alcuni definiscono preoccupante se non catastrofica e altri un “momento complesso” come ce ne sono tanti. Unico punto di contatto tra ottimisti e pessimisti, la consapevolezza (di nuovo) di superare l’impasse.

Ma torniamo ad Acqui Terme. L’evento ha certamente segnato l’inizio di un percorso strategico condiviso dai tre principali Consorzi del territorio: il Consorzio Tutela Vini d’Acqui, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e il Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG.

Al centro la presentazione di un piano triennale di rilancio di quello che è stato definito come “l’ecosistema vitivinicolo del Monferrato”. L’obiettivo dichiarato è stato “di superare la dimensione delle singole denominazioni e adottare una visione integrata, sistemica e territoriale mirando a riconoscere la filiera vitivinicola come baricentro economico, sociale e culturale delle colline e dei paesaggi vitivinicoli Patrimonio mondiale UNESCO dal 2014”.

Sul palco si sono susseguiti vari momenti. I saluti istituzionali del sindaco di Acqui Terme, Danilo Rapetti (in platea molti sindaci del territorio) che ha ricordato come le crisi siano momento di riflessione e ripartenza; del vicepresidente del Consiglio Regionale, Domenico Ravetti, che ha sottolineato come il Piemonte del vino non sia tutto uguale e la storia non sia fatta solo in funzione dei casi di successo, stoccata non proprio velatissima alle Langhe spesso accusate, non solo in tema vino, di tendere a “ballare da sole”;  e del consigliere regionale, Marco Protopapa (in platea c’era anche il collega, Fabio Isnardi), acquese e già assessore regionale all’Agricoltura, che ha parlato dell’importanza delle filiere e della loro necessaria sostenibilità economica e sociale.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Cibo e Turismo, in carica, Paolo Bongioanni, impegnato in un vertice istituzionale a Roma, ha partecipato in videoconferenza, confermando l’importanza strategica dell’iniziativa avviata dai tre Consorzi. Bongioanni ha confermato, inoltre, il supporto delle istituzioni e rammentato le azioni regionali a sostegno del comparto, dalla ripartizione di fondi UE alla costituzione di un osservatorio che monitori costantemente il settore e le sue necessità.

Poi la parola è passata ai presidenti dei tre Consorzi promotori: Paolo Ricagno, Vitaliano Maccario e Stefano Ricagno (nella foto di copertina con il rettore della Bocconi, Francesco Billari), che hanno formalizzato una forte intesa diretta ad affrontare congiuntamente le sfide del mercato globale, del ricambio generazionale e della sostenibilità economica delle imprese viticole. Hanno anche posto l’accento sulla centralità del territorio nel suo complesso.

«È tempo di riportare la filiera al centro del sistema vitivinicolo. Dietro ogni bottiglia di vino non c’è solo un prodotto, ma un intero mondo che parte dal viticoltore e coinvolge ogni singolo elemento sociale ed economico», ha affermato Stefano Ricagno, presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti DOCG e ha aggiunto: «Ora dobbiamo valorizzare e raccontare nel migliore dei modi le peculiarità di questa filiera, lavorando concretamente affinché torni a essere il vero motore del futuro del Monferrato».

Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, ha dichiarato che: «Il Piemonte enologico è un mosaico di diversità che va tutelato nella sua interezza. Dalle grandi cooperative ai piccoli produttori, ognuno è un tassello fondamentale per affrontare mercati complessi e instabilità geopolitiche. Abbiamo un patrimonio di vitigni autoctoni unico al mondo. L’unione tra i tre Consorzi dell’Asti, del Brachetto e della Barbera nasce dalla volontà di trasformare questa favolosa varietà di tipologie viticole in un’unica grande e forte idea comune per la difesa e promozione del territorio».

Infine, Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui, ha sottolineato lo spirito che anima il progetto comune. «Fare squadra tra Consorzi è un atto di coraggio e visione. Da soli non si vincono le sfide dei mercati globali. Rappresentiamo un territorio che esprime cinque denominazioni di prestigio e 150 milioni di bottiglie: non abbiamo nulla da invidiare ad altri territori. Dobbiamo essere i primi ambasciatori orgogliosi della nostra terra, affinché ogni turista che arriva tra queste colline trovi nei nostri vini l’anima del Monferrato».

Il quadro strategico è stato arricchito da contributi scientifici di prestigio. Il Rettore dell’Università Bocconi, Francesco Billari ha evidenziato come la demografia, cioè la scienza che studia le popolazioni e la loro evoluzione, sia una chiave per interpretare il presente e, dunque, anche il futuro, sottolineando l’importanza di nuove strategie per tutelare il capitale umano in un contesto di calo della natalità. Billari ha anche portato dati sulle province interessate dal progetto, quelle di Asti e Alessandria. Ne è venuto fuori un quadro che conferma gli andamenti demografici nazionali: popolazione anziana, scarsa natalità, presenza di immigrati che “mitiga” invecchiamento e natalità, ma al contempo crescita di appeal del territorio con elementi trainanti quali il paesaggio, qualità della vita, ambiente.    

Magda Antonioli, professoressa Associata di Politica Economica alla Bocconi e che grande parte ha avuto nella costituzione di importanti organismi di promozione territoriale, dal Turismo del Vino alle strade del Vino a Cantine Aperte, ha sottolineato come il turismo esperienziale e l’enogastronomia siano leve decisive per lo sviluppo di un territorio, il Monferrato, «Che è chiamato a costruire il proprio brand, valorizzando identità, paesaggio e coinvolgimento della comunità locale».

Matteo Casagrande Paladino, direttore Generale di Colline e Oltre S.p.A. realtà dell’Oltrepo Pavese, ha presentato quel case history, evidenziando come un’azione coordinata tra finanza, istituzioni e operatori locali possa generare interventi concreti di rilancio nei settori alberghiero e della ristorazione.

Le linee guida del piano triennale sono state illustrate da Andrea Pirola, CEO di WHITEmc, che ha delineato una roadmap operativa 2026-2028. Il piano punta a trasformare il Monferrato in un brand territoriale forte attraverso tre fasi: ricostruzione, espansione e consolidamento.

«Questa iniziativa – è stato detto in chiusura del convegno di Acqui Terme – segna l’inizio di una nuova stagione di collaborazione tra Consorzi, con l’obiettivo di restituire centralità economica e prospettiva di sviluppo duraturo a uno dei territori vitivinicoli più identitari d’Italia».

Ora si apre la “caccia” ai fondi. È verosimile che siano nell’ordine di una decina di milioni di euro utili per avviare una campagna triennale di marketing e promozione che qualcuno ha già previsto intensa e tambureggiante e che prevede l’accesso a TV, nuovi e tradizionali media e anche l’arruolamento di testimonial e ambassador di forte impatto popolare. Da dove arriveranno i soldi? Da Istituzioni pubbliche e private, chiamate a fare la loro parte, e anche da una filiera che, per puntare al proprio futuro, deve necessariamente mettersi in gioco ancora una volta.

In conclusione, dall’incontro di Acqui Terme è emerso il concetto che il vino non è soltanto una produzione di eccellenza, ma un elemento economico e sociale capace di generare reddito, occupazione tramite la coesione. Un concetto che dovrebbe essere assodato, ma che spesso viene dimenticato, a tutti i livelli. E tra i “distratti” persino imprenditori, dall’accoglienza alla produzione vinicola, che, oltre a rincorrere in una giusta logica di impresa, prodotti più remunerativi, allo stesso tempo deprimono denominazioni storiche e territoriali. Risultato: si impoverisce il territorio su cui si opera e si va incontro a una sorta di “suicidio” culturale e, a lungo termine, anche economico. 

Filippo Larganà
filippo.largana@filippo.it

collaborazione tecnica
Enrico T. Larganà

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