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Crisi vino. Parla Massimo Fiorio l’ex parlamentare che presentò il Testo Unico: «Va rivisto e in fretta». Sui consorzi: «Sì all’autogoverno». Sul Piemonte: «Serve IGT di ricaduta». E a Bongioanni e Lollobrigia suggerisce di…
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Crisi vino. Parla Massimo Fiorio l’ex parlamentare che presentò il Testo Unico: «Va rivisto e in fretta». Sui consorzi: «Sì all’autogoverno». Sul Piemonte: «Serve IGT di ricaduta». E a Bongioanni e Lollobrigia suggerisce di…

Massimo Fiorio (foto) oggi è un consulente e lobbista in ambito agricolo e di etica ambientale. Collabora con aziende, enti, Consorzi e associazioni di categoria. Vive tra Roma e Calamandrana, nell’Astigiano, dove è stato sindaco prima di diventare parlamentare dal 2006 al 1018 (PD-Ulivo e poi PD).

In Parlamento è stato vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, autore della Legge sull’Agricoltura Sociale approvata nel 2015 e definita “un’importante innovazione in grado di coniugare agricoltura e welfare”. Sua è una proposta sull’agricoltura biologica. Ed è stato relatore del cosiddetto Testo Unico della Vite e del Vino che dieci anni fa apportò notevoli semplificazioni al comparto. Insomma Fiorio, in ambito vino e politiche collegate, è “persona informata dei fatti” e SdP lo ha intervistato sugli aspetti della crisi del vino italiano invenduto – in Piemonte si parla di decine di migliaia di ettolitri (diverse fonti indicano 70/90 mila) – che ha creato timori e dibattiti. A questo proposito c’è chi è ha parlato della necessità di mettere mano al Testo Unico sul Vino.

«Sono d’accordo – dice Fiorio -. Quel testo – spiega – è di dieci anni fa, un periodo in cui c’era bisogno di produrre perché il vino “tirava”. Oggi le cose sono cambiate. Figuratevi che in quel testo c’è persino la possibilità di produrre, in alcune aree viticole italiane, fino a 400 quintali per ettaro. Io non ero d’accordo e contrastai l’idea, ma quando terminai la mia esperienza al parlamento furono introdotti decreti che aumentarono le rese fino a quella soglia. Oggi non sarebbe logico. I consumi di vino isono calati in modo evidente, in Italia e all’estero, per i motivi che sappiamo. Bisogna ripensare tutto. Programmare e mettere mano a una riforma strutturale della produzione vitivinicola italiana, altrimenti rischiamo di aggravare il problema degli esuberi di anno in anno».

Fiorio fa l’esempio del Piemonte e dice: «In Piemonte tutto il vino è doc o docg. Non c’è una denominazione di ricaduta. Servirebbe una IGT (Indicazione Geografica Tipica ndr) che dia la possibilità di commercializzare eventuali esuberi senza contraccolpi sulle denominazioni doc e docg».

I problemi, però, non sono pochi: la gestione dei nuovi impianti, le rese per ettaro in vista della vendemmia, i mercati che danno segnali negativi, i dazi, le crisi economiche e geopolitiche, i conflitti armati, tutti elementi che hanno depresso i mercati e che certo non promettono niente di buono per il futuro.

Fiorio auspica una riprogrammazione strutturale seria del vigneto Italia e, di conseguenza, di quello piemontese. «Partirei dall’autogoverno dei Consorzi – dice e chiarisce -. I vignaioli e le filiere sanno perfettamente quali scelte operare per calibrare le produzioni rispetto agli andamenti del mercato, ai gusti del pubblico, alle opportunità commerciali che via via si presentano. Faccio un esempio d’attualità: contrariamente a quanto prevede per ora la legge sui vini dealcolati entrata in vigore a fine 2024, ci dovrebbe essere la possibilità di dealcolare vini con nomi di denominazione. Certamente i produttori di Barolo non lo faranno, ma la Barbera e il Moscato potrebbero pensarci. Ora non possono farlo. E potrebbe essere un’occasione in più di vendita e di consumo. La scelta deve essere delle filiere. La politica – afferma Fiorio – non dovrebbe entrare in situazioni che riguardano direttamente gli attori del comparto». E a chi gli ricorda il suo passato politico l’ex parlamentare piemontese puntualizza: «E infatti ampliare le rese per ettaro fu una scelta della politica e a cui io ero contrario».

Ora, però, c’è da gestire l’emergenza esuberi. Che fare? La distillazione e l’estirpo, come dicono alcuni, potrebbero essere soluzioni? Fiorio dichiara di praticare un atteggiamento laico sull’uso di strumenti «peraltro già utilizzati in tempi recenti» e dice: «La valutazione delle gestioni delle produzioni, distillazione in primis, vanno accompagnate con una valutazione delle giacenze che sono nelle Cantine e della vendemmia che sta per arrivare».

Poi l’ex parlamentare avanza qualche suggerimento all’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni: «Che dedichi al tema vino ancora più tempo di quello che ha riservato fino ad oggi, che ascolti tutte le voci della filiera, dei Consorzi e delle organizzazioni di categoria e che trovi soluzioni e programmazioni ora, senza rimandare al prossimo anno, perché se non ci saranno azioni concrete in tempi brevi i problemi si aggraveranno». E al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida: «Non pensi che il vino italiano sia solo il Veneto che con i numeri del Prosecco doc, sempre in crescita, fa apparire meno grave la crisi del vino italiano. Il Prosecco doc per le sue caratteristiche produttive e commerciali non può e non deve rappresentare un settore che è ben più articolato e complesso».

Filippo Larganà

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